giovedì, Ottobre 21

L’edilizia si accaparra il 35% degli investimenti stranieri diretti Sebbene sia iniziato un “leggero calo” dell’attività, l’edilizia attrae la maggior quantità di capitali stranieri. Gli argentini mirano al mercato immobiliare.

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 Lo slogan ripetuto dell’opposizione durante la campagna elettorale è stato quello della «fine del vento in poppa» che ha spinto la crescita dell’economia uruguaiana nell’ultimo decennio. Nonostante ciò, la voce ufficiale ha insistito a dare segnali di continuità nella gestione della politica economica per non agitare le acque nell’ambiente delle imprese. 

Gli economisti avvertono che sarà necessario stringere la cintura, anche senza toni drammatici. E alcuni settori che andavano bene stanno dando segnali di un “lieve calo” nell’attività. 

Il caso più concreto è quello dell’edilizia. “Questo settore continuerà a calare lentamente, tra l’altro perché non sono stati realizzati grandi progetti”, dice Ignacio Otegui, presidente della Cámara de la Construcción dell’Uruguay, in un canale televisivo locale. 

Tra il 2003 e il 2006 la media degli investimenti esteri verso il settore dell’edilizia è stata del 11,5%. Nel periodo compreso tra il 2007 e il 2010 è stata del 28,6%. E dal 2011 supera il 35% attestandosi come il settore con maggior capacità di attirare investimenti stranieri, secondo i dati forniti dall’Instituto Uruguay XXI. Questa crescita è conseguenza della costruzione di due stabilimenti per la lavorazione della cellulosa –l’ultimo realizzato nel 2013, con un investimento di 2.000 milioni di dollari, provenienti da capitali cileni e svedesi-finlandesi, e dagli investimenti immobiliari a Punta del Este, la principale città balneare del Paese. 

L’aumento degli investimenti stranieri diretti ha portato l’Uruguay tra i paesi con maggiori apporti di capitali della regione, e in particolare nell’edilizia che ha portato il mercato immobiliare e le opere pubbliche in secondo piano rispetto agli investimenti privati. 

Nel 2013 gli investimenti esteri sono cresciuti del 4,1% rispetto al 2012 e hanno rappresentato il 5% rispetto al Prodotto Interno Lordo. La legge di promozione degli investimenti ha favorito l’arrivo di capitali esteri, grazi a un trattamento simile agli investimenti nazionali, e con accordi di protezione per circa 30 Paesi, tra cui gli Stati Uniti, la Spagna, la Finlandia, la Francia e il Regno Unito.  

Il problema è che non ci sono mega progetti capaci di sostenere questo livello di investimenti nel settore. Il presidente José Mujica ha detto qualche mese fa che voleva lasciare al prossimo governo “due o tre cosette sistemate”. Si riferiva all’impianto di rigassificazione (come parte del progetto per modificare il sistema energetico del paese), alla ricostruzione delle ferrovie, e allo sviluppo di un porto di acque profonde lungo le coste della regione di Rocha (nella parte sud-orientale del Paese, sull’oceano Atlantico). Di questi tre progetti, però, oggi solo il primo è partito. Quello delle ferrovie non procede, e rispetto al porto, il presidente è stato in Brasile pochi giorni fa, dove si è incontrato con Dilma Roussef al fine di avere il suo appoggio per svilupparlo e conferirgli un carattere sovranazionale.

Anche altri progetti sembrano essere rimasti per strada. Il presidente si è recato in Finlandia  per perorare la causa della costruzione di un terzo impianto di cellulosa, ed è tornato senza nulla di nuovo. D’altro canto, il progetto minerario per la regione del centro-sud del Paese, promosso da un’impresa a capitali indigeni, non è stato ancora portato a termine. 

Se non si concretizza qualcuno di questi progetti, il settore non riesce a mantenere il livello degli investimenti che aveva registrato. Otegui calcola che questo “lieve calo” manterrà tale tendenza nel 2015.

«L’origine degli investimenti stranieri in Uruguay è soprattutto l’Argentina e altri paesi del Mercosur», secondo il rapporto di Uruguay XXI. Gli argentini investono soprattutto nel mercato immobiliare, alberghiero e agricolo. I brasiliani nel settore agroindustrialeGli statunitensi nei servizi e nell’industria. E nella lista dei principali investitori figurano capitali neozelandesi nel settore agricolo.  

Sebbene non sia stata ancora detta l’ultima parola sulla fine del “vento in poppa”, le opinioni degli specialisti concordano nell’affermare che soffierà meno forte. Il settore dell’edilizia ne  è un segnale da tenere presente.

 

Traduzione a cura di Marco Barberi

  

 
 
 
 
 

 

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