sabato, Luglio 24

Le strategie militari della Cina

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Dal momento della schiacciante sconfitta riportata a metà del XIX secolo con le Guerre dell’Oppio, la Cina ha chiara l’importanza del concetto di difesa e della necessità di possedere una forte base militare se intende essere una grande potenza. Ciononostante, il governo cinese non avanza seguendo completamente il tracciato statunitense: mentre questi si adoperano per costruire l’apparato bellico più forte al mondo, la Cina lavora per evitare le tensioni e i conflitti. A eccezione di due episodi (gli scontri con l’India negli anni Sessanta e con il Vietnam negli anni Settanta), il gigante cinese è rimasto inoffensivo sul piano militare per tutta la seconda metà del Novecento, supportato da un esercito non propriamente al passo coi tempi.

Tuttavia, alla luce di una grande espansione economica, la Cina non può permettersi di dedicare solo qualche sforzo alla sua forza bellica. Innanzitutto per la necessità di preservare la propria credibilità di fronte al resto del mondo e, in secondo luogo, per scongiurare il sempre presente pericolo che le scaramucce geo-economiche degenerino in un aspro conflitto tradizionale. La natura stessa della guerra sta cambiando o, quantomeno, presenta delle novità: c’è un nuovo campo di battaglia, quello dello cyberspazio, e ci sono dei nuovi movimenti, quelli legati al terrorismo, che generano conflitti.

Anche la Cina ovviamente deve far fronte a queste trasformazioni e partecipare alla relativa indagine strategica. La principale sfida nell’evoluzione del settore militare cinese consisterà nel tenere in piedi la sua strategia di ammodernamento dell’apparato bellico, in cui lo sviluppo di una forza offensiva nel cyberspazio e la riforma del modello militare cinese dovranno restare fedeli all’eredità lasciata da Mao e Sun Tzu. La Cina infatti sta attraversando un momento di grande prosperità economica che richiama l’attenzione di tutti.

Nonostante la Cina sia stata facilmente colonizzata nell’Ottocento perché priva di una forza bellica che la proteggesse, non si deve pensare che quella cinese non fosse una civiltà profondamente militarizzata. I frequenti scontri interni e le invasioni delle tribù esterne si susseguirono in quasi quattromila anni di storia e, da soli, costituiscono più di terzo del totale delle guerre combattute al mondo durante lo stesso periodo. Tra il 259 e il 210 a.C. il capostipite della dinastia Qin, Shi Huang, guidava un milione di persone; per fare un paragone: si reputa che l’esercito di Giulio Cesare fosse costituito da 20-30 migliaia di persone. Alla Cina si devono scoperte belliche importantissime, come la polvere da sparo, ma anche la balestra e i razzi.

Come ci è stato insegnato dalla Guerra Fredda, quando dei Paesi forti ed estesi si scontrano, ciò che può veramente fare la differenza è l’indice del PIL. L’Unione Sovietica è più estesa degli Stati Uniti, ma nella guerra tra giganti, la vera grandezza va misurata guardando al Prodotto Interno Lordo, indicatore  affidabile in termini di potenza economica, che permette anche di immaginare quanto lo Stato possa investire nel settore bellico. L’Unione Sovietica non poteva vincere sugli Stati Uniti: anche negli anni migliori il suo PIL era metà di quello americano. Tenendo in debita considerazione non solo il PIL ma anche la crescita stimata della popolazione, si evince che per gli Stati Uniti la Cina rappresenta una minaccia più che temibile, perché probabilmente avrà un numero di abitanti cinque volte superiore a quella degli USA.

Chiaramente, questo vicino di casa tanto ingombrante non passerà inosservato neppure al Giappone, alla Corea e a Taiwan. Ci si chiede fino a quando potrà durare questo periodo d’oro dell’economia cinese. Se si guarda alla storia, il periodo di durata media delle dinastie potenti è di cinquant’anni. Partendo dal presupposto che l’espansione economica attuale è cominciata con le politiche di apertura di Deng Xiaoping negli anni Settanta, si prospetta che la Cina possa ancora esercitare il suo potere e sostenere la sua crescita per altri vent’anni circa. Nel 2030, tuttavia, il Paese sarà probabilmente costituito da una popolazione vecchia che sfiorerà i 2 miliardi e la sua forza economica e militare ne risentirà sicuramente. Guardando nuovamente alla storia del Celeste Impero, si prevede che la Cina affronterà una guerra civile o delle rivolte interne. Resta da chiedersi tuttavia come faranno i Paesi limitrofi a resistere fino al 2030 alla pressione della potenza cinese.

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