martedì, Aprile 13

Legge 194: diritti formali o diritti sostanziali? field_506ffb1d3dbe2

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Mentre dilaga in maniera esponenziale la violenza di genere nella nostra società, assistiamo atterriti al diffondersi di frequenti casi di negazione di diritti acquisiti da anni di lotte; negazioni che, per principio e per ricadute sostanziali, si configurano anch’esse come una vera e propria violenza di genere.
Quando questi diritti vengono negati ci troviamo di fronte ad un fatto intollerabile, a maggior ragione se l’accaduto non è imputabile a difficoltà oggettive come la carenze di strutture, ma ad una mera scelta individualista del personale medico. 

Quanto accaduto alla giovane donna romana, rappresenta solo un’ennesima prova nell’enormità di casi simili e la dice lunga sul progressivo e vergognoso svilimento della 194, la legge italiana che dovrebbe garantire il diritto all’aborto, divenuta inutile paravento dietro il quale si nasconde la politica italiana bigotta, sessista e filo-vaticana che finge di garantire diritti che, a ben vedere, non possono essere considerati tali se non sono alla portata di tutti in qualsiasi momento di necessità. La libertà di obiezione del personale sanitario prevarica palesemente il diritto di ogni donna a ricevere cure mediche che devono essere pronte e professionali, senza mai dimenticare il rispetto per l’individuo e per le sue scelte.

Il FIU, condannando in toto l’accaduto, identifica i colpevoli in una politica italiana servile e opportunista, rivendicando un reale diritto all’aborto per tutte le donne di ogni nazionalità e ribadendo con forza, così come già fatto nella passata campagna elettorale, la necessità di garantire in ogni unità ospedaliera un medico non obiettore all’interno dei reparti suscettibili di applicazione della Legge 194 e somministrazione della “pillola del giorno dopo”. Questo è un primo e doveroso passo perché nessuno venga più ingannato da chi dovrebbe avere come unico interesse e dovere la salvaguardia fisica e psicologia dell’utenza, anziché abbandonare nello squallore una giovane coppia bisognosa d’assistenza e far diventare diritti acquisiti un’ipocrita lettera morta.

Bisogna agire subito, affinché di casi del genere rimanga solo sbiadita memoria. 

 

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