mercoledì, Ottobre 27

Legge Stabilità 2016: manovra tra luci ed ombre Il vero aspetto discutibile di questa finanziaria sono le coperture trovate facendo debito

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Approfittando della pausa estiva, avevamo cercato di speculare sulle prospettive dell’economia italiana. L’argomento principale era la legge di stabilità, una volta nota come legge finanziaria, della quale si cominciavano a conoscere le prime indiscrezioni. Il totale avrebbe dovuto ammontare a 45 miliardi (siamo oggi a 27-30), ma l’indicazione fondamentale era che finalmente si sarebbe cominciato a ragionare in termini di riduzione fiscale. E’ stato raggiunto questo obiettivo? Sì e no.

Confermata l’eliminazione della Tasi sulla prima casa (con esclusione delle case di lusso, ville e castelli, categorie catastali A/1, A/8, ed A/9 ). Questa esclusione vale solo 80 milioni, ma risponderebbe a criteri di equità fiscale o, se si vuole, di opportunità politica. Il valore della detassazione dovrebbe essere intorno ai 3,6 miliardi. Altri interventi sono rimasti in sospeso, o rimandati agli anni a venire. Ma andiamo con ordine.

La cosa più importante, a mio modo di vedere, è che si è disinnescata la cosiddettaclausola di salvaguardia‘, sottoscritta con l’Europa, che avrebbe comportato un ulteriore aumento dell’Iva e, quindi, un aumento di prezzo di beni e servizi. A questo capitolo si attribuisce un valore di circa 16-17 miliardi. Per il resto, si tratta di aggiustamenti marginali che, per la verità, non hanno niente di rivoluzionario.

Al contrario di quanto hanno scritto e detto autorevoli economisti ed esponenti politici, valuto positivamente l’eliminazione della Tasi, soprattutto come segnale psicologico per riavviare il mercato immobiliare, ormai stagnante dal 2011. Se l’intento era questo, si potrebbe tentare di incidere anche sulla tassa sulle compravendite e concordare onorari più contenuti per i notai, contrattando con l’associazione di categoria, ma conosciamo bene le resistenze delle lobby. Nel settore immobiliare, al momento c’è una domanda latente ed inespressa (come testimonia la ricerca IpsosAcri che dà al 29%, dopo il 24% del 2014, la quota di italiani che definisce ideale l’investimento negli immobili, però ancora ben lontano dai picchi del 70% del 2006). La gente non ha smesso di credere nel mattone, nonostante le batoste che ha subito. E le banche stesse si stanno attrezzando ad entrare direttamente nel mercato immobiliare, anche con lo scopo di smaltire parte dello stock acquisito dopo l’escussione massiccia delle garanzie ipotecarie sui prestiti. Tasto dolente, che denota purtroppo un fenomeno diffuso.
Va nella stessa direzione, di sostegno cioè al settore edilizio, la conferma del ristoro fiscale per ristrutturazioni al 50% (era previsto che scendesse al 36%) e quello per il contenimento dei consumi energetici al 65%. Provvedimenti, questi, che hanno dimostrato negli anni la loro validità.
Con l’eliminazione della Tasi, le famiglie potranno disporre di qualche centinaio di euro in più, da spendere per alimentare i consumi. Questa mi sembra solo una speranza, non solo per l’esiguità delle somme che potrebbero entrare nel circuito economico, ma perchè moltissime famiglie saranno costrette, con quei soldi, a far fronte a parte dei debiti contratti per le necessità correnti (in banca, questi prestiti li chiamano “credito al consumo”, che è quanto dire…).

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