venerdì, Maggio 7

Legittima difesa e legittime difese

0
1 2


A freddo riprendo la discussione sul caso di difesa armata del pensionato lombardo e cerco di riprendere il filo delle nostre immagini passate. Ricordo tre film: ‘Un borghese piccolo piccolo’ di Mario Monicelli, dove si narra della morte accidentale di un giovane diplomato, Mario Vivaldi, colpito da un proiettile vagante nel corso di una rapina su strada. L’evento tragico e le sofferenze stravolgono l’esistenza, le attitudini e la morale dei loro genitori. La madre perde la voce e rimane gravemente invalida, il padre, Giovanni, accecato dal dolore e dall’odio, impegna tutto se stesso in un’impresa solitaria e disperata; individuato l’omicida del figlio, finge di non riconoscerlo in un confronto all’americana così da sottrarlo alla cattura. Il suo timore (certezza) è che quello eviti una condanna esemplare. Sicché lo segue giorno e notte, lo pedina e infine riesce a farlo prigioniero, a rinchiuderlo in un capanno e a torturarlo a morte, persino maledicendo quella morte ‘salvifica’ che, giungendo troppo presto, non aggiunge comunque niente al suo lutto senza remissione.
Pochi anni prima avevo visto ‘Il giustiziere della notte’, una specie di telefilm diretto da Michael Winner e ben interpretato da Charles Bronson. Ambientazione, New York anni ‘70, al tempo in cui era pericoloso circolare. Qui Paul Kersey, un ingegnere pacifista e obiettore di coscienza, viene traumatizzato dall’omicidio della moglie e dallo stupro della figlia a seguito di una rapina. Il fulcro della storia ruota intorno alla giustizia personale, a vanvera, di tutti i criminali e i balordi che Paul incontra sulla sua strada. Esce ogni notte e spara a chi gli rompe le scatole, con l’illusione di sostituire la polizia e di redimere la sua impotenza. Forse qualcuno ricorderà che in Italia il film ebbe un successo pazzesco, che non si parlava e non si motteggiava su altro che non fosse il gesto liberatorio di Kersey.
Più recentemente vedemmo ‘Un giorno di ordinaria follia’ di Joel Schumacher; vi era narrata la storia di Bill, un individuo dalla freddezza tipicamente schizofrenica che un bel mattino abbandona la sua macchina in un ingorgo e si getta a corpo morto in una città che gli risulta particolarmente ostile. In realtà gli è ostile la vita (com’è per molta parte degli italiani, i quali con qualcuno se la ‘devono’ pur prendere…). Bill lo fa da par suo, devastando il negozio di un tipo piuttosto antipatico, uccidendo un commerciante neo-nazi, dirigendosi minaccioso verso l’appartamento dell’ex moglie e infine trovando la morte dinanzi a un poliziotto che gli intima di alzare le mani. Lui non lo fa e via.
Tre opere che presentavano il tema della giustizia privata, ciascuna per ragioni e con obiettivi diversi: Giovanni era in cerca di una catarsi individuale, Paul voleva ristabilire l’ordine sociale minacciato, Bill accettava la sua stessa deriva e si giocava tutto in dodici ore.

Io direi che il caso di questo signor Sicignano è emblematico dello uno stato d’animo di una collettività che, nel suo atto, si è illusa di trovare le risposte che cercava. Risposte che però non risolvono nulla. Il pensionato si è difeso da un’intrusione nel suo appartamento. Aveva una pistola sul comodino e l’ha usata. Io davvero non posso giudicare chiunque agisca in uno stato di pericolo. Solo personalmente dire a chi mi chiede che, se qualcuno mettesse a rischio la vita delle mie bambine e fossi armato, gli sparerei. Però non sono armato. Però non voglio essere un uomo armato e voglio restare, finché posso, un uomo disarmato.
Come tutti, sono stato derubato; di un’automobile ad esempio. Come molti, penso che rientrare nella propria casa e trovarla svaligiata sia ben peggio, ossia un trauma difficile da sopportare. Violano i tuoi luoghi quotidiani, ti derubano, ti sottraggono oggetti che appartengono alla tua memoria, alla storia della tua famiglia. Ma questo non ha nulla a che fare con l’urlo bestiale di una pubblica opinione frustrata e scatenata, che quotidianamente ci angustia l’esistenza con l’espressione di idee orribili, con parole e immagini violente, crudeli, schifose.
Questa gente che invoca la libera difesa è la medesima che pratica la libera offesa contro tutto e contro tutti.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->