lunedì, Settembre 20

Le sofferenze e la BCE field_506ffb1d3dbe2

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Nel novembre 2014 la vigilanza sui maggiori istituti di credito dell’Area Euro sarà definitivamente trasferita alla BCE (Banca Centrale Europea). A Francoforte i preparativi sono in corso da mesi e il personale della BCE sarà integrato con nuove assunzioni altamente qualificate. Il compito che graverà sulla BCE non sarà di poco momento: saranno sottoposte alla vigilanza unica europea circa 130 banche. Questo processo di ulteriore trasferimento di importanti competenze dal livello nazionale al livello europeo rientra nel quadro di una maggior integrazione, soprattutto tra i Paesi che adottano la moneta unica. Sistema unico di vigilanza, sistema unico di risoluzione delle crisi bancarie e garanzia dei depositi sono i tre cardini su cui si sta lavorando nelle sedi europee. Questi tre elementi, insieme con una maggiore integrazione e controllo sui bilanci pubblici nazionali, serviranno a consolidare l’area valutaria, che fino ad ora ha avuto una struttura istituzionale ampiamente deficitaria.

In questo scenario di maggiore integrazione, una delle novità più importanti varate nel corso del 2013 è stata proprio la vigilanza unica sui sistemi bancari. La BCE ha avviato un processo costituito da tre fasi: 1) valutazione generale del rischio bancario; 2) revisione della qualità dell’attivo delle banche; 3) stress test. Queste attività sono in corso e termineranno ad ottobre, alla vigilia dell’avvio della vigilanza unica. La BCE, in sostanza, ha cominciato a conoscere i soggetti sottoposti alla sua vigilanza andando ad esaminare i bilanci e le attività possedute dalle banche. L’obiettivo della BCE è triplice: migliorare la trasparenza del sistema incrementando la qualità delle informazioni sullo stato delle banche; identificare e avviare le necessarie misure correttive; ricostruire la fiducia nelle banche assicurando che esse siano solide e affidabili.

Ovviamente, anche la maggiori banche italiane, le prime 15, saranno sottoposte all’esame della BCE. Una questione particolarmente delicata per le banche italiane sarà quella riguardante le sofferenze sui crediti. La BCE analizzerà il rischio insito nell’attività bancaria, la solidità delle garanzie e la grandezza delle coperture dei rischi. Perciò, un andamento negativo delle sofferenze potrebbe rendere più difficile la vita degli istituti di credito nazionali, poiché potrebbero essere costretti ad accantonare più capitale rispetto a quanto fatto sino ad ora.

In realtà, il problema delle sofferenze non è l’unico che le banche italiane dovranno affrontare. Rilevanti saranno anche le implicazioni legate alla presenza di molti titoli di stato italiani nei bilanci e allo sbilanciamento tra finanziamenti e risorse (su questo aspetto le banche italiane si stanno allineando alla media europea riducendo gradualmente il cosiddetto funding gap).

Però, l’analisi dell’andamento delle sofferenze fa apparire questo come l’aspetto più problematico.

Nel grafico 1 si riporta l’andamento delle sofferenze lorde registrate dal sistema bancario italiano. Si visualizza sia il dato totale che il dato relativo alle famiglie e al settore produttivo, ottenuto dalla somma delle sofferenze delle imprese e delle famiglie produttrici. Il grafico mostra quanto sia preoccupante la situazione. Fino all’inizio dell’anno 2009 le sofferenze erano state abbastanza stabili e oscillavano tra 40 e 50 miliardi di Euro. Con l’arrivo della prima ondata della crisi la curva da piatta è diventata ripida. La pendenza è ormai immutata da ben cinque anni. A gennaio 2010 il valore delle sofferenze era già cresciuto di 20 miliardi, arrivando a sfiorare i 60 miliardi di Euro. A gennaio 2011, complice una revisione della serie, il dato era balzato a 91 miliardi. L’andamento crescente non ha subito interruzioni nei mesi successivi e a gennaio 2012 si era a 107 miliardi e a gennaio 2013 a 126 miliardi. A fine 2013 le sofferenze sono ormai prossime ai 150 miliardi. In appena 5 anni la crescita è stata di oltre 100 miliardi e, se il trend dovesse continuare immutato, nel 2014 il valore delle sofferenze sarà ben quattro volte superiore al dato di inizio 2009. Una crescita di velocità e intensità preoccupante che testimonia, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto sia stata profonda e grave la crisi economica italiana nel corso dell’ultimo quinquennio.

Questi dati complessivi possono essere scomposti esaminando le sofferenze che derivano dai prestiti erogati alle famiglie e quelle legate ai problemi delle imprese. Sempre nello stesso grafico, come descritto in precedenza, è possibile osservare l’andamento delle sofferenze di queste due categorie di prenditori. È evidente che la situazione del settore produttivo sia molto più grave di quella delle famiglie. Il dato riferito a queste ultime è cresciuto dagli 8,5 miliardi di inizio 2009 a circa 32 di fine 2013. Per le imprese la crescita è stata molto più accentuata: da 32 miliardi a 115 miliardi, sempre considerando lo stesso arco temporale.

D’altronde, anche graficamente si nota come l’andamento del dato globale sia ampiamente influenzato dal dato relativo al settore produttivo. Sono le imprese, quindi, a soffrire di più e a riversare sul sistema bancario, sotto forma di sofferenze, le difficoltà che la negativa congiuntura economica pone loro dinanzi.

