giovedì, Ottobre 21

Legge di stabilità: ovvero tagli alle tasse Renzi: ddl sulle unioni civili, e «il più grande piano di taglio delle tasse mai compiuto da un Governo»

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Oggi è il giorno della legge di stabilità, varata nel tardo pomeriggio dal Consiglio dei Ministri e già in viaggio per Bruxelles per essere esaminata dai ‘datori di lavoro’ del premier Matteo Renzi e del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Ma è di oggi anche la notizia che il governo dovrebbe presentare tra pochi giorni un disegno di legge per regolamentare le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Gli altri temi sul tavolo sono le polemiche infinite del dopo alluvione, l’ennesima fumata nera per l’elezione dei membri della Consulta e gli attacchi del M5S al ‘traditore’ Luis Orellana che al Senato ha salvato il governo con il suo voto positivo sul Def.

Unioni gay. Il Patto del Nazareno si allarga anche ai temi etici e sociali. Il governo Renzi presenterà entro fine mese un disegno di legge per legalizzare le unioni civili, anche tra coppie dello stesso sesso, e permettere alle famiglie omosessuali di riconoscere il figlio biologico di uno dei partner. Si spiega in questo senso la rivoluzionaria visita ad Arcore compiuta dalla transgender Vladimir Luxuria, già parlamentare di Rifondazione Comunista e animatrice delle notti romane del Muccassassina. Tutto merito di Francesca Pascale (divenuta testimonial dei diritti lgbt, iscritta all’Arcigay e ospite di Luxuria al Gay Village di Roma) se lunedì sera quel ‘vecchio mandrillo’ di Silvio ha aperto il salone del bunga bunga per una donna come Vladimir, non proprio ‘tutta d’un pezzo’. I selfie scattati a Villa San Martino e il faccione sorridente di Luxuria mentre si coccola Dudù la dicono tutta sul nuovo corso dell’accordo Renzi-Berlusconi. Un ex Cavaliere in versione libertaria che stamane ha dovuto subire la ramanzina del tradizionalista Maurizio Sacconi. «Ricordo a Berlusconi che tra i diritti dei minori vi è quello ad una educazione fondata sulla diversità di genere tra un padre e una madre che, come insegna tutta la buona pedagogia, costituiscono un necessario riferimento nella loro complementarietà», ha scritto in una nota il senatore alfaniano. Ncd che, considerato anche l’intervento di Angelino Alfano per impedire la trascrizione dei matrimoni gay contratti all’estero nei registri comunali, è divenuto un partito più lealista del Re, ultimo baluardo in difesa di una visione del mondo abbandonata persino da papa Francesco nel Sinodo attualmente in corso. In buona compagnia, però, dei Fratelli d’Italia il cui membro dell’esecutivo nazionale Giovanni Donzelli ironizza su Berlusconi che avrebbe «fatto confusione», passando «con troppa disinvoltura da Valdimir Putin a Vladimir Luxuria» e si permette di definire un «capriccio» l’aspirazione dei gay di adottare un figlio. Sulle unioni civili ci sono sacche di resistenza anche all’interno di Forza Italia. È il caso di Raffaele Fitto (già in rotta con Berlusconi) e di Maurizio Gasparri che chiede un confronto al Capo e nega che Luxuria sia «il portavoce di FI». Non si fida, invece, delle promesse di Renzi il leader di Sel Nichi Vendola. Gay dichiarato, Vendola vuole prima vedere un testo scritto perché «le parole del governo sembrano sempre andare a sinistra, i fatti sembrano sempre andare a destra».

Legge di Stabilità. Nella inusuale conferenza stampa serale, accompagnato dal Ministro Pier Carlo Padoan, Renzi ha presentato quello che lui stesso ha definito «il più grande piano di taglio delle tasse mai compiuto da un Governo» (9,5 mld di Irpef per gli 80 euro, 5 mld per il taglio della componente lavoro dell’Irap e altri 3,5 per nuovi ammortizzatori sociali, partite iva, nuove assunzioni e famiglie) attraverso una manovra da 36 miliardi nella quale, all’ultimo momento, è stata infilata anche la possibilità per i lavoratori dipendenti privati di chiedere l’anticipo del Tfr. Un libro dei sogni che questa volta sembra reale, ma che qualcuno sospetta essere la solita televendita che sarà smascherata prima dai difensori dell’austerity di Bruxelles e poi smontata come al solito durante il passaggio in Parlamento.

