martedì, Ottobre 19

Legge di stabilità: si, forse no 40

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Regioni sul piede di guerra per i tagli annunciati
dal Premier Matteo Renzi, per il Presidente della Conferenza Stato-Regioni, Sergio Chiamparino «La manovra, così come si configura, con tagli per 4 miliardi, a cui si aggiungono i tagli già in corso, dal governo Monti al Governo Letta, in realtà farebbe arrivare i tagli alle Regioni complessivamente a 5,7 miliardi di euro».

Il Presidente Chiamparino ha annunciato che piuttosto che aumentare l’ Irap è «pronto a lasciare l’ incarico: aumentarla sarebbe dare colpo mortale all’economica».

Molto critico il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti «È facile abbassare le tasse con i soldi degli altri. Come Regioni siamo chiamati a condividere scelte politiche decise dal Governo con obiettivi di finanza pubblica chiesti dall’Europa, nessuno si sottrae al rilancio del Paese, ma questo deve essere fatto con un’ assunzione di responsabilità di tutti, altrimenti vi invito a pranzo e a cena tanto paga un altro».

Non si fatta attendere la risposta di Renzi «Tagliare i servizi sanitari è inaccettabile. Non ci sono troppi manager o primari? È impossibile risparmiare su acquisti o consigli regionali?» Replica così su Twitter il Presidente del Consiglio, «Incontreremo i Presidenti di regione ma non ci prendiamo in giro. Se vogliamo ridurre le tasse, tutti devono ridurre spese e pretese».

«Abbiamo cancellato la parola crescita», lo ha detto il Presidente del Consiglio Matteo Renzi parlando all’Asia – Europe Business Forum «Cambiare se stessi è quello che deve fare la politica nazionale, ma è anche quello che devono fare le istituzioni internazionali. In questi mesi abbiamo cancellato la parola crescita. Ma non si esce dalla crisi senza un grande investimento sulla crescita. Dovremmo farlo anche noi in Europa, dove c’e’ stato il cambio dei leader. I nuovi vertici non dovranno essere solo dei nomi nuovi, ma anche interpretare la fase nuova che si apre».

Perché, osserva Renzi, «o si esce da questa vicenda tutti insieme o la crisi che sta tornando prepotentemente sui mercati internazionali non avrà vincitori».
Nel giro di sette mesi, ha detto Renzi, «abbiamo impostato una rivoluzione nel mercato del lavoro, lo rendiamo più semplice».  Il Governo ha promosso con la legge di stabilità «una straordinaria semplificazione fiscale, con una manovra che porta meno 18 miliardi di tasse». L’Italia attuerà «un miglioramento del saldo strutturale di bilancio dello 0,1% fra il 2014 ed il 2015».
Queste le misure contenute nel  ‘Draft Budgetary plan’ inviato da Roma alla Commissione Ue, in cui si sottolinea che le misure contenute nella legge di stabilità consentiranno un miglioramento del saldo pari allo 0,5% del Pil nel 2016. «Nel medio termine la politica di bilancio italiana continuerà a perseguire il consolidamento dei conti mostrato negli anni recenti, che ha rappresentato uno dei più significativi sforzi a livello europeo», si legge nella nota.
Scenario duro, ma andiamo avanti, lo ha detto il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi intervenendo all’Asia Europe Business Forum. «Siamo di fronte a uno scenario economico tra i più duri che ci siano mai stati, gli effetti della crisi sono ancora qui ma noi guardiamo avanti, siamo orgogliosi degli sforzi fatti finora dei risultati raggiunti quando lo scenario era peggiore e ora guardiamo avanti con fiducia ma anche con forte senso di dovere».

Il Presidente di Confindustria promuove la legge di stabilità: «ci sono dentro tutta una serie di provvedimenti che le imprese aspettavano da anni, quindi riteniamo che sia molto positiva».

E sul nervosismo dei mercati degli ultimi giorni «non eravamo fuori dalla crisi e i valori molto bassi dello spread erano dovuti a una serie di coincidenze, alla liquidità dei mercati e per uscirne  abbiamo bisogno ancora di tempo, quando ci sono questi momenti di volatilità i mercati reagiscono in un modo abbastanza difficile da capire bisogna aspettare qualche giorno per capire dove vanno ad assestarsi».
Giudizio positivo anche dal Presidente dell’Eni  e di Business Europe,  Emma Marcegaglia: «La legge di stabilità  approvata ieri dal Governo Renzi va nella direzione giusta perchè oltre alle riforme strutturali serve la crescita».

