sabato, Ottobre 23

Legge Zan: non ‘tollero’ niente, rispetto tutti Un conflitto da quattro soldi tra oscurantisti para-fascisti di destra e clericali, che si scontrano con residuati bellici di una sinistra ormai solo immaginaria

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Mi darete atto, che mi sono esplicitamente, e senza remore, schierato a favore della legge Zan sulla condanna della ‘omotransfobia’, oggi talvolta resa nella formula demenziale ‘omobitransfobia’. Mi darete anche atto, che, nel farlo, ho detto a chiare lettere che si tratta di unacretineria‘. Sì, avete letto bene: cretineria. E per di più inutile. Aggiungo ora: probabilmente dannosa, se non altro per i tribunali che si troveranno alle prese con complicatissime interpretazioni di una legge nonché inutile, scritta con i piedi e largamente ridondante.
Mi darete atto che ho scritto che fare leggi specifiche su cose così particolari, può solo creare equivoci e ingrassare gli avvocati, ma ho anche aggiunto che il clima di follia cretina nel quale ormai viviamo obbliga a dire che quella legge, come altre, va benissimo, purché la si approvi e basta, farne una questione di stato mi pare una cretineria.
Ormai siamo dediti ad occuparci a tempo pieno di queste cose, che sono il minimo di civiltà di una società normalmente civile, che problemi del genere o non dovrebbe nemmeno porseli perché sono già risolti da secoli, o, se lo deve fare, lo si fa in dieci minuti, e via. Per dedicarsi alle molte cose importanti tanto e più di quelle.

Sì, lo so, ora direte di me tutto il male del mondo, ma ci sono anche altre cose di cui occorrerebbe occuparsi sul serio, che non vuole dire non occuparsi di quelle, ma vuol solo dire che è insensato dedicare ore e ore, giorni e giorni, per ‘dibattere’ ad un livello culturale rasoterra, e con espedienti procedurali complicatissimi che manco si trattasse di dichiarare guerra al Trono di Spade, per di più mobilitando i (sedicenti) mostri sacri del pensiero sessual-progressista, tipo la capellutissima signora Monica Cirinnà, o i vari pezzi da novanta dello squallore destrorso del nostro Paese, tipo Ignazio La Russa e Pietro Senaldi. Di quei problemi con quegli squallidi obiettivi (perché il tutto è di uno squallore infinito: un conflitto da quattro soldi tra oscurantisti para-fascisti di destra e clericali, che si scontrano con residuati bellici di una sinistra ormai solo immaginaria) basterebbe ‘discuterne’ sette minuti e votare in due e poi passare a cose un po’ più pregnanti per evitare, perdonatemi, la sconcezza e la vergogna di costringere il Governo a porre la fiducia su un Decreto per il quale le ‘forze politiche’ si sono sbracciate e stracciate le vesti per rivendicarne la paternità, come il decreto sostegni, cioè i soldi per quelli che a causa del COVID non lavorano.
Una vergogna di un ceto di politicanti che sono la manovalanza dell’ignoranza e della superficialità e, specialmente, del cinismo e dell’indifferenza. Indifferenza sì, perché nessuno (Mario Draghi in testa, purtroppo, e questo non glielo perdonerò mai) dice una parola ad esempio sugli oltre duecento morti palestinesi di oggi e dei dieci israeliani. Vergognatevi, Draghi in testa e, purtroppo, anche Joe Biden, che però da certi ambiente dipende, ha le mani legate e non gli conviene slegarle.

Comunque, tornando a noi. Io (e credo la stragrande maggioranza degli italiani pensanti) non ho nulla contro gli omosessuali, di qualunque genere maschi e femmine o come volete, nulla contro i bisessuali, nulla contro i transessuali (i raffinati li chiamano transgender, perché così sembra che sappiano l’inglese), insomma nulla contro ogni variante possibile e immaginabile, fate voi. Sono della opinione fermissima, che ognuno, dico ognuno in termini ‘neutri’, è libero di fare sesso come e con chi vuole, quando vuole e, compatibilmente con la decenza, ovunque. Non sono, sia ben chiaro, non sono ‘tollerante’, anzi, il contrario: sono convinto che la tolleranza è la cosa peggiore che abbiano inventato (non a caso) i razzisti e i fascisti. Tolleranza significa permettere ad uno di esserediverso‘. Io sono dell’opinione che la diversità non esiste: ognuno è quello che è, e io non ho il diritto di tollerare niente, ho solo il dovere di rispettare tutti, sempre e comunque. Nella parola ‘tolleranza’ c’è il contenuto della ‘accettazione’ di qualcosa, magari malvolentieri, e qualcosa inteso come diverso e quindi ‘minore’.
Bene, facciamola breve. A me va tutto bene. Compreso il ‘binario’, che mi fa pensare a Claudio Villa ma va bene, se uno è binario, ripeto, fatti suoi.

