sabato, Dicembre 4

Legge elettorale, Alfano alza la voce image

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Il primo, concreto, atto politico della segreteria Renzi è una brusca accelerazione della riforma elettorale. La direzione, però, non è quella che Giorgio Napolitano, Anna Finocchiaro, Angelino Alfano ed Enrico Letta auspicavano. Una inedita maggioranza formata da M5S, Pd e Sel in Commissione Affari Costituzionali del Senato ha, infatti, dato parere positivo al passaggio del disegno di legge alla Camera (contro il passaggio si sono espressi tutti i rimanenti gruppi). L’incontro, quindi, fra il Presidente della Camera Laura Boldrini e quello del Senato Piero Grasso (previsto dal regolamento della Camera quando bisogna discutere il passaggio di un disegno di legge da una camera all’altra) diventa una pura formalità. 

Poiché Renzi, Berlusconi e Grillo hanno più volte dichiarato di essere favorevoli ad una legge elettorale di tipo maggioritario (Mattarellum o doppio turno) che comunque favorisca il bipolarismo, è facile credere che l’accordo alla Camera verrà trovato molto presto. Nonostante le minacce del Senatore Calderoli («dovranno comunque ritornare ala Senato») anche al Senato la legge sarà licenziata molto velocemente per via dei numeri schiaccianti. Ciò significa che il governo avrà una pistola puntata alla tempia dai tre partiti più grandi del Parlamento pronti ad aspettare un passo falso per far scattare il grilletto.

Il Ncd di Alfano, quindi, rischia di essere tagliato fuori dalle decisioni sulla futura legge elettorale e per questo oggi uno dei suoi più autorevoli esponenti, il ministro delle riforme Gaetano Quagliariello, ha perso il suo proverbiale aplomb e ha dichiarato ai microfoni di SKY TG24 che «nei prossimi quindici giorni o questa maggioranza trova un accordo sulla legge elettorale e riforma del bicameralismo o va in crisi». «E allora ognuno si prenderà le sue responsabilità» ha minacciato il ministro riferendosi implicitamente alla possibilità di far cadere il governo e andare alle elezioni con il “Consultellum”, cioè il Porcellum depurato delle parti dichiarate incostituzionali dalla Consulta. Ma è davvero difficile pensare che Berlusconi, Grillo e Renzi temano le minacce di Quagliariello. Inoltre due giorni fa il presidente della Repubblica aveva proprio stigmatizzato «la dannata moda di invocare le elezioni» e il fatto che a minacciarle sia uno dei ministri in assoluto più vicini al Colle la dice lunga sul nervosismo che agita i partiti.

Dopo quella in Commissione Affari Costituzionali del Senato, un’altra maggioranza variabile si è avuta oggi in Commissione Bilancio alla Camera mentre si discuteva la legge di stabilità. Infatti Forza Italia ha appoggiato per la prima volta un emendamento del M5S. L’emendamento tagliava investimenti al settore aeronautico per dirottarli su programmi per siti da bonificare (ma è stato comunque respinto). Rimane il dato politico assolutamente impensabile fino a qualche giorno fa. Il capogruppo di Forza Italia in Commissione Bilancio, Rocco Palese, cerca di smorzare le polemiche. «Nessun asse col M5S. Abbiamo votato quell’emendamento perché assegna 40 milioni di euro al finanziamento dello screening di prevenzione delle malattie tumorali a cui vanno incontro le popolazioni che insistono su territori fortemente inquinati come Taranto o la ‘terra dei fuochi’, io sono anche un medico, non avrei mai potuto oppormi a una misura del genere» ha affermato il deputato.

Ma la convergenza fra M5S e Forza Italia non è solo su questo emendamento. Ad accomunarli sono anche gli attacchi al Presidente della Repubblica fatti sfruttando le stesse parole con cui Napolitano chiese, nel 1991, la messa in stato di accusa dell’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. «Il precipitare della grave questione costituita dai comportamenti sempre più abnormi e inquietanti del presidente della Repubblica non è che l’ultimo anello della spirale involutiva che sta stringendo il Paese» furono le parole usate da Napolitano in un articolo su Repubblica e usate, questa volta, contro di lui.

In questo clima para-insurrezionale generale non poteva mancare Silvio Berlusconi. A una radio francese il Cavaliere ha dichiarato che se lo arrestano «in Italia ci sarà una rivoluzione». Si metta in fila.

 

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