Oltre 422.000 neoassunti: questi i benefici, secondo la Cgia di Mestre dei quasi 2 miliardi di euro messi a disposizione dal Governo con la Legge di Stabilità per coloro che assumeranno un dipendente con un contratto a tempo indeterminato. In questo caso, l’azienda beneficerà della completa decontribuzione previdenziale a suo carico per i primi tre anni nel limite massimo di un importo pari a 6.200 euro su base annua.
La Cgia è giunta a stimare oltre 420.000 nuovi posti di lavoro attraverso la suddivisione delle risorse disponibili -pari a 1,9 miliardi di euro- per il limite massimo di decontribuzione per neo assunto (pari a 6.200 euro), al netto degli effetti relativi alle imposte dirette (Irpef e Ires).    «Non bisogna infatti dimenticare che i contributi previdenziali sono deducibili ai fini dell’Irpef e dell’Ires e la loro riduzione comporta di riflesso un aumento di gettito di queste imposte. Così, il tetto massimo per ogni neo assunto, in termini di mancato gettito netto, sarà pari a 4.495 euro, cioè 6.200 euro ridotto di 1.705 euro corrispondenti alla maggiore Ires legata al venir meno di questo costo deducibile. Si tratta di un calcolo semplicistico, ma che tuttavia da’ l’ordine di grandezza del numero delle potenziali assunzioni», scrive la Cgia.

Disco verde anche dal Presidente di Rete Imprese, Giorgio Merletti, secondo il quale  «la Legge di stabilità contiene misure d’impatto significativo per le imprese, è molto positiva l’esclusione del costo del lavoro dalla base imponibile Irap.  Questa misura comporterà una significativa riduzione della pressione fiscale sul costo del lavoro e riguarderà per il 40,5% le imprese fino a 50 addetti. Tuttavia  rimangono escluse da qualsiasi intervento oltre 3 milioni di imprese senza dipendenti, vale a dire il 70% del totale delle 4.425.000 aziende italiane».  Se il Governo intende dunque, «davvero fare il bene di tutti gli imprenditori italiani, occorre prevedere l’innalzamento della franchigia Irap, mentre sul fronte fiscale va garantita, omogeneità di trattamento tra tutte le imprese, piccole e grandi». Occorre, secondo Rete Imprese completare il riordino dei regimi contabili, introducendo la determinazione del reddito per cassa, e varare l’introduzione dell’Iri per favorire la capitalizzazione delle imprese familiari.

Flebili luci e ombre gravi, questo il giudizio sulla legge di stabilità di Adusbef e Federconsumatori. «Ad un prima lettura diciamo subito che vi sono alcune cose che non ci convincono e altre che ci preoccupano in maniera assai grave. Manca uno schema coerente ed un intervento coraggioso per un piano straordinario di investimenti per il lavoro, soluzione fondamentale per poter dare risposte alle giovani generazioni e a chi fa loro assistenza e cioè il potere di acquisto delle famiglie». A non convincere i consumatori i tagli che si prospettano, circa 4 Mld, agli enti locali «che avranno ricadute negative sia sulla qualità dei servizi locali che sul versante della tassazione territoriale, con aumenti che inevitabilmente tenderanno a coprire il taglio», e le clausole di salvaguardia previste a garanzie delle coperture finanziarie come quelle su aumento dell’Iva.

Prevedibilmente duro il commento dei sindacati. «La televendita del presidente del Consiglio è l’ultima prova dell’incapacità’ di cambiare.  Dal più giovane dei governi, la più vecchia delle politiche: chi non sa riorganizzare il welfare taglia i servizi pubblici». Questo il giudizio di  Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Benedetto Attili, rispettivamente segretari generali di Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa.
«Questi ulteriori 15 miliardi di tagli lineari scellerati di cui aspettiamo quantomeno i dettagli, mettono in ginocchio i servizi pubblici, unico argine a una crisi che sta impoverendo il Paese.  E il risultato sarà un’altra ondata di tasse locali. Uno spot che costerà carissimo agli italiani, un’operazione che scarica i costi della crisi economica soprattutto sugli enti locali, colpendo servizi ormai al collasso.  Mentre con una mano si allenta il patto di stabilità per i comuni, con l’altra si fanno tagli ancor più pesanti. Sembrano saltare anche i fondi per il Servizio Sanitario Nazionale appena concordati con le Regioni nel Patto per la salute. Senza contare ulteriori tagli alle regioni e alle funzioni centrali».
Per i sindacati è «una vergogna che non ci siano risorse per rinnovare il contratto dei lavoratori pubblici, ai quali si negherebbe persino l’indennità’ di vacanza contrattuale fino al 2018.  Se si sommano ai 75 miliardi tagliati solo nella scorsa legislatura quelli previsti da questa legge di stabilità si raggiunge il culmine si taglia sulla pelle degli italiani, non si riduce la spesa per consumi intermedi, che continua a crescere indisturbata, e non si fa alcuna riorganizzazione degli enti. In questi anni solo i lavoratori e i pensionati hanno contribuito alla riduzione di una spesa impazzita».

