lunedì, Settembre 20

Le spiagge del Messico sotto attacco

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La concentrazione della popolazione e il riscaldamento globale rischiano di far perdere al Messico le sue spiagge a causa dell’erosione. Questo avvertimento, recentemente lanciato dalla Commissione Economica per l’America Latina (CEPAL), è stato preceduto da una serie di studi messicani della Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM), dall’analisi della Segreteria per l’Ambiente e le Risorse Naturali (Semarnat), dal monitoraggio realizzato dalle organizzazioni ambientaliste e persino da semplici osservazioni della gente comune.

Il primo impatto per il Paese sono le risorse finanziarie che, nel 2015, verranno impiegate per analizzare il recupero dei suoi arenili in otto stati della Repubblica. Lo studio della CEPAL, intitolato ‘Effetti del Cambiamento Climatico sulle coste dell’America Latina e dei Caraibi’, evidenzia, come zone del Messico vulnerabili al fenomeno dell’erosione delle spiagge, sia la costa del Pacifico, sia quella del Golfo del Messico e del Mar dei Caraibi.

Lo scenario, per il 2050-2070, indica la presenza di ‘punti rossi’ per la rapida perdita di arenili e per il previsto aumento delle maree. Tuttavia, la crescita urbana – secondo vari ricercatori – è la principale causa della perdita di arenili e dell’impatto sull’ecosistema marino. In parole povere, il Messico ha scelto di ‘scavare un buco per tapparne un altro’, una soluzione effimera per un grande problema come quello generato da questo degrado ambientale.

La Universidad de Cantabria, in Spagna, avverte la CEPAL che il Messico – insieme ad altri quattro paesi dell’America Latina e dei Caraibi – concentra la sua popolazione «nei primi chilometri di costa». La stessa osservazione è stata esposta dall’ambientalista messicana Guadalupe Alvarez Chulim, da Cozumel, un’isola dei Caraibi Messicani a Quintana Roo, uno dei luoghi più colpiti dai fenomeni naturali e dalla pessima pianificazione delle infrastrutture costiere. «Nel 1930 non si sapeva molto su questo argomento, ma quell’anno, quando è stato fatto il Malecón, a Cozumel (un’isola dei Caraibi Messicani), è iniziata l’erosione della spiaggia».

Il presidente dell’associazione civile ambientalista Cielo Mar y Tierra spiega che l’ecosistema marino si è deteriorato a causa dell’estrazione della sabbia per portarla in altri luoghi, come Cancún e la Riviera Maya, per rimediare alla perdita di arenili nelle zone limitrofe. «Non me ne vogliano gli scienziati, ma l’erosione delle spiagge è stata causata dalla mano dell’uomo. Gli investitori costruiscono hotel e beach club e devastano la duna costiera. La stessa cosa vale per le dighe, che ostacolano il flusso naturale (degli arenili)».

L’ambientalista, originaria dell’isola messicana, assicura che nel 2009 è stata portata via da Cozumel una grande quantità di sabbia e, anche se sull’isola non ci sono molte spiagge, è stato devastato anche il litorale delle mangrovie, che proteggono le barriere coralline dove vivono varie specie. Questa è la catena del degrado ambientale che descrive il presidente dell’associazione ambientalista.

 

POLEMICO RECUPERO DELLE SPIAGGE

Il ricercatore dell’UNAM, Arturo Carranza-Edwards, osserva che sono molteplici le cause dell’erosione delle spiagge. Quella principale, sostiene dopo aver realizzato uno studio nel Paese, è la crescita della popolazione, insieme a «una cattiva gestione ambientale dei nostri litorali». Questo, secondo lo studio ‘Cause e Conseguenze dell’Erosione delle Spiagge’, provoca la perdita di vite umane, un elevato costo sociale, economico e politico.

Il Messico ha dovuto sostenere costi elevatissimi per recuperare le spiagge di Cancún, la sua principale meta turistica e quella che più genera divisa grazie al turismo. Nel 2009, il Governo Federale ha destinato 957 milioni di pesos al recupero degli arenili nella zona costiera di Quintana Roo. L’obiettivo era portare 6,1 milioni di metri cubi di sabbia alla zona colpita da vari fenomeni climatologici, fra i quali, quello più grave, l’uragano Wilma nel 2005.

