mercoledì, Settembre 22

Le ultime delle Mohicane field_506ffb1d3dbe2

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donne 

 

‘A pensar male si fa peccato, ma s’indovina sempre’, soffia un’impercettibile voce nel mio orecchio sinistro.

Ed allora, avrò di certo indovinato immaginando che, la sera di lunedì 10 marzo, in qualche luogo di ritrovo trasversale per soli parlamentari uomini, si sghignazzava brindando a Prosecco  -prodotto italiano protagonista di un prodigioso sorpasso produttivo allo Champagne-  sulla disfatta di quelle superbe delle donne, che avevano osato immaginare di poter instaurare una democrazia paritaria …

Rimbalzavano fra le mura di questa segreta stanza barzellette spinte  -magari insufflate via Skype da un’ex Senatore radiato dai ranghi, che in quanto a storielle misogine, ne ha una riserva inesauribile-  battute da Bar Sport, qualche gesto dell’ombrello all’indirizzo delle apprendiste streghette che s’illudevano di superare gli stregoni in carica.

Insomma, l’atmosfera eguagliava quella degli spogliatoi della Nazionale di calcio italiana, dopo la vittoria della Coppa del mondo in Brasile (ooops…).

A loro avviso, avevano fatto cappotto alle femmine proterve e ribelli, quelle serpi che si erano covati fra i pettorali.

La regia, ora, ci porta rapidamente avanti di due giorni: mercoledì 12 marzo, ore 13.

Le femmine proterve, per nulla rinunciatarie, si riuniscono in un luogo visibilissimo  -la sala delle conferenze stampa della Camera dei Deputati-  per decidere il da farsi.

C’è un’altra partita da giocare e bisogna evitare di ripetere gli stessi errori. Primo fra tutti, quello di consentire ai depositari della democrazia disparitaria di far ricorso ad un’arma letale e vincente: il voto segreto.

Non c’è stato verso di rintuzzarlo e l’osservazione che non ne ricorrevano i presupposti è stata presa in non cale. Vi pare a voi che, in presenza di voto palese, i componenti della Camera dei Deputati non sarebbero stati liberi di votare secondo coscienza? Ma manco per idea. Solo che bruciavano di paura dal doversi confrontare ad armi pari con chi hanno sempre, nei millenni, tenuto a bada, accordando loro qualche briciola, come si fa in un parco ad un branco di oche.  Infatti, per diffamarle, imputavano loro di volere le quote, ovvero una patente illiceità. E invece, la democrazia paritaria è tutt’altra cosa …

La verità vera è che, nel caso di votazione palese, ognuno avrebbe dovuto prendersi la responsabilità del proprio voto, sgamandosi l’antiteticità fra il dire ed il fare.

E tutto questo, ora che l’Italicum passa alla votazione al Senato, non si deve permettere che avvenga di nuovo.

Nella saletta che ne avrà viste di tutti i colori, arringate con la facondia di una caporivolta da Daniela Carlà, accanto ad una Gran Madre della Democrazia come Marisa Rodano, ci siamo sentite tutte assai determinate, senza timidezze o timori riverenziali.

C’è stata persino chi ha suggerito di dare una dimostrazione concreta dell’indignazione delle donne, minando l’accordo elettorale BR (Berlusconi – Renzi) e facendolo saltare.

Anche perché, sembra  -ma io non sono un’esperta di sistemi elettorali-  che si sia riusciti nell’impresa  -non facile-  di riuscire a peggiorare il Porcellum, generando un mostro. La notte della ragione (maschile) genera mostri e tende a azzerare l’esistenza del 50% della popolazione femminile.

Per confondere le acque, i passatisti maschilisti schiacciavano ogni discorso che si tentava sulla formuletta delle quote. Ovvero delle briciole percentuali. Mentre, la verità vera è che l’architettura istituzionale deve riflettere la composizione demografica del Paese: non quote, ma fifty fifty, così come risulta dall’anagrafe.

Insomma, la determinazione, pur un po’ ammaccata, ha fatto presto a risorgere. Perché vale anche per noi la massima che quando il gioco si fa duro, le dure cominciano a giocare.

E noi abbiamo avuto una scuola eterna a forgiarci: fatta dal dolore anche fisico procuratoci dallo stigma di esser donne, al cui grembo è affidato la perpetuazione della stirpe. Come se non bastasse, molte fra noi hanno avuto diretta esperienza della violenza e, ancora di più, dell’oppressione persino fisica utilizzata per ‘tenerci al nostro posto’  -anche col metodo vile, apparentemente incruento, del voto segreto.

