giovedì, Dicembre 2

L’elettorato dell’ Uruguay spostato a sinistra

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Un caso curioso quello dell’Uruguay. Nelle elezioni del 26 ottobre, la coalizione di governo, contro tutti i pronostici, ha mantenuto i livelli raggiunti nelle votazioni di cinque anni prima. I dieci anni di governo non hanno quindi intaccato l’immagine del Frente Amplio. Così come non ne ha risentito il settore del presidente Mujica che, seppure –costituzionalmente– non avrebbe potuto partecipare alla campagna elettorale, è riuscito comunque a entrarvi. “Pepe c’è, ma non c’è”  diceva un dirigente del MPP per spiegare la strategia della campagna alle elezioni nazionali. Il MPP ha utilizzato l’immagine del presidente perfino con tecniche d’animazione, ma lo stesso Mujica non si è limitato a ciò, né è riuscito a resistere alla tentazione di dire la sua e rispondere su temi che hanno contraddistinto l’agenda. “Non ho alcun dubbio che favorisca il MPP, ma non saprei dire con precisione se favorisce il Frente”, ha detto il politologo Luis Eduardo González, direttore dell’agenzia di consulenze Cifra. All’interno del Frente Amplio, il gruppo del presidente ha ottenuto sei dei 15 senatori, e 24 dei 50 deputati. Per la terza volta consecutiva il gruppo del presidente è maggioritario nella forza politica.

Il fenomeno Mujica è il motore del Frente Amplio. Dalla sua fondazione fino a oggi, un’elezione dopo l’altra, non ha mai cessato di crescere. Dal 1971 al 1989 (con un regime di fatto nel mezzo) ha rappresentato quasi il 20% dell’elettorato; dal 1994 al 1999 si aggirava intorno al 35%; e dalle elezioni del 2004 a oggi, il suo elettorato è vicino al 50%.
Il Frente Amplio è molto più che un semplice partito”, dice il politologo Adolfo Garcé, docente dell’Instituto de Ciencia Política della facoltà di scienze sociali presso l’Universidad de la República. “Il Frente Amplio è un partito, ma anche una grande cultura; un movimento con diramazioni sindacali, culturali, universitarie, e perfino nei luoghi in cui si forma l’opinione pubblica”. Il migliore esempio di ciò è dato da una propaganda in cui si mostra un gran numero di musicisti nazionali che eseguono e intonano il motivo ufficiale di questa campagna elettorale.
Fino al 1971 i partiti di sinistra, in Uruguay erano dispersi, minoritari e tutti insieme non superavano il 10% dell’elettorato. C’era un Partido Socialista, un Partido Comunista, e c’erano democratici cristiani che si identificavano con i postulati comuni di quei gruppi. Nel 1971 e nel 1989 il Partido Comunista aveva la maggioranza nella coalizione, ma la strategia consisteva nel non “soffocare” le altre forze alleate e conservare l’unità.
La prima conquista è stata l’Intendencia de Montevideo (il governo della capitale) nel 1989, con Tabaré Vázquez come candidato. Da allora, il Frente Amplio non ha mai più perduto un’elezione nella capitale. Vázquez è diventato il leader della coalizione. Si è presentato come candidato alla presidenza nelle elezioni del 1994 e del 1999, e infine ha vinto alle elezioni del 2004. Nel suo governo, l’attuale presidente Mujica è stato ministro di Allevamento, Agricoltura e Pesca. In precedenza era stato deputato e senatore. Il Movimiento de Liberación Nacional (Tupamaros), cui appartiene Mujica, è stato ammesso nella coalizione nel 1989, e in seguito a posteriori alleanze, si è trasformato nel MPP. “Il Frente Amplio conserva la sua forza perché è straordinariamente vario. La coalizione ha settori di centro (Tabaré Vázquez prima di tutto), e settori di estrema sinistra. Il Frente Amplio è enorme in termini di diversità interna. È ben più composito di qualsiasi partito tradizionale”, dice Adolfo Garcé.
Nelle elezioni di domenica 26 ottobre, questa diversità si è rivelata nelle urne. Il Frente Amplio, infatti, ha ottenuto 14 delle 19 circoscrizioni del Paese. I settori radicali hanno ricevuto il 63% dei voti del Frente Amplio, mentre il resto è andato ai settori moderati e socialdemocratici. Gli analisti politici segnalano che le politiche sociali del governo di Mujica sono state fondamentali per orientare il voto.
In tale scenario comincia il gioco degli equilibri interni. Nonostante il fatto che si debba ancora eleggere il presidente nel ballottaggio del 30 novembre, gli analisti politici prevedono varie possibilità legislative all’interno del Frente Amplio per il prossimo periodo. A tutto ciò bisogna aggiungere il ruolo svolto dai legislatori eletti di altri partiti di sinistra all’esterno del Frente Amplio.
Il Partido Independiente, che si propone come forza di centro-sinistra, ha ottenuto per la prima volta nella sua storia uno scranno nel Senato e ha aumentato la sua rappresentazione alla Camera dei Deputati, passando da due a tre legislatori. Mentre l’Unidad Popular, “la sinistra a sinistra del Frente Amplio”, avrà per la prima volta un deputato.
Dopo le elezioni il Frente Amplio risulta rafforzato. Sebbene si sia limitato a conservare il proprio elettorato, il fatto di aver superato le aspettative, e di essere cresciuto all’interno, ne determina il rafforzamento. Così come si sente consolidato nelle proprie convinzioni. Ricaricato. Sostenuto dall’opinione pubblica. E con una leadership di Tabaré Vázquez che risulta confermata”, dice Garcé. Ma aggiunge anche che è stata confermata l’ala più a sinistra della coalizione, e ciò indebolisce i settori moderati. “In quanto partito rafforzato, legittimato; se si guarda al suo interno, si vede un Frente Amplio spostato a sinistra”.
Non solo il Frente Amplio ha conservato i propri elettori, ma sono cresciuti anche gli altri partiti della sinistra uruguayana. Mentre i partiti tradizionali (Partido Nacional e Partido Colorado), che hanno governato la Repubblica dall’inizio fino al 2004, rappresentano meno della metà di tutto l’elettorato.

 

Traduzione di  Marco Barberi

 

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