Tutti i Paesi rispettino il patto di stabilità, lo ha detto la Cancelliera Angela Merkel nel suo intervento al Parlamento tedesco, il Bundestang. «Tutti i Paesi membri dell’Ue devono rispettare completamente le regole del patto di stabilità e di crescita solo in questo modo si potrà di nuovo creare fiducia nell’eurozona, il contenuto (del patto di stabilità e crescita) non è caduto dal cielo, ma è stato approvato anche dal parlamento europeo.  Le nuove regole di sorveglianza sui bilanci sono state approvate dopo lunghe consultazioni un anno e mezzo fa. Continuerò per questo a impegnarmi, anche se l’abbiamo già fatto più volte senza successi visibili, per un coordinamento della politica economica più stretto e vincolante in Europa, ne abbiamo bisogno se vogliamo far crescere l’unione monetaria in maniera sostenibile e generare occupazione».

Per la Merkel, l’indirizzo costante delle politiche nazionali verso riforme strutturali per il rafforzamento della competitività è e resta decisivo per un successo duraturo dell’unione economica e monetaria.
«Rilanciare la crescita è il modo migliore per stabilizzare i mercati».  Questo il giudizio del presidente francese, Francois Hollande, arrivando al summit Asem. «Siamo usciti dalla cosiddetta crisi dell’Eurozona, ma l’Europa non ha ritrovato il cammino della crescita: siamo in stagnazione».

Sono stati diffusi oggi anche i dati Eurostat rallenta ancora l’inflazione nell’Eurozona, a settembre su base annuale è risultata +0,3%., ad agosto e luglio era a +0,4% e a giugno a +0,5%.

Il dato Eurostat di oggi conferma la prima stima del 30 settembre. Dodici mesi prima l’inflazione era +1,1%. In otto Paesi compresa l’Italia (-0,1%) il tasso è negativo.  In altri quattro è a zero

Confcommercio taglia le stime del Pil, secondo la confederazione quest’anno ci sarà una contrazione dello 0,2% a fronte del +0,3% della previsione precedente mentre l’anno prossimo si registrerà una crescita dello 0,6% contro lo 0,9% precedente.
E sul TFR in busta paga il Presidente di Confcommercio Carlo Sangalli afferma che «Le piccole imprese non sono in grado di sostenere un ulteriore drenaggio di liquidità».
Ha quindi spiegato che la liquidità deve essere spostata dal sistema finanziario all’economia reale e non dalle imprese alle famiglie perché queste sono sulla stessa barca contro la crisi.
Giudizio critico anche sul bonus degli 80 euro. «A poco sembra essere servito, finora, il bonus degli 80 euro in busta paga visto che ben il 76% dei percettori di tale misura non ha mutato in modo sostanziale la capacità di consumo, per 13 milioni di famiglie, le bollette e le tasse si mangiano gran parte del reddito deprimendo ogni propensione a nuovi consumi».
L’anticipo del Tfr in busta paga sarà conveniente per i lavoratori con un reddito fino a 15.000 euro mentre subiranno un aggravio fiscale quelli al di sopra di questa soglia, con un aumento annuale di tasse che, per chi ha 90.000 euro di reddito, arriva a 569 euro l’anno (1.895 euro in meno per il periodo marzo 2015-giugno 2018).
Questa la stima della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro sulla base della norma del ddl di stabilità che prevede che l’anticipo sia assoggettato a tassazione ‘ordinaria’ e non separata come ora.

Piazza Affari chiude in calo ma recupera dai minimi toccati in giornata e tiene quota 18.000. L’indice Ftse Mib perde, alla fine, l’1,21% a 18.083 punti.

Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi chiude a 174 punti dopo aver toccato un massimo di giornata di 203 punti, un livello che non si registrava dallo scorso febbraio. Il rendimento del decennale è al 2,57%.

 

 

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