La partita comunque si gioca tutta sui tavoli della Commissione Ue, dove la Finaziaria italiana 2015 arriva in queste ore via mail. Responso entro il 29 ottobre. Forti dubbi permangono soprattutto sulla conferma delle coperture che dovrebbero essere garantite in parte dal deficit aggiuntivo (11 mld spingendo dal 2,2 al 2,9% il rapporto deficit-Pil, a un passo dal 3% imposto da Maastricht) e per il resto dalla spending review (15 mld di tagli a ministeri, servizi ed enti locali, ancora da definire) dalla lotta all’evasione (3,8 mld) e da una fantomatica tassazione delle rendite (3,6 mld). Brutto affare per Renzi voler tenere due piedi in una scarpa, cioè far parte dell’UE dei falchi rigoristi come Merkel e Katainen, fedeli alla più ferrea ideologia neoliberista e, allo stesso tempo, pretendere un diverso modello di sviluppo senza abbandonare l’area Euro. Premier impegnato questo pomeriggio, subito prima del Cdm, in una videoconferenza con Obama, Merkel, Hollande e Cameron per discutere di Is e di ebola, ma gelato ancora una volta dai dati Istat. L’Istituto di Statistica ha infatti certificato la stagnazione del nostro Paese il cui Pil non è più cresciuto dal 2011. Restando in tema, la proposta di Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review licenziato da Renzi, di ridurre il numero degli 8.000 Comuni italiani, viene bocciata sia dal responsabile finanza locale dell’Anci e sindaco di Ascoli, Guido Castelli, che dal forzista Osvaldo Napoli secondo cui «i costi, e dunque la spesa, non risiedono tanto nei Consigli comunali, quanto nella pletora dei CdA delle 8000 aziende locali».

Sempre sul versante economico, proprio ieri il governo si era salvato solo grazie al voto del senatore pentastellato ‘traditore’ Luis Orellana. Il suo voto è servito a raggiungere il quorum di 161, necessario per approvare la risoluzione alla nota di variazione al Def che autorizza il rinvio al 2017 del pareggio di bilancio. Orellana ha cercato una giustificazione nell’articolo 67 della costituzione che sancisce la libertà di coscienza dei parlamentari, dimenticando però di essere stato eletto col M5S per mandare ‘tutti a casa’ e non per fungere da utile idiota del governo Renzi-Alfano-Berlusconi. Non gliele ha certo mandate a dire l’ex ‘compagno’ Alessandro Di Battista. «Che schifo di uomo. Ma lo devo pizzicare», ha commentato il ‘Che Guevara a cinque stelle’. Per Paola Taverna il Def approvato con il voto di Orellana «ci consegna come prigionieri politici all’imperialismo europeo», mentre Manlio Di Stefano pubblica un post con le foto di 8 ‘traditori’ (tra cui Orellana) e li definisce «servi del potere», ottenendo migliaia di condivisioni in poche ore.

Alluvioni e polemiche. Che Beppe Grillo abbia toppato clamorosamente i tempi e i modi del suo ritorno a Genova, con ben cinque giorni di ritardo rispetto al disastro di giovedì, non ci sono dubbi. Ma da qui a far passare il leader del M5S come uno dei responsabili dell’alluvione ce ne passa. E invece i mass media di Regime sono riusciti anche in questo arduo compito, arrivando a spacciare per ‘angeli del fango’ due studentelli che, evidentemente emozionati per la prima spalata della loro vita, hanno contestato Grillo che, almeno, è stato l’unico politico ad aver avuto il coraggio di presentarsi fisicamente nel capoluogo ligure. Saremmo curiosi di sapere se questi sedicenti ‘angeli del fango’, braccia negate all’agricoltura, sarebbero disposti ad andare sotto i Palazzi romani a contestare il governo Renzi e i suoi predecessori. Evidentemente no, visto che non una voce critica, o una pala, si è alzata contro lo Stato, il governo, la burocrazia e la deprimente supercazzola scaricabarile propalata via twitter dal premier. Intanto il M5S presenta in Senato una mozione di sfiducia contro il premier ‘che sapeva’.

Elezione dei giudici della Corte Costituzionale. Si fa sempre più fitto il ‘mistero Violante’. Oggi per la 19sima volta dal parlamento è uscita una fumata nera. Mentre il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano persevera in uno stillicidio di moniti per sollecitare l’elezione di due personalità gradite a lui, Pd, Forza Italia e Ncd hanno votato ancora scheda bianca. E i voti ‘di protesta’ per il presidente del Senato Pietro Grasso salgono a 117. Segnale evidente che il nome di Luciano Violante a qualcuno proprio non va giù. Ma, evidentemente, quel posto è stato promesso al pluridecennale parlamentare piddino che, senza provare il minimo di vergogna per le umiliazioni subite a Montecitorio, non ci pensa proprio a mollare. Questioni interne alla casta. Per Fabrizio Cicchitto di Ncd lo stallo sulla Consulta è «un’autentica follia». E se lo dice anche Cicchitto.

 

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