giovedì, Ottobre 21

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La differenza tra un’automobile utilizzata come mezzo di trasporto e un’automobile guidata da un ragazzo ubriaco in autostrada non è nell’automobile, ma nell’educazione. L’utilizzo di ciò che facciamo di quello che ci viene dato non è quindi una questione di possibilità, ma in definitiva di educazione.

La pensa così anche l’onorevole Paola Binetti, solo che non parla di patente e automobili, ma di droghe: «quando parliamo del fallimento delle politiche proibizionistiche dovremmo in realtà parlare di un’altra cosa: del fallimento delle politiche educative. Abbiamo educato poco i ragazzi alla conoscenza degli effetti negativi delle droghe e ad avere una personalità più forte, una maggiore padronanza di sé che permette di fare anche esperienze ai limiti ma di riuscire poi a fermarsi prima che queste diventino pericolose».

Ciclicamente il tema della legalizzazione delle droghe leggere torna alla ribalta. Stavolta scopriamo che avremmo dovuto educare i nostri figli in tema di droghe, perchè educarli a considerarle un fatto sbagliato, nocivo e per questo illegale. Avremmo dovuto educarli a considerarle una sostanza di cui è meglio non fare uso eccessivo, come la caffeina.

Non la pensa così il ministro della salute Beatrice Lorenzin, che non so se creda nelle politiche proibizioniste, ma evidentemente crede che non sia corretto legalizzare sostanze come le droghe leggere.

Certamente, come ha sottolineato il senatore Luigi Manconi, la politica proibizionista ha causato «l’ampliamento del mercato e del numero di consumatori, carcerizzazione di massa e sofferenze sociali». Ma siamo sicuri che siano state le politiche proibizioniste a causare tutto questo? O sono state piuttosto le droghe e la natura umana messe insieme? E’ sufficiente proibire qualcosa perchè questo diventi pericoloso e fonte di disagio o piuttosto deve essere formalmente proibito ciò che causa disagio e sofferenza sociale?

La questione della legalizzazione delle droghe leggere è tuttavia ben più complessa di così.

La convinzione di molti è che chi prova le droghe leggere automaticamente, con il tempo, passi a quelle pesanti. Non ci sono certezze in merito, ma da San Patrignano fanno tuttavia sapere che «non ci sono evidenze che vanno contro quella che è la nostra esperienza: tutti coloro che hanno problemi di droghe hanno quasi sempre iniziato con hascisc e marijuana». Non è quindi detto che chi prova le droghe leggere passi automaticamente a quelle pesanti, tuttavia chi utilizza droghe pesati da qualche parte ha pur cominciato.

Poi ci sono i soldi, come sempre. Soldi sotto forma di tasse.

Legalizzare e droghe leggere significa avere un bene di consumo da tassare, esattamente come gli alcolici o il tabacco. Sostanze più o meno nocive per l’organismo, che però vengono vendute perchè sono “legalizzate”.

“Legalizzare” diventa quindi avere il monopolio della vendita, controllare le tipologie di sostanze che si possono trovare al supermercato e nelle tabaccherie e consentire alle persone di acquistarle previa esibizione di una tessera sanitaria, nel caso dei tabacchi, e pagamento di una tassazione adeguata.

Ora come ora le droghe leggere non vengono tassate perchè illegali. Legalizzazione diventa sinonimo di tassazione e non comprendo dove trovi spazio l’educazione di cui parlavamo prima in tutto questo.

Non è sufficiente permettere la vendita delle droghe leggere per educare al loro consumo. Con gli alcolici non ha funzionato e nemmeno con i tabacchi. Permettere la vendita di alcolici non ha ridotto i casi di alcolismo, così come la vendita libera di tabacchi ha diminuito i casi di cancro al polmone.

Senza parlare del lato etico della questione, ovvero la tassazione di una debolezza, di qualcosa che forse non fa così male come dicono, ma di sicuro non fa bene. Di qualcosa che può creare dipendenza esattamente come la nicotina, il gioco d’azzardo e gli alcolici.

Una tendenza tipicamente italiana è quella di minimizzare qualcosa facendo notare che c’è di peggio. All’osservazione che forse non si dovrebbero legalizzare le droghe leggere perchè nocive per l’organismo ecco che compare una schiera di benpensanti che punta il dito e domanda: «e gli alcolici, allora? E le sigarette?». Così come quando il fotografo dei vip Fabrizio Corona, condannato per cosucce tipo l’estorsione, era latitante qualcuno puntava il dito e quasi lo difendeva: «beh, ci sono assassini ancora a piede libero: cerchiamo di incarcerare prima loro».

Va così. Come se questo legittimasse un po’ tutto, visto che a tutto c’è il peggio.

 

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