Certo, ‘abbiamo fatto a fidarci’, come dicono in dialetto romanesco, e ce la siamo presa in saccoccia da uomini persino appartenenti ai partiti apparentemente entusiasti di incardinare nel sistema elettorale il 50/50.

Chi aveva il pallottoliere di rendiconto dei voti ben sa che almeno in 50 di una forza politica poli-animista (non 101, stavolta … un numero da Walt Disney) hanno marcato visita, dietro il comodo paravento del segreto dell’urna.

E questo, al Senato, non deve accadere! Sprizzavamo risolutezza da tutti i pori, perché è assai irritante essere turlupinate anche da chi non ce l’aspettavamo; e questo, siamo d’accordo tutte, non permetteremo che avvenga al Senato.

Ci riusciremo? Chissà: mettendolo in dubbio, però, partiremmo già sconfitte. Per cui, auto-coach-iamoci e immaginiamoci col risultato acquisito, anche se, i fatti successivi  -e non mi riferisco all’inserimento della democrazia di genere nell’Italicum, ma ai fatti contestuali- ci spalmano d’inquietudine il futuro. #nonsiamoaffattoserene, insomma. E manco ci caschiamo in quell’altra fola della selezione per merito: se funzionasse, tutto sarebbe retto dalle donne, prime della classe a scuola, nelle università e nei concorsi.

Persino il mio vituperato Innominato non ha raggiunto le vette di ciarlatanaggine che si sono potute osservare ieri pomeriggio in un luogo caro al mio cuore, affacciato su Piazza Colonna.

Immediatamente, sulla rete, son rimbalzate le immagini di Mastrota a vender pentole … una pena. Naturalmente, la colonna partigiana Matthew sbufferà contro le proteste in rete: ‘E che sarà mai… un po’ di entusiasmo giovanile non può fare che bene!’. Solo che, ai più, quest’espressione appare sinonimo d’incoscienza e di supposto possesso dell’albero degli zecchini; anzi, degli eurini.

Quando si parla di miliardi (d’euro) manco fossero sfogliatelle (ed anche quelle ci vuole del tempo a cucinarle), a chi c’impiega molto sudore per guadagnarne qualche spiccio scatta automaticamente la diffidenza … Dovrebbe rassicurarci l’ultimo miracolo del Premier, riportata maliziosamente su ‘Il Mattino‘: «Nella ricevitoria del lotto di via Antonio de Curtis 16 di Bacoli, una signora ha giocato 1 euro al gioco 10 e lotto (estrazione ogni ora) e ha centrato i primi 3 numeri usciti: 3 – 2 – 8, vincendo 100 euro. La signora ha detto al gestore della ricevitoria di essersi ispirata ai numeri della targa della Smart di Renzi vista in tv (in realtà la Smart per andare al Quirinale fu usata da Renzi, ma è di proprietà di un suo amico)».

Cento euro d’ammortizzatore sociale: ma la storia è strampalata e non regge, perché, come giustamente mi fa notare il mio solito angelo custode Riccardo da Madrid, a 10 e lotto non si giocano solo tre numeri; e se, invece, la sedicente vincitrice avesse giocato il terno, avrebbe incassato assai di più. Insomma, c’è un vago odore di bufala!

Chissà quanto incasserà, invece, lo stesso Renzi  -inteso come finanza pubblica-  dalla messa in vendita su eBay di 150 auto blu, così come ha annunciato ieri nella performance pentolara di cui sopra. Gli consiglieremmo di segnarsi le targhe, prima di vendere gli autoveicoli, sì da sbancare il Lotto  come la fortunata signora bacolese.
Neanche tanto nell’ombra, intanto, mentre si vendono le pentole (ma si ricordi, potrebbero essere i coperchi a rimanere sul gozzo), si monta a neve il nulla della casse esauste dello Stato e la valanga minacciosa del debito pubblico incombe, le donne congiurano: con qualche barlume di speranza o i giochi sono ormai serrati?

 

PS: Una raccomandazione alle Senatrici: niente biancovestite né biancomangiare, please. Come mi ha fatto notare su Facebook Francesca Beneduce, Presidente della Commissione delle Pari Opportunità della Campania … il bianco non è presago di vittoria … sul ponte sventola bandiera bianca! (Ed anche… il morbo infuria, il pan ci manca!)

 

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