domenica, Agosto 1

Lega Italia. E adesso Salvini cambia passo

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Ha vinto Matteo Salvini. Come previsto, più del previsto.
Tutto il resto è discutibile, e ciascuno può tirare la coperta (corta) dove gli pare, come di prammatica. Ha indubbiamente vinto anche il Movimento Cinque Stelle, consolidandosi in occasione di elezioni Regionali nelle quali il traino del Gran Capo genovese è stato ridotto rispetto agli appuntamenti nazionali. Beppe Grillo ha volutamente, ed intelligentemente, cominciato a ritrarsi dal proscenio quanto basta. Tutti gli altri accusano il colpo. O almeno dovrebbero. Come dovrebbero occuparsi di una disaffezione alle urne che scivola ormai verso il patologico. Non di chi a votare non ci va, ma di chi non riesce a convincere della ancora possibile bontà della politica.
Matteo Renzi registra un esito inferiore alle attese, ma incassa comunque un risultato che, pur non brillante come avrebbe voluto, gli permette di navigare alla guida del Governo con un certo orizzonte davanti. Sino a quando si vedrà, per intanto ha già rilanciato preannunciando due mesi di fuochi d’artificio da qui sino alla chiusura estiva delle Camere. Silvio Berlusconi registra lo scioglimento di fatto di Forza Italia, dovendo anche fare i conti con l’adesso effettivamente possibile sfida interna di un moderatamente soddisfatto Raffaele Fitto. Peraltro, a fronte dei risultati usciti dalle urne è ormai patentemente improponibile la barriera antisalviniana del ‘Non potranno mai governare’. In cinque Regioni su cinque dove era presente anche il simbolo della Lega Nord (Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Umbria), Forza Italia arriva sempre dopo, spesso in maniera così eclatante che non occorre neppure esaminare il dettaglio. Ha la ciambella di salvataggio, politica non numerica, della vittoria di Giovanni Toti in Liguria, affermazione però interamente dovuta alla Lega in termini elettorali, solo sussidiariamente alla capacità di presentarsi uniti. L’affermazione del suo poulain consente comunque a Berlusconi di puntare su di lui come ‘erede e federatore’, precostituendosi una decorosa via di uscita. Meglio: gli consentirebbe, nel caso all’uscita volesse davvero incamminarsi, e c’è da dubitarne. La sinistrasinistra incassa il ‘bel’ risultato di far perdere il Partito Democratico in Liguria, ma pochino incassa invece in proprio, sia per il suo candidato che, ancora e molto peggio, per le liste che l’accompagnavano. Nel resto d’Italia risultati ancor più mediocri. Angelino Alfano non esiste elettoralmente, e forse non esiste proprio, sarebbe atto di ecologia civile (e di umana prudenza) se il nostro Paese fosse finalmente dotato di un Ministro dellInterno. Pier Ferdinando Casini se ne sta defilatissimo, in attesa che gli caschi in mano, e prima o poi accadrà, qualche bella pera matura. L’essere ormai privo di prospettiva o leadership politica può rappresentare un punto di forza nel traguardare prestigiosi incarichi. Campania, Vincenzo De Luca, e Puglia, Michele Emiliano, sono questioni così rilevanti, ed assolutamente antitetiche, che ci limitiamo ad annotarle, ché analisi e conseguenze delle loro elezioni sono tanto ampie, e di tale incoativa portata, che ci si dovrà fare i conti molto presto, molto pesantemente e molto a lungo. Luca Zaia, Governatore leghista uscente e rivincente, asfalta la povera Alessandra Moretti in Veneto, di pari passo con il ridimensionamento dell’ex sodale leghista Flavio Tosi. Giro d’orizzonte concluso con la segnalazione della avanzata generale di Fratelli d’Italia, diretta e quasi scontata conseguenza della liquefazione di Forza Italia, con la prospettiva però di essere al massimo luogotenenti del leader leghista. Questi i dati riassuntivi, per comodità e chiarezza. E per ora hoc sufficit.
Il possibile valore aggiunto è capire cosa sta per avvenire. Il dato più forte, ed in prospettiva giocabile su registri diversi, è l’evoluzione della strategia della Lega salviniana, nella duplice accezione di Lega Nord e Noi con Salvini. Magari affiancate da una subliminale, ma non troppo, Forza Ruspa, nella prospettiva di una riassuntiva, globale, Lega Italia. La novità sarà il cambio di passo. E la messa a regime della neonata compagine parallela di Noi con Salvini, che tra Puglia, Comunali siciliane ed altre presenze ha ottenuto risultati non eclatanti, ma tali da costituire la base di un lavoro di effettivo insediamento. Che è stato, storicamente, alla base della vera forza della Lega al Nord, e che ha permesso lo sviluppo del fenomeno attuale. Il Movimento Cinque Stelle ha ormai tracciato davanti a sé un percorso ‘di lotta e di governo’ che nei due anni (e più) dal clamoroso successo alle politiche del 2013 si è chiarito e delineato. Procedendo con l’inaspettata affidabilità di un diesel. Altrettanta, seppur opposta, chiarezza di itinerario si va delineando per Salvini. Incassato ed a sua volta consolidato questo risultato, ha già pronto il salto di qualità verso l’egemonia sull’intera area di centrodestra. E non solo. Che prevede nuovi comportamenti e tattiche, le cui tracce si sono già cominciate a vedere da qualche tempo.
In ogni caso queste Elezioni Regionali hanno impresso un’accelerazione politica formidabile, fornendo un quadro di estrema mobilità, in cui il movimentismo sarà per qualche tempo la dominante. Per tutti questi motivi, per tanti altri ed anche per i Ballottaggi dei Comuni di domenica 14 giugno, abbiamo davanti un giugno molto caldo. Sempre meglio di non avere davanti niente.

 

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