venerdì, Ottobre 22

Legge di (in)stabilità Renzi travolto dalle critiche. Incidenti a Torino. Terni si ferma contro la Thyssen. Poste: 20mila posti a rischio

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incidenti Torino

Matteo Renzi, ‘padrone di casa’ in Prefettura nella seconda giornata del vertice ASEM di Milano, è l’unico tra i leader europei a vedere la luce in fondo al tunnel della crisi russo-ucraina. Tema del giorno restano comunque le reazioni alla bozza della legge di stabilità. Pesanti critiche piovono sul premier, ma il presidente della Regione Piemonte, il renziano Sergio Chiamparino, apre alla trattativa: «Incontriamoci». Manifestazione Fiom a Torino: scontri con la polizia. Sciopero generale contro la ThyssenKrupp a Terni: fischi per Susanna Camusso e Luigi Angeletti. 20mila posti di lavoro a rischio alle Poste. Colpi di scena a ripetizione nel caso Ruby.

Quella presentata in pompa magna mercoledì sera dal presidente del Consiglio Matteo Renzi (solo slide perché il testo scritto ancora non esiste) è una legge di stabilità o una legge di instabilità? A giudicare dalle reazioni negative scaricate addosso al teleimbonitore fiorentino, l’ago della bilancia pende decisamente sulla seconda ipotesi. Ieri la sonora bocciatura di quella che una volta veniva chiamata ‘Finanziaria’ è arrivata dalla minoranza Pd, dal resto dell’opposizione parlamentare (M5S, Sel, Lega) e persino dagli alleati/oppositori di Forza Italia. Ma a preoccupare il governo è soprattutto la rivolta degli Enti Locali. Presidenti di Regione e sindaci di ogni colore politico, a cominciare proprio dai renziani (Sergio Chiamparino, Piero Fassino, Luca Zaia, Roberto Maroni, Nichi Vendola, Nicola Zingaretti), non si sono certo risparmiati nel criticare una manovra economica che, tagliando 8 mld, rischia di mettere definitivamente in ginocchio i servizi scolastici, di trasporto e sanitari assicurati, si fa per dire, dai governi locali.

Stamattina ci ha pensato Beppe Grillo a riaprire il valzer delle critiche all’Esecutivo. «Renzi infila nella manovra la porcata della clausola taglia-sanità», scrive il leader pentastellato sul suo blog. «Il Tfr in busta paga con tassazione ordinaria e non separata è un furto ai lavoratori» posta invece su facebook il deputato della Lega Nord, Guido Guidesi, facendo riferimento alla maggiore tassazione che colpirà chi deciderà di prendere il Tfr in anticipo. Un altro leghista, il senatore Paolo Arrigoni, se la prende con i «deliri centralisti» del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che «farnetica» sull’efficienza prodotta dai tagli imposti da Roma agli Enti locali. Anche l’assessore lombardo alla Salute, Mario Mantovani di Forza Italia, considera i tagli «una cura non utile alla salute dei lombardi». E a mettere un altro carico ci pensa il Consiglio regionale sardo che nella serata di ieri, all’unanimità, ha approvato un ordine del giorno che impegna il presidente Francesco Pigliaru a «salvaguardare le entrate riconosciute alla Regione e evitare danni irreversibili all’economia della Sardegna».

Per il deputato di Sel Nicola Fratoianni, intervistato dal nostro giornale, nella manovra economica «è assente la visione del futuro». Indomabile anche il ‘Lev Trotsky del Pd’ Stefano Fassina che denuncia la mancanza di risorse per la Cassa Integrazione in deroga. Mentre il forzista ribelle Raffaele Fitto annuncia la presentazione di «12 proposte alternative» sulla legge di stabilità. Ironico il portavoce azzurro Giovanni Toti: «Renzi ha invitato a cena gli italiani e ha fatto pagare i conti alle Regioni e ai Comuni». Addirittura catastrofico il giudizio del leader di Italia Unica, già banchiere/ministro Corrado Passera che smonta la manovra pezzo per pezzo, ritiene il Def e la legge di stabilità essere «la ricetta per il disastro» e coglie persino «alcuni indizi di attitudine elettoralistica» nel comportamento di Renzi.

