sabato, Maggio 8

Le sfide del Governo del Libano field_506ffb1d3dbe2

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Tammam Salam

 

Amman – Dopo più di dieci mesi di consultazioni, Tammam Salam, 68 anni centrista, Premier designato del Libano, ha dichiarato concluse le trattative ed ha ufficializzato la formazione di un nuovo Esecutivo nel Paese dei Cedri.

Nelle prime dichiarazioni del 15 febbraio, Salam ha espresso l’importanza di ricreare nel Paese un clima positivo, ristabilire la fiducia e rilanciare il dialogo istituzionale, soppresso, oramai, da troppo tempo, in quelli che saranno i cento giorni prima dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Michel Sleiman, infatti, in carica dal 2008, il 25 Maggio sarà sostituito, e si prevede che il cambio al vertice possa distogliere l’attenzione dalle reali priorità dell’Esecutivo.

«Tendo la mano a tutti i leader politici e conto sulla loro saggezza per raggiungere questo fine. Chiedo a tutti loro di servire il Progetto dello Stato e sostenere le forze di sicurezza del Paese lasciandole  fuori della discussione politica», ha dichiarato Salam nella conferenza stampa di domenica scorsa. Ha poi aggiunto che il Governo vigilerà sullo svolgimento delle elezioni presidenziali e che una nuova legge elettorale per la composizione del Parlamento sarà fra i punti del programma.

Sarà, quindi, un Governo di unità nazionale studiato su un principio di bilanciamento dei poteri a base confessionale, il cosiddetto ‘sistema 888’, cioè otto Ministeri per ogni orientamento religioso fra sunniti sciiti e cristiani.

Il progetto, estremamente ambizioso, è riuscito attrarre e convincere i due rami opposti del Parlamento, le due coalizioni del Movimento per il futuro, di Saad Hariri, sunniti maggiori esponenti della coalizione 14Marzo si siederanno in Consiglio dei Ministri con gli esponenti sciiti di Hezbollah (il Partito di Dio),  leader della coalizione 8Marzo.

Solo le Forze Libanesi, di Samir Geagea, i maroniti vicini al Movimento Futuro, hanno rifiutato categoricamente di entrare a far parte dell’Esecutivo, ritenendo una loro collaborazione con Hezbollah impossibile.

L’appoggio di Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, nella lotta di Bashar al-Asad per mantenere il suo potere in Siria entra, quindi, di diritto nelle questioni governative: «Non ripeterò quanto già ampiamente spiegato riguardo le ragione della nostra presenza in Siria e sul perchè noi stiamo dove dovremmo stare», ed ha poi aggiunto nel suo discorso televisivo di domenica «il Libano è obiettivo acclarato dei gruppi Takfiri, e questo sarebbe successo, prima o poi, a prescindere dal nostro coinvolgimento in Siria». Secondo il giornale ‘al Akhbar’, tre gruppi estremisti takfiri     -Abdullah Azzam, Al Nusra (braccio armato di Al Qaeda in Libano) e Daesh-    sono alleati per compiere attentati in Libano, contro Hezbollah.

Scelta forte, quella di Nasrallah, ma ampiamente prevista da Tammam Salam, che infatti, quasi in maniera preventiva, aveva escluso il dicastero della Difesa dalla rotazione forzata dei Ministeri.

L’incarico è stato assunto dal vice Premier Samir Moqbel, ortodosso e uomo di fiducia del Primo Ministro.

Fra gli altri dicasteri di spicco troviamo agli Interni Nuhad Mashnouq, alla guida della squadra di quattro esponenti di Movimento Futuro, Gebran Assil agli Esteri, ex Ministro dell’Energia, dicastero di fondamentale importanza per il Movimento patriottico di Michel Aoun che stava alla base dello stallo nei precedenti dieci mesi di consultazioni, Ali Hasan Khalil del movimento sciita Amal, alle Finanze, Boutros Harb alle Telecomunicazioni ed Asharaf Rifi, ex capo delle forze di sicurezza interne alla Giustizia.

Una sola donna nella squadra di Governo, il cui ruolo acquista importanza esponenziale a causa della ormai ribattezzata Proxi War siriana, è quello della Giudice Alice Shabtini, che guiderà il Ministero per gli Sfollati. Per lei si prospetta un mandato estremamente complicato, il numero di siriani che varcano le frontiere lungo la valle della Bekaa è decisamente significativo, e accettare l’incarico di gestire questi flussi si sta rivelando un’operazione delicata, per via delle infrastrutture deboli nel Paese, per la inadeguatezza dei fondi a disposizione, per l’attenzione internazionale, e soprattutto per la mancanza di un riferimento politico adeguato.

«Questo gabinetto è la migliore formula possibile per ripristinare la sicurezza e sfidare la difficile fase attuale»,  ha riferito il Premier e la risposta di apprezzamento più indicativa al momento è quella del Gran Mufti della Repubblica Libanese Mohammad Rashid Qabbani «Suleiman ha sofferto i disaccordi tra le controparti libanesi per unidici mesi, ed è per questo che merita i complimenti e l’apprezzamento di tutto il popolo libanese».

L’atmosfera è carica di aspettative, i punti chiave del mandato saranno: da un lato l’ammodernamento della struttura governativa, bisognosa di riforme che adeguino il Paese agli standard internazionali, rendendolo nuovamente partner economico affidabile e meritevole di investimenti esteri, dall’altro la necessità di garantire la stabilità necessaria per ridare fiducia ai cittadini, estenuati dalle divisioni settarie che stanno riprendendo piede da Tripoli a Sidone.

Un importante lavoro anche in termini di rilancio dell’immagine del Paese sullo scenario internazionale, quindi, è quello che i libanesi si attendono dall’Esecutivo Salam, che deve essere in grado di convincere gli Stati vicini che il Libano lavora per la sua indipendenza e che in breve tempo sarà in grado di incidere sulle politiche regionali, anziché subirle.

Grande attenzione in Occidente per il lavoro di Suleiman. Il Presidente americano Barack Obama e quello francese, François Holland, che da mesi tiene una fitta agenda di incontri nella regione, specialmente a Riad, principale sostenitore del movimento di Hariri, sono tra i principali osservatori. Resta attuale la dichiarazione di Hollande dello scorso 28 dicembre, con la quale ha garantito la disponibilità, al Presidente della Repubblica libanese, per fornire equipaggiamenti all’Esercito dopo l’omicidio dell’ex Ministro libanese Mohamad Chatah, rafforzata solo qualche giorno fa, quando, dopo essersi congratulato per la formazione dell’Escutivo, ha dichiarato: «Il Libano dispone ora di un Governo nel pieno delle sue funzioni per far fronte alla molteplici sfide alle quali si trova di fronte. E’ importante che la comunità internazionale lo sostenga. E’ questo il senso del Gruppo internazionale di sostegno al Libano che si riunirà prossimamente a Parigi».

Sia Parigi che Washington, quindi, terranno sotto controllo l’operato del nuovo Governo di Beirut, valutando attentamente azioni e reazioni dei due maggiori rivali al tavolo, Nasrallah ed Hariri, in particolare nell’ottica dell’evoluzione dei lavori del Tribunale Speciale a l’Aja, che porta avanti il processo per l’omicidio dell’ex Premier Rafiq Hariri, i cui imputati fanno capo all’Organizzazione Hezbollah. Grande prova politica sarà creare e mantenere un dialogo nel mezzo di queste tensioni, prova che determinerà la futura reputazione dell’intera classe politica libanese.

 

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