domenica, Settembre 26

Leggi più restrittive in Indonesia per combattere il terrorismo dell’ISIS Il Parlamento approva ma si accende il dibattito politico, soprattutto perché si estende all’Esercito il range di competenze nell’anti-terrorismo che una volta erano solo nelle mani della Polizia

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In Indonesia s’è letteralmente infiammato il dibattito nei media ed a livello popolare circa i nuovi procedimenti restrittivi riguardanti l’antiterrorismo. Superato il vaglio del Parlamento si è sanzionato (e potenziato) l’ingresso in modo potente dell’apporto dell’Esercito nell’azione di contrasto al rischio terrorista sul suolo patrio. Il quid delle discussioni verte piuttosto su un altro fattore: non si mette in discussione il punto di vista per il quale l’Indonesia sia esposta in prima linea al rischio del terrorismo di matrice fondamentalista nell’intera area del Sud Est Asia, come peraltro insegna il recente caso degli scontri violentissimi esplicatisi in occasione dell’occupazione del Mindanao filippino da parte di miliziani ISIS con tutto quel che ne è conseguito in termini di risposta militare violenta da parte del Governo Centrale di Manila. Senza dimenticare, poi, la recente ferita subita proprio in Patria in occasione degli attentati di Surabaya. Qui, piuttosto, è in discussione un altro elemento, ovvero se i nuovi provvedimenti di Legge indonesiani non possano creare una situazione di tensione tra le Forze di Polizia che già operano da tempo nel settore specifico e l’Esercito, al quale oggi viene dato un ruolo la cui preminenza è difficile da valutare, visto che gli impieghi delle due forze in campo -di Polizia e militare- hanno sempre svolto funzioni e competenze differenti.

Sidney Jones, del Policy Analysis of Conflict sollecitato da media internazionali sul tema è stato chiaro: «Credo sia altamente problematico coinvolgere l’Esercito ed i soldati regolari in una dimensione più generica negli sforzi in atto nell’anti-terrorismo. Potrebbe esplicarsi meramente in una sorta di duplicazione degli sforzi, particolarmente sul terreno dell’intelligence. Credo, anzi, possa innescare un’esacerbarsi delle rivalità tra Polizia ed Esercito».

Il Tenente Generale Agus Wijoyo –sul tema- ha affermato di non ravvisare alcun problema nel coinvolgimento dell’Esercito Indonesiano, in sigla TNI . Egli ora guida un gruppo di studio governativo e, seguendo le normative attuali, ottempera alle leggi per le quali i militari possono essere impiegati solo dal Presidente in prima persona dopo opportuna e specifica richiesta presentata da un esponente ufficiale regolarmente eletto o pubblico ufficiale come un Governatore o un Sindaco. «Soltanto questi specifici ruoli potranno decidere se la sicurezza in una determinata situazione possa essere gestita dalla Polizia e –nel caso si travalichi o superi le capacità espresse dalla Polizia- la direzione delle operazioni possa essere meglio espletata dall’Esercito e previo parere del Presidente i militari potranno essere impiegati e resi operativi».

In realtà, la normativa che regolamentava il settore della lotta al terrorismo –nelle sue varie forme- era di fatto operativa ed indisturbata in Parlamento dal 2016. L’intero processo di revisione ha subito una fiammata nella direzione di un rapido inasprimento dopo l’attentato di Surabaya. Le leggi vagliate e promulgate dal Parlamento ora consentono alla Polizia di trattenere in arresto i sospetti fino a 21 giorni nei casi in cui non vi siano accuse specifiche o reati definiti in modo chiaro. Dopo la ufficializzazione delle accuse i sospetti possono essere trattenuti in arresto per altri 200 giorni in modo da dare alla Polizia il tempo di raccogliere ulteriori prove prima di portare il caso in aula e metterlo delle mani delle Corti di Giustizia.

Il dibattito –in ambito politico- ha avuto anche risvolti molto caldi pure su aspetti relativi alle definizioni da introdurre nella nuova revisione di Legge. Nello specifico ci si è accalorati sulla definizione di “terrorismo” in termini di legge. Alcuni vorrebbero che la definizione includa una «motivazione ideologica, un motivo politico o un atto finalizzato a incrinare la sicurezza» ma le Forze di Sicurezza indonesiane ritengono che tutto questo sia eccessivo e soprattutto troppo restrittivo. Questa parte del dibattito politico s’è innescata soprattutto in derivazione delle discussioni sorte dopo l’arresto dell’uomo ritenuto guida dell’attentato di Surabaya e che è in procinto di essere introdotto in Aula per il dibattimento per un differente attacco terroristico tenutosi a Jakarta nel 2016. Aman Abdurrahman è stato posto sotto stato di accusa per gli attacchi ad uno Starbucks Café ed una postazione di polizia che ha portato alla morte di otto persone. La scorsa settimana i pubblici ministeri hanno chiesto sia condotto davanti al plotone di esecuzione perché ritenuto «pericoloso per l’Umanità». Attualmente si attende una sua probabile richiesta di clemenza e sta organizzando la sua difesa. Aman è ritenuto essere colui che ha stabilito Jemaah Anshasut Daulah (JAD) nel Paese, struttura a sua volta ritenuta essere la causa degli attacchi terroristici di Surabaya. Era già dietro le sbarre quando si sono svolti gli attacchi e le esplosioni.

Proprio alcuni giorni fa c’è stata una vasta retata condotta dalle Forze di Polizia indonesiana, sempre in relazione agli attacchi terroristici a Surabaya del 13 Maggio scorso: 37 soggetti sono stati sottoposti ad arresto, quattro sospetti terroristi sono rimasti uccisi durante le operazioni di Polizia durante le concitate fasi degli arresti. I vertici della Polizia indonesiana, durante i briefing con la stampa successivi agli arresti, hanno tenuto a precisare che nelle immediate vicinanze temporali degli attacchi delle due famiglie che hanno agito a Surabaya ci si è immediatamente attivati per evitare di perdere il contatto con i sospetti terroristi già monitorati e poter condurre davanti ai Giudici quante più persone direttamente convolte con gli attacchi terroristici.

Durante gli attentati di Surabaya, sono morte complessivamente 27 persone, circa 13 nelle file degli attentatori che si ritiene fossero cellule dormienti di Jemaah Ansharut Daulah, un gruppo terrorista locale legato all’ISIS. Le variazioni di Legge in senso restrittivo passate in Parlamento ed approvate il 25 Maggio scorso hanno ampliato le disponibilità d’azione per Polizia ed Esercito ma la estensione della tempistica degli stati d’arresto per implementare il tempo disponibile per le inchieste o le indagini ha lasciato parecchio perplessi molti giuristi in Indonesia. Il Capo della Polizia il Generale Tito, ha affermato che i fatti di Surabaya hanno insegnato molte cose, ogni luogo anche una città bella come Surabaya possono essere sede di attacchi terroristici e poi vi è da considerare la mutevolezza delle procedure adottate dai terroristi, sempre cangianti ed adattate alle varie circostanze, a Surabaya infatti, vi è stata la duplice novità della prima donna kamikaze operativa e deceduta in Indonesia e la prima volta in cui si è visto agire non solo individui o miliziani di ritorno da Siria e Iraq ma famiglie, bambini e donne comprese.

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