domenica, Ottobre 17

Le tensioni superano il Consiglio del Golfo field_506ffb1d3dbe2

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Ahmad al Kathib

Secondo quanto riportato dal Daily Star, il ‘gruppo dei quaranta’, cioè la fazione filo-qatarina interna alla Coalizione Nazionale Siriana, starebbe muovendosi per riportare l’organizzazione ribelle nel novero degli aventi diritto ad esprimere un parere di peso,riguardo la crisi a nord del Medio Oriente. La prossima assemblea dell’organo è prevista a Il Cairo nelle prossime settimane. La Cns, è un organo nato a Doha nel novembre 2012, al suo interno sono riuniti, inizialmente sotto la presidenza di Ahmad Mu’Ahd al Kathib, la maggior parte dei gruppi ribelli operanti in Siria, comprese le forze militari e ventidue gruppi appartenenti al Consiglio Nazionale Siriano, autorità politica in esilio con sede ad Istanbul.

La scissione dal gruppo generale della Coalizione, composta da oltre sessanta fazioni ribelli, era avvenuta nel periodo precedente alle trattative svizzere di gennaio, disconosciute dal blocco sostenuto dal Qatar, a seguito della mancata convocazione al tavolo di Ginevra. All’interno del gruppo, però, correnti recentemente evolute, hanno letto come ingiusta l’esclusione dal processo di decision-making, ed hanno lavorato per riprendere posizione nel tavolo di trattativa. Le dirette conseguenze, se tale reintegro avverrà, si riveleranno, se non decisive, indicative ed importanti, nella rivalutazione del quadro dei poteri che bilanciano il gruppo, all’interno del quale è presente una forte anima filo-saudita.

A sostenere la riammissione del gruppo filo-qatarino si espone Haitham al- Maleh, avvocato siriano, fondatore nel 2001 del ‘Human Rights Association in Syria’ (HRAS) osservatorio per i diritti umani che ha operato da Damasco privo di autorizzazione statale fino al 2006, quando ha ricevuto la prestigiosa medaglia Geuzen, conferita dal governo olandese  per le coraggiose lotte in favore dell’affermazione dei diritti. Al-Maleh, a seguito della denuncia pubblicata nel 2009, riguardo le limitazioni governative alla libertà di espressione, venne incarcerato dopo l’accusa di aver diffuso false informazioni diffamanti la morale della nazione ed i suoi esponenti politici e giudiziari. «Spero che il gruppo sarà presente. Siamo nel mezzo di una rivoluzione. Stiamo cercando di evitare che la Siria imploda in una catastrofe. Questo non è il momento di competere per le posizioni»  ha dichiarato domenica al-Maleh.

La situazione si presenta come duplice: infatti, il tentativo di mediazione e riaccoglienza al tavolo di trattativa, se riuscirà, sarà d’esempio alle restanti fazioni sul terreno, spesso autrici di spettacolari insuccessi sul campo a causa delle lotte intestine alle fazioni, od alle competizioni fra brigate di opposti orientamenti, completamente incapaci di perseguire obiettivi comuni. Ma l’alternativa potrebbe anche essere la riaccensione interna al gruppo delle tensioni già vissute  nel giugno dello scorso anno, quando la Coalizione arrivò alla prima elezione per il leader interno. In tale occasione la corrente qatarina candidò Riad Hijab, ex-primo Ministro siriano fino al 2012 sotto l’autarca Bashar al-Asad, che venne sconfitto dal candidato saudita attualmente in carica, Ahmad Jarba.

Fonti interne ai gruppi, che preferiscono non apparire sul quotidiano libanese, vedono il ritorno dei Quaranta come una minaccia per la stabilità della Coalizione, che andrebbe impedita, altri gradirebbero il reintegro per limitare gli enormi poteri di Jarba, che vedrebbero focalizzati verso il Free Sirian Army, gruppo ribelle di spicco operante nel sud della Siria e diretto referente dei partner internazionali, in un ottica di intromissione per influenzarne le scelte. 

Il perseguimento dell’obiettivo dell’opposizione al regime , sembra quindi strettamente vincolato al superamento delle tensioni fra i due influenti vertici del tavolo, specialmente in un momento in cui, sul triangolo geografico che converge nel Golan, numerosi indizi indicano la preparazione di una operazione militarmente rilevante, che mirerà alla riconquista della zona sud verso Damasco. Le tensioni accumulate nel Mar Persico questi giorni, dopo la richiamata in patria degli ambasciatori in territorio qatarino da parte della maggioranza dei membri del Consiglio del Golfo, non sembrano affievolirsi, gli Emirati Uniti e l’Arabia Saudita non intendono fare concessioni fino a che il Qatar non rinuncerà al suo sostegno incondizionato ai Fratelli Musulmani ed il Bahrein resta sotto sorveglianza stretta da parte degli osservatori internazionali per i diritti umani. 

Oman e Kuwait, gli stati più sicuri e malleabili membri del Consiglio, intanto, operano da mediatori per evitare il seppellimento del dialogo, che non farebbe altro che rallentare lo sviluppo economico in costante doppia cifra degli Emirati, in un momento in cui l’Iran, forte dell’affievolirsi delle sanzioni e dello sviluppo degli accordi sul suo nucleareapre agli investitori d’area il suo vasto mercato

 

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