In quattro mesi (da settembre a dicembre del 2009) è stato possibile accumulare solo 1 milione 200 mila metri cubi. Il clima non ha permesso di raggiungere l’obiettivo. A questo proposito, l’ambientalista della regione, Guadalupe Alvarez Chulim, ricorda: «Quando le macchine hanno asportato la sabbia hanno portato via tutte le specie, varietà di pesci, molluschi e le famose rayas (una specie marina locale). Quando è stato fatto tutto questo, gli investitori hanno tenuto conto dei vantaggi per l’economia, ma non hanno preso in considerazione l’impatto su altri settori della popolazione, come quelli che, ad esempio, vivono della pesca».

La zona più colpita, come allora denunciò Greenpeace, è stata la barriera di protezione del banco corallino a nord di Cozumel. La nuova placca di sabbia formata a Cancún ha raggiunto i 40 metri di lunghezza, ma negli anni successivi, dopo ogni stagione di uragani, si è ridotta a causa del vento e dei cambiamenti delle correnti. Nell’anno 2013, nello Yucatan (al sudest del Messico), sono stati investiti 50 milioni di pesos per compensare la perdita di sabbia in 6,4 chilometri di spiaggia. Le spese sono state condivise tra il governo federale e quello statale.

 

DISORDINE TERRITORIALE

Al riscaldamento globale e alla sovrappopolazione costiera si aggiunge un altro ingrediente che contribuisce alla perdita delle spiagge, il disordine territoriale. Secondo le informazioni fornite dalla Segreteria per lAmbiente e dall’Istituto di Geografia e Informatica (INEGI), fino al settembre 2013 sono stati registrati solo 60 ordinamenti locali nei governi municipali. Tra quelli regionali solo 40 sono stati decretati, espone la Segreteria nel suo ultimo report. «La maggior parte degli ordinamenti ecologici decretati si trovano al centro del Paese, nella penisola dello Yucatan e al nord della penisola della Bassa California, e per la maggior parte di essi ci si è avvalsi della partecipazione dei settori dello sviluppo urbanistico e turistico», informano le autorità ambientali.

La tutela dell’ambiente, quindi, si sviluppa proporzionalmente alla fonte delle entrate che rappresenta l’offerta turistica, visto che entrambe le penisole messicane sono le principali mete turistiche del Paese. «La legge c’è, ma non c’è chi la applica, questo è il problema per l’erosione delle spiagge e suppongo che sarà così in tutto il Paese», osserva Alvarez Chulim.

 

I COSTI DELL’EROSIONE

La CEPAL identifica nello stato di Veracruz, il punto d’impatto dell’avanzamento dell’erosione degli arenili, favorita, tra altre cause, dal fenomeno ENSO (El Niño e l’Oscillazione Sud). Secondo il governo statale, negli ultimi anni (dal 2010 in poi), sono andati perduti almeno 30 metri di sabbia nelle zone costiere del Golfo del Messico. A Veracruz (Tuxpan), così come nello stato dello Yucatan (Progreso), l’UNAM ha documentato l’erosione come parte dello scivolamento sottomarino, sia nella cordigliera, sia nella piattaforma continentale, rispettivamente.

Si tratta di un deterioramento che fa scomparire i terreni, come indica la pubblicazione di Carranza-Edwards dell’Istituto di Limnologia dell’UNAM. Nella costa messicana dell’Oceano Pacifico, il livello del mare è legato al fenomeno ENSO (El Niño e l’Oscillazione Sud); in questa zona, due dei luoghi più interessati, avverte la CEPAL, sono il porto di Acapulco (Guerrero) ed Ensenada (Bassa California), due delle città più turistiche del Messico. Il periodo di degrado, se non si produce una controtendenza del danno ambientale (sia esso dovuto al riscaldamento globale o a cause antropiche) è previsto senza freni fino al 2070.

L’erosione delle spiagge del Messico, con il passare degli anni, occupa sempre più spazio nel budget federale. Il Progetto di Legge Finanziaria stabilisce per il 2015 una spesa di 30 milioni 600 mila pesos, solo per gli ‘Studi di Prefattibilità di Recupero delle Spiagge’. Gli stati che saranno oggetto di questi studi, considerato l’impatto sui loro arenili, sono: Quintana Roo, Bassa California Sud, Yucatan, Sinaloa, Jalisco, Colima, Guerrero e Veracruz.

 

Traduzione di Claudia Donelli

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