martedì, Ottobre 19

Legge elettorale: storia di un dibattito Dal proporzionale del dopoguerra fino allo scontro attuale

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Con lo scandalo Tangentopoli e la fine di un sistema di potere, l’opinione pubblica probabilmente associava il modello elettorale vigente per decenni ad un periodo politico ormai in totale decadenza. Tale modello fu così oggetto di pesanti critiche agli inizi degli anni ’90, tanto da portare alla sua abolizione tramite referendum il 18 aprile 1993.
La risposta ai venti di cambiamento fu data attraverso la Legge Mattarella, più tardi denominata Mattarellum, che poneva le basi per un modello prevalentemente maggioritario con una quota di minoranza dei seggi assegnata con metodo proporzionale. Per la precisione: maggioritario a turno unico per la ripartizione del 75% dei seggi parlamentari; recupero proporzionale dei più votati non eletti per il Senato attraverso un meccanismo di calcolo denominato “scorporo” per il rimanente 25% dei seggi assegnati al Senato; proporzionale con liste bloccate per il rimanente 25% dei seggi assegnati alla Camera; sbarramento del 4% alla Camera.
Aldilà delle critiche sull’efficacia al fine della maggior governabilità mossegli da una parte degli studiosi, questa legge cercava di assecondare quanto espresso dalla base elettorale con il referendum del 1993.

Cosa che invece non si può dire per la legge elettorale da cui fu sostituita nel 2005. La legge Calderoli, caso unico di testo legislativo definito come una porcata dalla stessa persona che l’ha formulata, passerà alla storia per l’appunto come Porcellum e si configurava come sistema d’impianto proporzionale con tratti correttivi dal profilo fortemente maggioritario.
Ci si riferisce in particolare al complesso sistema di soglie di sbarramento per partiti o coalizioni e al premio di maggioranza assegnato al partito/coalizione che avesse ottenuto la maggioranza dei voti, con la differenza rispetto alla cosiddetta Legge Truffa del 1953 che in questo caso non sarebbe stato richiesto il raggiungimento di un quorum.
A queste peculiarità va aggiunta quella delle liste bloccate che precludevano all’elettore la possibilità di esprimere preferenze, fattore che insieme a quello del premio di maggioranza (allora definito ‘bulgaro’) sarà alla base della censura della Corte Costituzionale avvenuta in data 4 dicembre 2013.

Il prodotto di quella sentenza fu quindi una legge elettorale proporzionale, depurata dell’attribuzione del premio di maggioranza e integrata in modo da consentire un voto di preferenza, soprannominata Consultellum dalla stampa.
Questa formula allo stato attuale dovrebbe regolare l’elezione dei membri del Senato, sopravvissuto – nella forma che conosciamo – al referendum del 4 dicembre scorso. E questo perché l’Italicum di Renzi, un sistema proporzionale a doppio turno (quindi con eventuale ballottaggio) a correzione maggioritaria, con premio di maggioranza e soglia di sbarramento, troverebbe applicazione solo per l’elezione dei Deputati alla Camera.

Un dibattito che raffigurabile come il classico cane che si morde la coda, tra la dicotomia storica tra rappresentatività e governabilità, uno sguardo ai modelli stranieri, e le forze politiche che sembrano ragionare facendo i conti in tasca propria e nulla più.

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