giovedì, Settembre 23

Le sfide per il sindaco De Blasio field_506ffb1d3dbe2

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New York – Ridurre il gap tra ricchi e poveri a New York e quindi la disuguaglianza economica e sociale tra i suoi cittadini. E’ questa la priorità del nuovo sindaco di New York, Bill De Blasio, il primo democratico alla guida della città in vent’anni, che ha davanti a sé la possibilità di sperimentare nella grande metropoli le teorie populiste che hanno dominato la politica negli ultimi anni. De Blasio eredita una New York in crescita, con i conti a posto, sicura – con la criminalità sui minimi record – e con 54 milioni di turisti nel 2013, che hanno l’anno scorso supportato l’economia della città. Ma la stabilità economica non basta a De Blasio che non accetta la differenza tra i ricchi e poveri, in aumento, e propone una maggiore distribuzione della ricchezza, auspicata dalla sinistra del partito democratico. Uguaglianza che, secondo la nuova amministrazione, potrebbe essere raggiunta grazie ad interventi sulla politica fiscale e l’aumento del livello dei salari minimi fino a $10,50 l’ora per chi lavora in un progetto che ha ricevuto finanziamenti dalla città o agevolazioni fiscali. Secondo i dati dell’ultimo censimento il tasso di povertà a New York è aumentato al 21,2% nel 2012 dal 20,9% del 2011 e il reddito familiare medio è sceso a $50.895 l’anno rispetto agli oltre $53 mila del 2008.

La proposta di De Blasio è di aumentare le tasse per chi guadagna più di 500 mila dollari l’anno per creare asili gratis per tutti e un programma per il dopo scuola. L’aumento proposto è dal 3,9% al 4,4% per i 27.300 contribuenti che guadagnano tra $500 mila e $1 milione, che pagheranno in media $973 in più l’anno, secondo i calcoli dell’agenzia Independent Budget Office della città. L’amministrazione De Blasio è composta da 48 democratici su 51 quindi non sarà difficile per il nuovo sindaco trovare supporto alle sue proposte. Ma l’aumento delle tasse è soggetto all’approvazione dello stato di New York e non sarà facile ottenere l’ok, soprattutto in un anno elettorale per il Governatore Andrew Cuomo, da un’amministrazione controllata per metà da democratici (Assembly) e repubblicani (Senato).

Ma la sfida più grande per De Blasio è un’altra: non spingere i ricchi a spostarsi da New York per pagare meno tasse e quindi limitare sensibilmente le entrate complessive per la città. Soprattutto perché la proposta degli aumenti fiscali non è l’unica. De Blasio punta a diminuire gli incentivi per attirare o mantenere le grandi aziende in città, per dirigere le risorse verso gli investimenti nelle piccole aziende, nella City University of New York e in corsi di formazione per i dipendenti pubblici. Tra ottobre e novembre la città di New York le aziende private hanno creato 30.200 nuovi posti di lavoro. Tante aziende che hanno sede a New York operano nel settore finanziario, un comparto che supporta la città in tanti modi. Da una parte ci sono le entrate fiscali. Dall’altra i bonus milionari pagati dalle banche stesse che hanno in passato sostenuto indirettamente il mercato immobiliare, poiché i banchieri solitamente investivano le ingenti somme dei loro compensi in lussuosi appartamenti.

De Blasio ha espresso l’intenzione di voler spostare l’attenzione da Manhattan ad altri quartieri di New York, afflitti ancora da certe problematiche irrisolte. In realtà Michael Bloomberg durante i suoi tre mandati ha implementato tante misure per stimolare diverse aree della città, tra cui investimenti in palazzi per uffici, appartamenti e parchi in aree abbandonate lungo il fiume, l’apertura di nuovi stadi nel Queens e nel Bronx e un’arena per eventi sportivi e musicali e un certo residenziale a Brooklyn. De Blasio punta invece a investire in strutture di supporto alla popolazione per migliorare le condizioni del 46% dei cittadini che vivono in condizioni considerate di povertà. Il sindaco pianifica la costruzione di 200 mila nuove case popolari in 10 anni, utilizzando parte degli investimenti da 1 miliardo di dollari del fondo pensione della città. Operazione che sarà diretta dal nuovo vice sindaco Alicia Glen, ex dirigente degli investimenti urbani della Goldman Sachs.

Il successo di De Blasio dipenderà molto anche da come gestirà il surplus in bilancio lasciato da Bloomberg e verso quali programmi dirigerà i fondi della città. Uno dei primi problemi per De Balsio sarà trattare con gli oltre 150 sindacati per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici e il risultato delle trattative sarà determinate sul bilancio. Le entrate fiscali intanto potrebbero aumentare ancora nei prossimi anni perché gli analisti stimano un continuo aumento dell’occupazione, che è stato tra l’1,5% e il 2% negli ultimi tre anni. La politica di Bill De Blasio ha tanti punti in comune con quella di Barack Obama e il Presidente ha invitato il mese scorso il neo sindaco di New York insieme ad altri suoi colleghi alla Casa Bianca per parlare di soluzioni per creare occupazione e raggiungere l’eguaglianza economica. De Blasio è solo uno di dodici democratici che nel 2014 avranno in mano le redini di grandi città statunitensi, tra cui Chicago, Los Angeles, Filadelfia e Austin. New York però da sempre e’ un modello per altre grandi città americane – e non solo – che hanno combattuto diverse problematiche una volta risolte nella Grande Mela. Basti pensare all’approccio di Rudy Giuliani per sconfiggere la criminalità, e lo stile Bloomberg di applicare i modelli di gestione aziendale al sistema scolastico e spingere i cittadini verso uno stile di vita più salutare. Durante l’era Bloomberg l’agenzia di valutazione del credito Moody’s ha alzato per tre volte il rating sul debito della città di New York a Aa2, il terzo maggiore.

 

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