L’unico a dimostrarsi entusiasta della legge di stabilità, oltre ai ‘renziani da riporto’ insediati in parlamento, come Yoram Gutgeld, Matteo Colaninno e Sandro Gozi, sembra essere il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il due volte inquilino del Colle, forse distratto dalla sua imminente deposizione nel processo sulla trattativa Stato-mafia (28 ottobre), riesce a scorgere, solo lui, «un riconoscimento abbastanza ampio che ci sono misure importanti per la crescita sia direttamente, per quello che riguarda la politica degli investimenti, e sia indirettamente per quello che riguarda la riduzione della pressione fiscale». Sarà, ma intanto mezza Italia è pronta alla guerriglia contro i tagli che strozzeranno definitivamente il welfare state.

E che la tensione sia giunta a livelli di guardia lo dimostrano gli scontri tra studenti e forze dell’ordine di questa mattina a Torino, durante una manifestazione proclamata dalla Fiom contro la riforma del Lavoro, ma anche per protestare contro il Vertice europeo dei ministri del Lavoro, in programma oggi e domani al Teatro Regio. Il segretario dei metalmeccanici Cgil, Maurizio Landini (che denuncia il collegamento tra la violenza della polizia e il governo), ha colto l’occasione per ribadire ciò che pensa la Fiom della manovra economica. «È una follia», ha scandito senza peli sulla lingua Landini, «se lo Stato dà soldi pubblici alle imprese queste si devono impegnare a non licenziare. La legge di stabilità non affronta i problemi dei lavoratori. Il problema è creare nuovo lavoro, difendere quello che c’è e far ripartire gli investimenti. I provvedimenti messi in campo non vanno in quella direzione». Nessun provvedimento in favore dello sviluppo e nemmeno la minima traccia di un piano industriale (modello Silicon Valley tanto per capirci), queste le obiezioni mosse contro Renzi anche da economisti e ricercatori universitari.

Stessi problemi, ma diverso scenario in Umbria, a Terni, dove la provincia si è bloccata per otto ore in solidarietà con il corteo (20mila persone) degli operai della AST, storica acciaieria italiana ora in mano ai tedeschi della ThysseKrupp che vorrebbero mandarne a casa più di 550. Logico aspettarsi che, con il clima di tensione anti-casta che si respira tra i milioni di disoccupati italiani, gli interventi dei leader di Cgil e Uil, Camusso e Angeletti, potessero venire sonoramente fischiati, come infatti è accaduto. Dello stesso tenore l’agghiacciante indiscrezione riferita da Mario Petitto, segretario Cisl-Slp, secondo il quale l’amministratore delegato di Poste Francesco Caio starebbe per presentare un piano industriale che prevede «17-20mila esuberi».

Il caso Ruby non finisce mai di autorigenerarsi (come i temporali a Genova). Solo ieri erano arrivate le motivazioni della sentenza con cui il 18 luglio scorso la II Corte d’appello di Milano aveva assolto Silvio Berlusconi dalle accuse di concussione e prostituzione minorile. Giudizi non proprio lusinghieri per l’ex Cavaliere, perché la concussione per induzione è stata cancellata nel 2012 dalla legge Severino, mentre i giudici hanno confermato che Ruby si è prostituita ad Arcore, come tante altre ragazze, ma che non ci sono prove del fatto che il ‘drago’ Silvio fosse a conoscenza della minore età della ‘vergine’ Karima el Mahroug. Oggi, non uno ma due colpi di scena: le clamorose dimissioni dalla Magistratura di Enrico Tranfa, presidente del collegio che ha firmato le suddette motivazioni, e la notizia di una nuova indagine aperta a Torino contro Berlusconi per diffamazione. Il capo di FI aveva accusato il già senatore dell’Idv Patrizia Bugnano, avvocato difensore di Ambra Battilana e Chiara Danese (testimoni delle ‘cene eleganti’) di «aver plagiato» le due ragazze.

 

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