Ma poi apro il giornale e scopro che ‘un cert’ (non è un errore di stampa, come vedrete fra un momento) Demi Lovato, ‘fa coming out‘. E io qui, già comincio ad entrare in difficoltà: che cavolo significa? Intanto, evidentemente il giornale in questione è un giornale profondamente ‘sessista’ perchè titola «Demi Lovato fa coming out: “Mi identifico come non binaria”» … eh no: via quella desinenza!
Ma poi perché ‘sto coming? Questa è la domanda di fondo, sempre e per tutto e per tutti. Se è accettabile e giusto che io dica ‘delle tue tendenze sessuali e di quelle filosofiche e gastronomiche non me ne può fregare di meno’, e questo va bene e quindi io non ne chiedo conto a nessuno e questo va anche meglio, ma per quale diavolo di motivo a me devono dire a gran voce dedicandoci trasmissioni TV, articoloni di giornaloni e giornalini, discussioni infinite, che cavolo me ne frega di sapere che tu sei ‘x’, ‘y’ o ‘z’?
Tanto più che le cose si fanno sempre più complicate. Perché il/la/lo non so ‘predett’ (così non mi comprometto) fa questo ‘coming out’, ovviamente su Twitter, spiegando, naturalmente, che lo fa per gli altri, per quelli che non hanno il coraggio di farlo e che non sanno come parlarne alle rispettive famiglie.
Sorvolo su queste ‘spiegazioni’, francamente sciocche e, secondo me, strumentali … è tutta pubblicità (oddio che ho detto!). Sorvolo anche sul fatto, che ci racconta cose delle quali non ci importa un fico secco, ma specialmente che, da qualunque parte le si guardi, sono cose sue personali, delicate, intime: da rispettare, da proteggere, da garantire, non da comunicare urbi et orbi. Certo, se ne prova disagio, vada da un medico o da un sacerdote, non da Zuckerberg!
Ma, d’accordo, io sono antiquato e non racconterei mai a nessuno che sono questo o quello, pure essendolo e non facendone mistero, beninteso. Ma, appunto, io sono ottocentesco e quindi non ragiono come la gioventù odierna, quella degli artisti ‘pop’ eccetera, che invece ne parlano in continuazione. Vabbè, fatti loro, li rispetto. Sì, rispetto tranquillamente perfino che ne parlino: la libertà di parola è un valore fondamentale del vivere civile. Non per nulla quando qui ho parlato della legge Zan ho avanzato il timore che alcune delle sue disposizioni mal scritte potessero portare ad una limitazione della libertà di parola e quindi di pensiero (e sono certo che lo faranno, ma tant’è, quella legge va approvata, proprio grazie a La Russa e alla Meloni!) e quindi se ‘l’essere’ Lovato vuole fare i suoi coming out, venga pure!
Ma quando afferma di essere ‘non-binari’ (sempre senza desinenza, per carità), io ho un momento di sbandamento. Binario, Claudio Villa a parte, credo che significhi che uno si considera di un certo sesso, anche se non esclude l’altro. Francamente una complicazione terminologica inutile. Ma ‘l’essere Lovato’, ci spiega di essere ‘non-binari’, come dire di riconoscere l’esistenza della identità di genere, ma di non ‘riconoscersi’ in un genere. Per uno vecchio come me, sta complicazione significa sostanzialmente che tu non ti ‘senti’ né maschio né femmina, ma un po’ l’uno e un po’ l’altro. E va bene, ma, ripeto, fatti tuoi.
No, pare di no. ‘L’ente’ Lovato negando di essere lui (he in inglese) o lei (she, in inglese) ma rifiutando di essere ‘it’ (che c’è in inglese, ma non in italiano) cioè neutro, vuole essere qualcosa di altro e quindi d’ora in avanti ‘l’ente Lovato’ va chiamat ‘essi’, ‘they’, anzi per citare letteralmente: «Today is a day I’m so happy to share more of my life with you all- I am proud to let you know that I identify as non-binary & will officially be changing my pronouns to they/them moving forward», dimenticando che in Germania avrebbe problemi, dato che lì la formula di cortesia italiana ‘lei’, che in inglese non esiste, si dice ‘Sie’, essi … they!
Direte: ma hai proprio tempo da perdere a parlare di queste c …e. Avete perfettamente ragione.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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