lunedì, Settembre 27

Le scuole del Portogallo chiudono image

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Lisbona – Questo mese il Governo del Portogallo ha annunciato che 311 scuole del primo ciclo non riapriranno i battenti a settembre, quando prenderà il via il prossimo anno scolastico. Un altro annuncio, identico a quello che era già stato fatto nel 2012, nel 2010 e negli anni precedenti … Dal 2002 in Portogallo sono state chiuse 6.500 scuole. Ne restano 265 del primo ciclo, e con meno di 21 allievi, che rischiano di chiudere nel 2015.
La chiusura delle scuole ha suscitato le proteste di alcuni genitori, i cui figli sono stati integrati in centri scolastici o in altre istituzioni educative, e le critiche dell’opposizione, dei funzionari e dei sindacati.

Il Partito socialista (PS), che durante i Governi di José Socrates aveva chiuso 3.201 scuole, ora critica la decisione del Governo di Passos Coelho. A sua volta, l’attuale Primo Ministro, quando era solo il leader del PSD nel 2010, aveva attaccato la chiusura delle scuole decisa dal PS. Come giustificare, dunque, e in toto, le chiusure decise dai vari Governi di destra e sinistra?

Nel 2010, l’allora Consiglio dei Ministri decise che le scuole del primo ciclo di istruzione di base avrebbero dovuto avere almeno 21 studenti. Un orientamento che aveva l’obiettivo di chiudere «istituti la cui dimensione pregiudica il successo scolastico degli studenti».
La risoluzione del Consiglio dei Ministri n. 44/2010 sottolinea la necessità di «proseguire il lavoro iniziato nel 2005, con la riorganizzazione della rete scolastica e la concentrazione degli studenti nei centri scolastici, per garantire a tutti gli studenti pari opportunità di accesso a spazi educativi di qualità, promotori del successo scolastico. Tutti gli studenti devono frequentare spazi dotati di caffetteria, biblioteca e sala computer, adatti all’insegnamento della lingua inglese, con spazi per la musica e per lo sport». L’argomento della riduzione dei costi non viene citato.
Ma questa risoluzione apre la porta del funzionamento delle scuole pubbliche che non rispettano le dimensioni, su parere favorevole del Consiglio regionale dell’istruzione, del Ministero dell’Istruzione e della Scienza (MEC) o del Municipio. Nel prossimo anno scolastico ci saranno 240 scuole, anche se con meno di 21 studenti, che resteranno aperte a causa di particolari circostanze o del il contesto in cui operano.

D’altra parte, tra i 311 istituti che chiuderanno quest’anno, solo 133 hanno più di 21 studenti. Secondo il quotidiano ‘Economic Daily‘, sono stati inseriti nell’elenco su «proposta delle autorità o a causa di impegni derivanti dalla richiesta di fondi UE per la costruzione di scuole»

La Confederazione Nazionale delle Associazioni dei Genitori (CONFAP) ritiene che «la chiusura delle scuole vada analizzata caso per caso» e chiede che le autorità locali, le associazioni dei genitori e le stesse scuole siano coinvolte nella decisione di chiudere gli istituti.
In un’intervista rilasciata a ‘L’Indro‘, il Presidente di CONFAP, Jorge Ascensão, dice che “in alcune situazioni, probabilmente, ha senso mantenere aperta l’una o l’altra scuola, anche se con meno di 20 studenti perché la chiusura potrebbe causare danni ancora maggiori al processo educativo; altre scuole, anche con più di 20 bambini, possono essere chiuse se accanto c’è un’altra scuola, magari a un centinaio di metri di distanza, in condizioni migliori“. Questo è un punto che i genitori considerano importante. Che lanuovascuola abbia qualcosa in più da offrire agli studenti il cui istituto scolastico è stato chiuso. E Ascensão sottolinea che non sempre le condizioni degli edifici sono chiaramente specificate dal Ministero della Pubblica Istruzione.
Vorremmo, infatti, che fosse tutto diverso, che ci fossero più bambini e scuole più vicine, con tutti i vantaggi che ne conseguono“, ci ha detto il capo della confederazione, che vede la “chiusura delle scuole come naturale conseguenza del declino demografico della popolazione“.
Con “meno bambini in alcuni dei territori“, secondo Jorge Ascensão, e al di sotto di un certo numero “in termini pedagogici è controproducente mantenere le scuole aperte“. Prosegue Ascensão dicendo che c’è bisogno di chiuderne un po’, “per rendere in qualche modo più efficace e produttivo il processo pedagogico“.
Ma CONFAP cita anche lo svantaggio della riduzione del numero di scuole: “Chiudendo queste scuole, in generale più vicine alle famiglie, abbiamo perdite nel processo educativo, perché viene ostacolato il controllo da parte della famiglia sulla vita scolastica dei loro figli e studenti, che oggi è essenziale“.

