domenica, Giugno 13

Legge elettorale, un cilindro magico image

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Camera dei Deputati - Discussione su Legge Elettorale

Un cilindro da cui appare e scompare di tutto. È questa l’immagine che meglio descrive i primi passi in Parlamento della nuova legge elettorale. Nonostante l’accordo trovato fra Pd, Forza Italia e Ncd aumentano gli emendamenti che di fatto ritardano l’iter della legge alla Camera (l’esame, infatti, è slittato a lunedì).

L’ultimo è quello che prevede la parità di genere nelle liste elettorali. Il testo base, infatti, è vero che prevede il 50% di donne in lista ma è anche vero che non specifica l’ordine e pertanto è anche possibile che i primi posti lista, quelli cioè che garantiscono l’elezione, siano occupati da due uomini. Parità solo nella forma, quindi. L’emendamento, invece, se approvato, stabilirebbe l’obbligo di alternanza dei nomi.

Considerata come una questione secondaria fra Renzi e Berlusconi al momento dell’accordo sulla riforma, la questione è diventata cruciale e unisce trasversalmente le deputate e le senatrici di tutti i partiti (compreso il M5S il che fa capire quanto il terreno sia scivoloso per la maggioranza). La battaglia organizzata dalle parlamentari prevede diverse mosse.

La prima è il coinvolgimento della presidente della Camera, Laura Boldrini, la quale stamattina ha incontrato un gruppo di deputate per discuterne  («Anche così si mette in atto il cambiamento» ha dichiarato in seguito). La seconda mossa è una lettera appello proprio al premier firmata da quasi tutte le donne del Parlamento. La terza è la richiesta di voto palese da parte dell’on. Titti di Salvo di Sel. «Serve ad assumersi la responsabilità del proprio voto» spiega la deputata.

L’ostacolo a questo emendamento è Forza Italia e in particolare il capogruppo Renato Brunetta, che lo definisce «il manuale Cencelli sessista». Per bypassare Brunetta l’on. Dorina Bianchi del Ncd ha chiesto alle colleghe di Forza Italia di rivolgersi direttamente alla futura first lady Francesca Pascale chiedendole di intercedere presso il grande capo. 

L’altro emendamento che sembrava facesse parte dell’accordo ma che è stato accantonato all’ultimo secondo dal Pd, è il cosiddetto “Salva Lega”, con il quale si agevolavano partiti con un forte radicamento territoriale. L’emendamento permette, infatti, di far entrare in parlamento anche partiti che superino il 7% in almeno 7 circoscrizioni (quindi anche se la media nazionale è sotto il 4,5 come per gli altri partiti).

La difesa ad oltranza di questo emendamento da parte di Denis Verdini (e molto meno della Lega) ha destato qualche sospetto fra i più navigati in materia elettorale del Pd. Secondo loro, infatti, i partiti “a forte radicamento territoriale”  cercherebbe così di far entrare in Parlamento tante liste «Forza + nome della regione» (collegate fra di loro) che riciclerebbero gli esclusi di Forza Italia.Un emendamento Salva Cosentino  (o Salva Fitto) piuttosto che salva Lega.

Un doppio pacco che Verdini stava rifilando a Berlusconi (che avrebbe perso una marea di voti a favore delle liste regionali e con le quali sarebbe stato poi costretto a contrattare posti e potere) e a Renzi (che avrebbe visto ridursi la possibilità di vincere al primo turno).Queste liste, inoltre, non avendo un solido patrimonio di valori alle spalle, avrebbero potuto anche vendersi al miglior offerente per la formazione del governo. Verdini ha capito che il primo a fare le spese del rinnovamento che ha in mente Berlusconi in Forza Italia sarà proprio lui e, d’accordo con gli altri big del partito ridotti a peones, stava cercando di ricambiare il pensiero.

In sostanza, in ogni partito c’è chi pensa di saper come sfruttare l’Italicum per fregare uno o più avversari. La sensazione è che il colpo di scena finale sarà clamoroso ma che nessuno sia in grado di prevederlo.

 

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