sabato, Settembre 25

Le stazioni spaziali parlano russo

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Dopo circa sei mesi di orbita attorno alla terra a bordo della Stazione Spaziale Internazionale Andreï Borissenko, Sergueï Ryjikove e l’americano Shane Kimbrough hanno fatto rientro sul pianeta poggiandosi più o meno delicatamente sul suolo aspro e desertico del Kazakhstan. Una missione impegnativa di due cosmonauti e un astronauta. In realtà i tre fanno lo stesso mestiere ma le antiche tradizioni della guerra fredda non sono tramontate e per questo la denominazione del loro identico ruolo è leggermente diversa. Importa poco, dopo tutto. I tre uomini dello spazio hanno fatto ritorno sul pianeta d’origine a bordo della Soyuz MS-02, che si è sganciata correttamente dalla zona di attracco della grande postazione orbitale, per adempiere a tutte le procedure di rientro, che non perdono mai la loro drammaticità, in ogni fase. «L’atterraggio ha rispettato i calcoli» ha informato l’agenzia spaziale russa Roskosmos aggiungendo che «i tre cosmonauti stanno bene». Il prossimo lancio sarà alla volta dell’ISS, sempre a bordo di una Soyouz.

Ma sfogliando questi flash ci è venuta voglia di spiegare un po’ come mai c’è la predominanza slava in un progetto internazionale che ha visto gli americani da protagonisti.

Secondo Elena Kirilenko, responsabile del gruppo di preparazione del Centro di formazione dei naviganti extra-terrestri, è richiesta la conoscenza del russo per i viaggi nel cosmo perchè “dopo la fine del programma Space Shuttle, la Soyuz è l’unica navicella spaziale che viene utilizzata per le spedizioni in orbita”. Dopo 135 voli ufficiali svolti in 30 di attività la navetta americana la navetta americana Atlantis è stata chiamata a effettuare l’ultimo lancio l’8 luglio 2011.

Al comando di Chris Ferguson, con il pilota Doug Hurley ci sono gli specialisti di missione Sandy Magnus e Rex Walheim. Per altro, a bordo della Atlantis c’era anche un prodotto della tecnologia italiana, il modulo abitativo Raffaello, realizzato per conto dell’Agenzia Spaziale Italiana. Ed è vero che la lingua ufficiale nella Stazione Spaziale Internazionale è l’inglese, ma ogni equipaggio è composto da tre persone, un russo, un americano e un altro membro dell’equipaggio. Come è comprensibile, il comandante del Soyus è sempre un russo.

Per tutta la durata del volo, dal lancio all’aggancio, si deve comunicare in russo, poiché il Centro direttivo dei voli spaziali dà i comandi solo nella lingua slava. Per il Paese che vanta di essere arrivato per primo sulla Luna con equipaggio umano non è del tutto confortante anche se diciamolo, le scelte industriali possono far mettere da parte l’orgoglio e far accettare con serenità alcune regole che poi sono il fondamento della navigazione mondiale.

Gli astronauti americani arrivano in Russia dopo aver affrontato la formazione che contempla anche l’uso della lingua straniera e dopo aver superato i dovuti test del protocollo. Non parliamo però della parlata dei grandi maestri quali Lev Nikolàevič Tolstòj e Fëdor Michajlovič Dostoevskij ma di uno slang che generosamente si chiama ‘lingua dell’astronauta’, composto da molti termini tecnici e dalla denominazione di tutti gli oggetti che dovranno essere maneggiati. Un giorno probabilmente tutti gli uomini della Terra per comunicare useranno questo modo di esprimersi ma per adesso ancora non funziona così. Il livello della fluidità linguistica cambia a seconda della posizione in cui è ubicato l’equipaggio: per l’astronauta che siede a sinistra la formazione è di quattro ore a settimana. Per l’astronauta che siede a destra è di due ore alla settimana. Ovviamente è una questione di ruoli e di responsabilità. Infatti, chi occupa la postazione a sinistra si trova alla destra del comandante e ripete tutte le operazioni del comandante durante l’ascesa, dall’inizio fino all’aggancio alla Stazione .

I problemi seri poi vengono dopo perché l’agganciamento con l’ISS impone una procedura manuale e quindi a alto rischio di errori. Durante l’ancoraggio e l’attracco l’equipaggio descrive in russo ad alta voce tutte le proprie azioni e dalla base rispondono nella stessa lingua. E’ uno spaccato delle prime attività extraterrestri dove ovviamente ogni errore può essere fatale per equipaggi e navi stellari. Ogni operazione dunque va studiata con il rigore a cui sono abituati i professionisti seri

Secondo la Kirilenko fino a ora non si sono verificati casi di particolari criticità anche perché nell’addestramento si insegnano espressioni che misurano le affermazioni con la dovuta severità. Quindi nessun “attimino” o imprecisioni del genere!

Durante il lavoro sulla Stazione l’inglese è d’obbligo ma quando gli astronauti si collegano con il loro Paese per interviste o dichiarazioni, è ovviamente concessa la madrelingua.

Il prossimo 29 maggio, salvo un quasi certo slittamento l’Italia sarà nuovamente sulla SSI con Paolo Nespoli. «Come secondo ingegnere di bordo questa volta sarò sul sedile di destra. Sebbene i due sedili siano uguali come dimensioni, la posizione di destra mi penalizza, perché il mio braccio destro, quello dominante, è schiacciato contro la parete». E’ quanto ha dichiarato l’astronauta poco tempo fa a un quotidiano nazionale.

Ed è vero che i ruoli sono definiti al minimo dettaglio ma quando Nespoli ha parlato dellallenamento, ha detto che è molto duro. «È intenso ed essendo distribuito tra i vari centri nel mondo obbliga a continui spostamenti. Per me buona parte dell’addestramento è sostanzialmente una ripetizione, mentre la parte sul programma sperimentale è nuova».

Durante la missione anche Nespoli, come abbiamo detto in apertura, avrà come compagni un russo e un americano. «Sono nazioni con culture e ideologie diverse, ma che nello spazio e per lo spazio collaborano». Ha ragione, il comandante italiano. Ma, ci domandiamo non senza una punta di dolore perché poi è veramente indispensabile parlarsi solo a 400 km di quota.

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