Dato questo risultato, è utile approfondire ulteriormente l’analisi focalizzando l’attenzione proprio sul sistema produttivo. La tabella 1 mostra i dati relativi ai diversi settori economici della clientela. Viene mostrato l’ultimo dato in valore assoluto, la variazione rispetto ad un anno prima e la variazione rispetto a maggio 2010, che rappresenta il primo dato della serie storica pubblicata dalla Banca d’Italia.

A livello assoluto sono le attività manifatturiere e le costruzioni ad avere le sofferenze più elevate (rispettivamente 29,9 e 28,4 miliardi di Euro). Ma ciò è comprensibile data la rilevanza di questi due settori. Di un certo rilievo anche le sofferenze del settore del commercio (quasi 20 miliardi).

Più interessante è l’esame della dinamica di crescita delle sofferenze. Le variazioni percentuali ci danno un’idea di quali settori hanno sofferto maggiormente la crisi, poiché segnalano i settori che con più difficoltà sono riusciti a restituire i prestiti. Negli ultimi 12 mesi la crescita percentuale più elevata, oltre il 60 per cento, è stata segnata dal comparto “Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata”. Questo settore, però, ha un peso decisamente limitato rispetto al totale delle sofferenze. Più rilevanti, dal punto di vista del peso assoluto, sono le variazioni registrate dai settori “attività immobiliari” (+35,5%) e “costruzioni” (+33,9%). Se ne deduce che il settore immobiliare è quello più colpito nel 2013 dalla crisi. La crescita della tassazione sugli immobili, la riduzione dei valori immobiliari e il generale contesto economico hanno compromesso la capacità di restituzione dei prestiti delle imprese che operano in questo settore. Gli altri settori mostrano variazioni nell’ordine del 20 per cento, valori pur sempre elevati. Meno marcata la crescita del comparto “noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese” che mostra una crescita inferiore al 10 per cento.

Espandendo il periodo in esame si può osservare quanto siano cresciute le sofferenze nel corso degli ultimi tre anni. Spicca nuovamente il settore “Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata” che mostra una crescita di oltre il 400 per cento.

Una nota particolare da rilevare è che il settore manifatturiero ha fatto registrare una crescita delle sofferenze meno marcate rispetto ad altri settori. Anche considerando questo periodo di tempo più esteso, le attività collegate al settore immobiliare continuano a mostrare i più elevati tassi percentuali di incremento delle sofferenze.

Questo scenario espone le banche italiane ad un rischio considerevole. Non si tratta solo di problemi dovuti ai mancati guadagni sui prestiti, ma, come dicevamo in apertura, la crescita delle sofferenze comporta altre negative conseguenze per il comparto bancario e per l’economia.

Infatti, per ben figurare nei futuri stress test ed avere la certezza di superare l’esame della BCE senza patemi, le banche dovranno accantonare più risorse a copertura di crediti inesigibili e rischiosi. Questo comporterà un incremento di fondi che le banche saranno chiamate a trovare nel corso dei prossimi mesi, anche perché c’è stata, e c’è, una forte pressione in tal senso da parte della Banca d’Italia. Considerato il periodo infelice per l’economia e per i conti delle banche, incrementare le coperture dei crediti dubbi sarà particolarmente oneroso nei prossimi mesi.

Una via d’uscita da questo scenario, che sembra aver guadagnato importanze negli ultimi mesi, consiste nella vendita di attività problematiche ad intermediari specializzati. Le banche, cioè, potrebbero cedere i crediti in sofferenza o i crediti rischiosi ad altri soggetti, riducendo così la necessità di accantonare risorse. Questo tipo di mercato sta prendendo piede anche in Italia e alcuni interventi del Governo cercano proprio di stimolare questa tipologia di attività anche attraverso il sostegno pubblico. Ma il pericolo è che si ricorra troppo alle cartolarizzazioni, come avvenuto nei mercati anglosassoni.

Una seconda opzione per le banche è quella di ridurre l’esposizione verso i creditori più rischiosi, cioè tagliare le erogazioni. Infatti, il credit crunch è anche una conseguenza di questa situazione. Questa soluzione, però, nel medio periodo è la forma più autolesionista, perché limitando le possibilità di investimento e consumo riduce il potenziale di crescita dell’Italia peggiorando ulteriormente le condizioni di imprese e famiglie.

La via d’uscita principale è quella di stabilizzare l’economia reale, rilanciare gli investimenti e inserire l’economia nazionale in un sentiero di crescita più sostenibile e duraturo. Ma è anche la via più difficile e con risultati non immediati. Infatti, le sofferenze mostrano tipicamente un andamento ritardato rispetto al ciclo economico. Se nell’anno in corso si ritroverà la strada della crescita, ciò non avrà un immediato impatto positivo su questa grandezza economica. Ne consegue che per le banche italiane anche il 2014 si rivelerà un anno con risultati difficili, un anno di transizione. Se le previsioni economiche saranno rispettate, sarà il 2015 l’anno in cui si inizierà a vedere un reale miglioramento della rischiosità del credito e, quindi, le banche potranno gradualmente ritornare ad erogare credito con minori pressioni della vigilanza e una migliore prospettiva sui risultati gestionali.

Figura 1: Sofferenze lorde totali, delle famiglie consumatrici e del settore produttivo (imprese e famiglie produttrici) in Italia, milioni di Euro.

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Fonte: elaborazione su dati Banca d’Italia

 

Tabella 1: Sofferenze lorde per settore economico del prenditore

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Fonte: elaborazione su dati Banca d’Italia.

 

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