giovedì, Settembre 23

Legge elettorale, la guerriglia sarà in Aula image

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Trovata l’intesa fra Pd e Forza Italia sulla legge elettorale. Oggi sono iniziate le votazioni in Commissione Affari Costituzionali ed entro domani mattina i lavori dovrebbero finire per poter così presentare il testo base alla Camera nel pomeriggio. Sarà alzata al 37% la soglia che una coalizione dovrà raggiungere per ottenere il premio di maggioranza. Il premio sarà del 15% ma con il tetto del 55% (ciò significa, ad esempio, che se una coalizione raggiungesse il 42%, in tal caso il premio scenderebbe al 13%).

L’innalzamento della soglia era lo scoglio principale. Lo avevano sollecitato Angelino Alfano (per rendere il Ncd ancora più indispensabile per la vittoria di Forza Italia) e soprattutto Giorgio Napolitano (per evitare una nuova bocciatura da parte della Consulta). L’accordo comprende anche le candidature multiple (cioè la possibilità per uno stesso candidato di presentarsi contemporaneamente in più circoscrizioni e, ove eletto in più di una circoscrizione, scegliere per l’una piuttosto che per l‘altra). Le candidature multiple erano un punto irrinunciabile per Alfano (che così può assicurarsi l’elezione dei suoi fedelissimi) ma Renzi ha imposto comunque il limite di 5 circoscrizioni in cui candidarsi. Il Cavaliere, sotto ricatto della Lega, ha ottenuto l’inserimento della clausola “salva-Lega” in base alla quale i partiti che ottengono il 9% in almeno tre regioni rientrano comunque in Parlamento.

Passa dal 5 al 4,5% la soglia per entrare in Parlamento per i partiti coalizzati mentre rimangono invariate le altre soglie: 8% per i partiti che non si coalizzano e 12% per le coalizioni. Su questo punto Berlusconi è stato irremovibile e nemmeno Renzi, nell’inconsueto ruolo di mediatore, avrebbe comunque accolto con favore un ulteriore abbassamento. In sostanza con queste soglie è certa la moria dei partitini costretti non solo ad abbandonare ogni velleità di formare un quarto polo, ma anche a scegliere fra le due coalizioni (con la sgradevole possibilità di contribuire con i propri voti alla vittoria di una coalizione ma di non raggiungere la soglia per entrare in Parlamento).

Feroce, come prevedibile, la loro reazione: «Questa legge dimostra un’idea proprietaria della politica e il disprezzo dei partiti più grandi nei confronti delle minoranze» ha dichiarato Francesco Ferrara di SeL ma il suo leader, Nichi Vendola, in un intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno, è stato molto più duro, definendo l’accordo, «un combinato disposto di abnorme premio di maggioranza e abnorme soglia di sbarramento, utile a saziare l’ingordigia dei grandi partiti» e, giusto per non essere frainteso, «un patto che disprezza le minoranze».

Per Pino Pisicchio, presidente del Gruppo Misto alla Camera, in Parlamento quasi ininterrottamente dal 1987, questa legge «rimette nelle mani delle segreterie dei partiti la scelta dei parlamentari». Se l’elezione si fa dura anche per Pisicchio, è un cattivo auspicio per tutti. L’emendamento più velenoso, però, è stato presentato da Giuseppe Lauricella, deputato della minoranza Pd, in base al quale la nuova legge elettorale entrerebbe in vigore solo dopo l’abrogazione del Senato. In sostanza, una polizza contro la fine anticipata della legislatura.

Il M5S, pur criticando il meccanismo delle soglie di sbarramento e del premio di maggioranza, ha deciso di non fare nessun tipo di ostruzionismo ben sapendo che la guerriglia in aula sarà sufficientemente garantita dai partitini, dalla minoranza Pd e dai falchi di Forza Italia che non vedono l’ora di esprimere nel segreto dell’urna il proprio malessere per essere stati emarginati da Berlusconi.

Ostruzionismo a oltranza che invece i grillini hanno continuato a fare in Aula, insieme a Sel e Fratelli d’Italia, per ostacolare la conversione in legge del decreto Imu-Bankitalia, in scadenza questa sera. I numerosi ordini del giorno presentati, più l’iscrizione a parlare di 173 deputati, hanno indotto la presidente Laura Boldrini a ricorrere a quella norma del regolamento, nota come “ghigliottina”, che consiste nel porre fine all’ostruzionismo nei confronti di un provvedimento, ponendolo direttamente in votazione. E’ la prima volta che un Presidente della Camera ricorre a questo estremo strumento per tacitare l’opposizione e ciò ha scatenato la baraonda in Aula. 

Aperta la votazione i grillini hanno iniziato a gridare contro la Boldrini e poi hanno assaltato i banchi del governo con l’aiuto dei più esperti deputati di Fratelli d’Italia. Fischi, bandiere, urla, deputati imbavagliati, lanci di monete, accenni di rissa, occupazione dei banchi. Il decreto è stato convertito (236 si, 29 no) ma rimane la pessima immagine offerta dal Parlamento. Proprio mentre il premier Enrico Letta è a Bruxelles a garantire sulla stabilità dell’Italia e sul percorso di riforme che il Paese è pronto a intraprendere. #Lasciaperdere

 

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