giovedì, Ottobre 28

Legge elettorale, finito il tempo della melina image

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L’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera ha ufficialmente calendarizzato la riforma della legge elettorale. Essendo, però, lo spesso progetto di legge già incardinato alla medesima commissione del Senato, il Presidente della Camera, come prevede il regolamento, dovrà informare il presidente del Senato e raggiungere un’intesa per decidere da quale dei due far partire l’iter. Accordo che non sarà assolutamente facile trovare.

Infatti, i senatori della commissione, pur non essendo stati in grado di trovare nessun accordo in questi mesi, non hanno nessuna intenzione di lasciarsi scippare dai colleghi della Camera la discussione su un progetto di legge così cruciale. «Ci sarà un’intesa tra Camera e Senato», ha dichiarato Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionali del Senato. Meno diplomatico il leghista Roberto Calderoli: «Noi insisteremo perché il percorso sia quello del Senato». E minaccia velatamente i colleghi della Camera: «Anche perché qualcuno potrebbe sollevare la questione dei deputati eletti con il premio di maggioranzaE volete che proprio loro riscrivano la legge elettorale? Sarebbe la più clamorosa presa per i fondelli…».

In sostanza per Calderoli una eventuale riforma della legge elettorale alla Camera potrebbe presentare profili di incostituzionalità per via dei 148 parlamentari eletti con il premio di maggioranza che la Corte ha definito incostituzionale. Calderoli fa finta di dimenticar che la Corte ha chiaramente definito la sentenza non retroattiva ma in questa battaglia politica sono ammessi tutti i colpi bassi perché dalla futura legge elettorale dipende non solo la vita di questa legislatura ma la stessa sopravvivenza di alcuni partiti (fra cui la Lega e il Ncd di Alfano). 

Infatti Silvio Berlusconi e Beppe Grillo vogliono andare alle elezioni con il “Mattarellum” (o in alternativa con un sistema maggioritario a doppio turno). Entrambi i sistemi elettorali spazzerebbero sia il partito di Angelino Alfano che la Lega (in pochi collegi in grado di proporre candidati più forti di Pd, Forza Italia e M5S).È Matteo Renzi quindi a dettare le danze consapevole del fatto che accordandosi con Grillo e Berlusconi non avrebbe più bisogno di perdere tempo con Quagliariello, Schifani e Alfano. Lo farà sicuramente nei prossimi giorni ma in queste ore per il neo-segretario è importante definire gli assetti del Pd

Intanto dal fronte del partito democratico arriva due notizie. La prima è la decisione di Massimo D’Alema di farsi da parte. «La battaglia politica si fa quando c’è il congresso. Ognuno è libero di esprimere la sua opinione ma non io non parteciperò a una dialettica legittima che ora ha altri protagonisti di un’altra generazione» ha dichiarato l’ex Presidente del Consiglio. L’altra è il rifiuto della carica di Presdiente del Pd da parte di Gianni Cuperlo. Una decisione non condivisa dalla corrente dei “giovani turchi” che lo ha sostenuto alle primarie e in particola dal ministro Andrea Orlando che avrebbe preferito un ruolo più incisivo di Cuperlo nel nuovo assetto del partito. Per l’ex rivale di Renzi «si può dare una mano anche se non si è in segreteria». 

 

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