venerdì, Aprile 23

L'Eliseo cerca alleati La maggioranza di governo alle prese con le richieste del suo principale alleato

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Parigi – Giunto a metà del suo mandato, con un’impopolarità tale da costringerlo ad andare in prima serata lo scorso giovedì per riconquistare il suo elettorato, François Hollande deve confrontarsi con un nuovo problema che potrebbe mettere in crisi un governo divenuto ormai debole e frammentato. Il Parti Radical de Gauche (PRG), compagine alleata fin dall’inizio di questo mandato, è ormai stanca delle promesse non mantenute dal Presidente della Repubblica ed è stata più volte sul punto di abbandonare definitivamente la maggioranza. Una decisione minacciata a più riprese in questi due anni e mezzo, ma mai messa in atto. L’ultima volta, in ordine di tempo, è stata il 10 ottobre, quando Jean Michel Baylet, Presidente del Partito, ha dato il suo ultimatum all’Eliseo. Il quotidiano ‘Le Monde’ ha pubblicato un protocollo inviato dal leader radicale a Hollande e Manuel Valls, il Primo Ministro, in cui si leggeva che «in seguito alle ultime elezioni senatoriali in cui l’accordo PS – PRG non è stato rispettato e dove la destra ha ripreso al maggioranza al Senato, il PRG non intende continuare la sua partecipazione al governo».

Una vera e propria minaccia secessionista, che denota una serie di problemi legati alla convivenza con i socialisti e che, con il passare dei mesi, si fanno sempre più gravi. Alla base degli attriti ci sarebbero alcune proposte presentate dagli alleati che, fino ad oggi, avrebbero avuto un freddo riscontro da parte della maggioranza. L’impressione avuta dai radicali è quella di essere stati sempre marginalizzati sui temi più importanti, in particolar modo sulle riforme previste in agenda.

Prima fra tutte, la spinosa questione dei dipartimenti rurali nella tanto attesa riforma territoriale. Il progetto, che dovrebbe essere approvato entro il prossimo anno, prevede una riduzione del numero delle regioni metropolitane francesi, passando dalle 22 attuali a 13. La riforma prevede inoltre la soppressione dei consigli dipartimentali (molto simili alle nostre province), ipotesi del tutto inaccettabile per il PGR che considera questi organi fondamentali per la vita tessuto sociale locale.

Già ad agosto Jean Michel Baylet aveva mostrato tutto il suo dissenso sulla questione in un’intervista rilasciata alla rivista ‘Le Nouvel Observateur’, dichiarando che «il disaccordo è grave e profondo. Pensiamo che tutto si stia facendo con precipitazione, senza consultare i diretti interessati. […] Se non saremo ascoltati arriveremo a un punto di rottura e sarà in quel momento che ci prenderemo le nostre responsabilità e lasceremo il governo».In secondo luogo, gli alleati del PS avanzano pretese anche in ambito economico. In particolare sulla prima parte dell’imposta sul reddito voluta da Valls, giudicata inaccettabile in quanto il peso fiscale ricade su una porzione minima della popolazione.

Di non minore importanza, poi, il delicato argomento dell’eutanasia. Uno dei cavalli di battaglia del PRG è sempre stata l’approvazione di un disegno di legge che consenta di porre fine alla vita di un malato terminale. Attualmente in Francia c’è la legge Leonetti del 2005, che autorizza solo un’eutanasia passiva, che lascia morire il malato per un’interruzione di cure mediche. Questa procedura è considerata da molti una vera e propria barbarie, visto che prima di arrivare al decesso possono passare anche diversi giorni.

Dinnanzi alle continue pressioni su questi temi, il 16 ottobre Manuel Valls ha inviato una lettera di sette pagine a Jean Michel Baylet, in cui elencava una serie di soluzioni per cercare di venire incontro alle richieste dei radicali. Sulla riforma territoriale, l’Eliseo si è impegnato a mantenere almeno la metà dei consigli dipartimentali francesi. In materia fiscale verrà istituita un’equipe guidata da un radicale per studiare una soluzione che convenga agli alleati. Per quanto riguarda l‘eutanasia, invece, Valls ha promesso che entro la fine di dicembre verrà portato in parlamento un disegno di legge sul tema.

Il PRG sembra aver accolto positivamente questo gesto di distensione, accettando per il momento le controproposte presentate da Valls. Il comitato direttivo ha deciso all’unanimità di restare nell’Esecutivo, con una votazione avvenuta a porte chiuse nella sede del partito. Baylet ha commentato questa apertura dando il suo pieno appoggio all’Eliseo: «Per quanto mi riguarda, non spingerò per lasciare il governo, tenendo conto del modo in cui il Presidente della repubblica e il Primo Ministro ci hanno teso la mano».

Nel caso in cui il PRG dovesse veramente abbandonare la maggioranza, ci sarebbe un inevitabile rimpasto, il secondo dopo quello di fine agosto. I radicali attualmente contano tre dei loro rappresentanti nell’Esecutivo: la ministra responsabile degli alloggi e dell’uguaglianza territoriale, Sylvia Pinel, e i segretari di stato Annick Girardin e Thierry Braillard. Anche se il loro abbandono non cambierebbe in maniera radicale lo scacchiere politico nazionale, i socialisti perderebbero l’ultimo loro alleato, rimanendo così isolati all’interno dell’emiciclo parlamentare. Un’ipotesi quanto mai preoccupante per Hollande, soprattutto tenendo conto della decina di deputati socialisti “frondisti” che ultimamente gli hanno voltato le spalle a causa della politica economica di Valls, giudicata troppo liberale e lontana dalle radici di sinistra del partito.

 A questo si aggiunge poi il distaccamento dei verdi nel marzo scorso e, tenendo conto anche dell’esiguo numero degli altri due gruppi che siedono nel governo (il Mouvement Rèpublicain et citoyen con 3 deputati e il Mouvement unitaire et progressiste con un deputato), il PRG resta l’unico partito “amico” dei socialisti, con 11 deputati su cui poter contare nell’Assemblée Generale per far passare le leggi. I radicali si sono già mostrati un appoggio fondamentale in diverse occasioni, come quando è stato votato il patto di stabilità ad aprile o il piano fiscale a luglio.

Forte del peso che ora ha assunto, questa compagine di centrosinistra sa di poter avanzare pretese senza correre il rischio di essere ignorata come è già accaduto in passato. Il PS ha bisogno di una simile “riserva di voti” per non cadere in un’impasse che bloccherebbe il già troppo lento processo di riforme in corso. Per questi motivi Valls ha dato segni d’apertura, mostrandosi disponibile a intavolare delle discussione sui temi. Se all’inizio del quinquennato era normale per i socialisti mostrarsi irremovibili nelle loro posizioni, ora c’è bisogno di una maggior flessibilità.

In realtà, fino ad ora questo “ammorbidimento” si è mostrato solo in maniera formale. Sebbene sia troppo presto, nessuna delle promesse fatte da Valls è stata ancora realizzata. Se il Primo Ministro non manterrà fede agli impegni proposti nella sua fatidica lettera, l’abbandono del PRG sarà inevitabile.  Anche se questo “patto” potrebbe salvare Valls, permettendogli di avere un intralcio in meno nel difficile cammino delle riforme, ci sarà bisogno della massima collaborazione degli alleati per far fronte alle difficoltà che si presenteranno in sede di votazione.

 

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