domenica, Dicembre 5

Le ultime frontiere dell’universo

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Ho avuto l’opportunità di volare nel 1996”, racconta l’astronauta italiano, “a bordo dello Shuttle Columbia perché dovevamo seguire il progetto di questo satellite particolare, al guinzaglio, che rimaneva attaccato con un filo lungo venti chilometri. Questo meccanismo serviva per produrre energia elettrica nello spazio”. La possibilità di ricavare fonti rinnovabili nell’universo è stata sempre una delle idee più importanti che l’uomo potesse realizzare. È possibile ma un po’ complicato ricavare energia dallo spazio: “Lo Shuttle diventava la dinamo e questo filo era l’equivalente di una bobina che riusciva a ricavare energia. Ricavare energia è possibile”, continua Guidoni, “L’esperimento ha funzionato per più di 12 ore poi un cortocircuito lo ha fatto smettere ma dobbiamo pensare che il filo aveva solamente due millimetri di diametro ed era molto sottile. L’idea è fattibile ma complessa perché richiede controlli costanti. Bisogna approfondire il progetto che comunque rimane fattibile”.

La seconda missione che ho fatto nel 2001”, prosegue Guidoni, “ha riguardato la costruzione della Stazione Spaziale Internazionale (Iss). In particolare avevamo a bordo un modulo italiano, chiamato Raffaello, che permise all’Italia di partecipare attivamente al lavoro organizzato dalla Nasa e supportato da Russia, Canada, Europa etc.”. Proprio in quell’occasione, Guidoni fu il primo europeo, nonché il primo italiano, a mettere piede sull’Iss. Senza quel modulo installato nel 2001 la Stazione non avrebbe raggiunto le dimensioni attuali.

Umberto Guidoni è stato anche parlamentare europeo dal 2004 al 2009 e questa esperienza è stata fondamentale per la stesura del Settimo Programma Quadro per la Ricerca europea: “Per me è stata un’esperienza positiva”, commenta Guidoni, “e in particolare ero nella Commissione Ricerca ed Energia e ho potuto dare il mio contributo vista la mia precedente esperienza nello spazio. Il Programma Quadro è durato fino al 2013 e ha deciso molti investimenti nell’ambito europeo, come Galileo, importante per l’autonomia del sistema di navigazione Gps in ambito europeo”.

Passando all’attualità, Guidoni commenta positivamente le nuove foto di Plutone inviate dalla sonda New Horizons: “C’è stato un grande risultato perché spedire una sonda a 10 miliardi di chilometri di distanza è già un grande traguardo”, commenta Guidoni. “Inoltre la missione non ha avuto grandi intoppi e ci ha fornito le uniche immagini di questi pianeta così lontano dal Sole. Possiamo dire che è stato scritto un altro capitolo nella storia dell’astronomia. Abbiamo così imparato a conoscere tutto il nostro Sistema Solare ma anche la nostra stessa Terra perché lo studio di altri pianeti ci insegna a capire la storia del nostro, di come è nato e di come si è evoluto negli anni”.

Anche la scoperta di Kepler 452-b ha rivoluzionato le ricerche spaziali degli ultimi anni: “Kepler ha lo scopo di rivelare altri pianeti simili alla Terra”, continua Guidoni, “e il successo di questa missione è incredibile perché sono stati trovati almeno mille pianeti interessanti. Tra questi ce ne sono alcuni, come Kepler 452-b, che assomigliano molto alla Terra. Sebbene non abbiamo foto, è importante il concetto che pianeti simili alla Terra non sono così rari e questo ci fa ragionare sul fatto che ci potrebbe essere vita nello spazio. Solo vent’anni fa”, conclude l’astronauta, “non si conosceva nulla all’esterno del nostro Sistema Solare”.

Secondo Umberto Guidoni sarebbe importante tornare anche sulla Luna e cercare nuovi asteroidi che potrebbero diventare fonti di materie prime che sulla Terra scarseggiano. Allontanarsi sì, ma tenendo un occhio sempre vigile sulle cose che ci circondano.

L’esperienza di Guidoni è stata molto differente da quella vissuta da Samantha Cristoforetti, diventata un vero e proprio fenomeno sui social network durante la sua missione spaziale: “Quando io sono andato nello spazio non c’era tutta questa tecnologia per connettersi a internet o per usare fotocamere digitali.”, afferma l’astronauta, “Quando io ho volato la prima volta non c’erano queste possibilità e le foto andavano sviluppate a terra. In più non esisteva il collegamento internet ma solo quello radio con Houston”.

Secondo Guidoni andare nello spazio è un’esperienza unica: “È come andare in un’altra dimensione: ci si può muovere in tre dimensioni e addirittura raggiungere il soffitto, cose che sulla Terra sono impensabili. Questa esperienza mi ha fatto capire che esiste un punto di vista extraterrestre del nostro pianeta e soprattutto quanto esso sia bello ma anche unico e fragile. È una grande oasi e dobbiamo averne cura perché è l’unica che conosciamo”.

Guidoni svolge attualmente attività di divulgazione nelle scuole: “Incontro molti ragazzi per parlare di questioni rilevanti in ambito astronomico”, continua l’astronauta, “ed è importante rimanere in contatto con i ragazzi perché si tratta anche di una sfida per cercare di semplificare concetti difficili e renderli facilmente comprensibili a chi non è esperto del settore”.

Le Colonne d’Ercole sono state superate ma ce ne saranno sempre di nuove che solamente chi si dedica giorno e notte allo studio dello spazio riuscirà a conoscere e ad oltrepassare.

 

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