lunedì, Agosto 2

Legge e logge

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Alla trentunesima votazione, il Parlamento riunito in Seduta Comune nel fatidico mercoledì 16 dicembre 2015, è finalmente riuscito a eleggere i tre Giudici Costituzionali mancanti da tempo quasi immemorabile. Sono Franco Modugno, Giulio ProsperettiAugusto Barbera. Modugno ha avuto 609 preferenze, Prosperetti 585, Barbera 581. Il quorum richiesto era di 571 voti, due terzi degli aventi diritto. Modugno, Professore emerito di Diritto costituzionale, è stato indicato dal Movimento Cinque Stelle, e grazie all’accordo di fatto sul suo nome si è sbloccata la situazione. Prosperetti, giuslavorista, Ordinario nella romana Università di Tor Vergata di Diritto della sicurezza sociale, è stato, alle origini del suo impegno accademico, assistente di Diritto costituzionale con Leopoldo Elia e di Diritto del lavoro con Gino Giugni. Indicato dalla ‘galassia centrista’, Area Popolare, Scelta civica, Popolari per l’Italia… Barbera, Docente di Diritto costituzionale a Bologna, è risultato, seppur di poco, il meno votato. Proposto dal Partito Democratico, cioè dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in persona. Ciononostante è una brava persona.

 

L’esito finale ha provocato l’ira di Forza Italia, esclusa dall’intesa, con i parlamentari azzurri che infine non hanno partecipato al voto. «È molto grave che la Corte Costituzionale non abbia neppure un Giudice al suo interno che appartenga al centrodestra», ha detto lo stesso Silvio Berlusconi. Ma, in realtà, è dal giugno 2014 (Giugno duemilaquattordici!) che il suo Partito non riusciva a esprimere un candidato che sostituisse Luigi Mazzella, a suo tempo designato. A causa delle divisioni interne sono stati ‘bruciati’ vari candidati prima dell’ultima ‘vittima’, Francesco Paolo Sisto: Donato Bruno, Antonio Catricalà, Francesco Caramazza, Maria Elena Sandulli, Stefania Bariatti. E anche quando il Patto del Nazareno era ancora in vigore. Tenta il ‘contropiede’ Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, scagliandosi contro i Cinque Stelle: «Oggi i grillini bloccano, di fatto, la mozione di sfiducia del centrodestra all’intero Governo per imporre quella individuale al Ministro Maria Elena Boschi. ‘La Boschi’ si può sfiduciare, ma Renzi no. Che nell’accordo non ci fossero solo i nomi per la Consulta? Che finaccia per i duri e puri Cinquestelle». Loro, però, fondatamente esultano: «Ha vinto il metodo».

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