Alle proteste contro la chiusura delle scuole che alcuni genitori hanno organizzato in varie parti del Paese, Jorge Ascensão, già recentemente impegnato nel processo di riorganizzazione della rete scolastica, non attribuisce un grande significato: “La prima reazione dei nostri associati è di perplessità, di preoccupazione, perché le persone fanno una vita che si organizza attorno a un certo ritmo, e a una certa scuola. Indipendentemente dalla quantità della distanza, lo spostamento della scuola obbliga a ripensare l’intera organizzazione quotidiana per tutto l’anno scolastico. In alcuni casi, perciò, c’è «preoccupazione e persino resistenza” per colpa della “comunicazione inefficiente e anche insufficiente su quello che sarà il nuovo anno scolastico“.
Il Ministero dell’Istruzione ha già garantito che saranno assicurati “scuolabus che compenseranno l’aumento della distanza” della scuola, in favore degli studenti colpiti dalla chiusura delle scuole.

Più del fatto che abbiano chiuso quasi settemila scuole (comprese quelle che chiuderanno nel mese di settembre) in dodici anni, la CONFAP si preoccupa delle chiusure che devono ancora arrivare e che “travalicano anche la questione del progetto educativo“.
Dobbiamo pensare seriamente alle famiglie“, sostiene Ascensão, alludendo al declino del tasso di natalità.
La chiusura delle scuole avviene nella maggior parte dei casi per via del calo demografico, ma ora stiamo isolando sempre di più certe aree del Paese. È come un circolo vizioso. Chiudono i servizi, nei territori dove ci sono incentivi per le nascite. Nascono sempre meno bambini. Pertanto, dobbiamo promuovere una politica della famiglia e garantire i servizi necessari in modo che le persone possano fare figli“, dice il Presidente della CONFAP. E la faccenda non si limita solo alle scuole: “Non è solo la chiusura delle scuole, il problema, ma anche quello dei servizi di base di cui le famiglie hanno bisogno ogni giorno, e ciò dovrebbe coinvolgere chiunque abbia la responsabilità di attuare misure e politiche per invertire il processo. Non possiamo continuare a chiudere sulla base del fatto che non ci sono bambini. È necessario fermare a monte la causa che origina le chiusure“.
Jorge Ascensão teme la desertificazione di gran parte del territorio: “Il problema viene dall’interno e comincia a diffondersi verso la costa. Ben presto avremo un Paese con due o tre grandi centri urbani e il resto sarà deserto“.

Il Portogallo è passato dall’essere il Paese con il più alto tasso di natalità in Europa a quello con il posto più in basso. Nel 2012, ha registrato in assoluto il numero di nascite più basso, con 89.841 nuovi nati, rispetto ai 107 598 dell’anno precedente.
Nel 2011, il Portogallo era il sesto Paese più anziano del mondo. Due anni fa, l’età media della popolazione era 42 anni, rispetto ai 28 del 1960. Attualmente, il numero delle persone di età superiore ai 65 anni è maggiore di quella delle persone sotto i 15 anni di età.
Gravidanze tardive e monopare sono la scelta di un numero crescente di donne, pressate dalle condizioni del mercato del lavoro e dal deterioramento del loro tenore di vita.
Secondo lo studio ‘La prestazione di servizi di cura dei nonni in Europa‘, il Portogallo esprime la più alta percentuale di madri che svolgono un lavoro a tempo pieno e che hanno figli con meno di sei anni di età.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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