sabato, Settembre 18

Le sculture di Paolo Staccioli, tra guerrieri e giochi di bimbi Le opere dell’artista della ceramica esposte in Palazzo Vecchio. Capalbio e il MOMA di New York celebrano Niki da Saint Phalle, la scultrice-guerriera, femminista e ambientalista e il suo Giardino dei Tarocchi. Quando l’arte è gioiosa

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Dalla città del Fiore, cuore pulsante della Toscana, a Capalbio, ai confini col Lazio, la distanza è notevole, eppure in questi primi giorni d’agosto i due centri sembrano più vicini: non tanto per le folle di turisti e vacanzieri che si dividono tra le città storiche, in primis Firenze, e le spiagge della Tuscia maremmana più o meno frequentate dai vip della sinistra-sinistra, quanto per la contemporanea presenza, almeno per pochi giorni, delle sculture di Paolo Staccioli – per lo più guerrieri più simili a manichini   nell’austera Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, e delle fantasiose figure femminili dell’artista-guerriera Niki de Saint Phalle, nel Giardino  dei Tarocchi della cittadina che sorveglia il mare.

Azzardato l’accostamento tra i due artisti?  Può darsi. Ma quando si tratta, come nel caso di chi scrive, di percezioni, sensazioni, emozioni che l’arte suscita, tutto è lecito. E, dunque, come in un gioco, proviamo a  vedere se e quali analogie o contrapposizioni esistano tra le opere esposte a Firenze e quelle esposte nel celebre Giardino dell’artista francese dei Tarocchi, della quale si celebrerà l’anno prossimo il ventennale della scomparsa.

Cominciamo dalla Mostra che all’artista scandiccese ha dedicato il Comune di Firenze, in collaborazione con l’Associazione Giampaolo Talani (un grande artista prematuramente scomparso) e dal comune di Scandicci, curata da Antonio Natali, e accompagnata da un bellissimo catalogo edito da De Paoli Edizioni d’arte  2021. La prima cosa che colpisce è l’accoglienza entusiastica del numeroso pubblico che si aggira nell’oscurità della sala dell’antico palazzo del governo fiorentino, con una sorprendente familiarità: piccoli e adulti che passano e sfiorano le diverse sculture, osservano, commentano, scattano selfie in mezzo alle nudità dei guerrieri, curiosi,  divertiti e senza alcun imbarazzo, o anche osservando i cavalli che nei loro essenziali e suggestivi lineamenti poggiano su delle ruote  che sembrano accompagnarli nei loro movimenti e fanno da contrappunto alla solenne statua di Cosimo I, opera del Giambologna, prospicente il Palazzo.

 

Il rimando tra passato e presente (etruschi compresi) è costante nelle opere di  questo grande artista della ceramica e del bronzo: non solo nei guerrieri che sembrano evocare l’esercito cinese di terracotta destinato a proteggere il primo Imperatore nell’Aldilà, ma anche nei cavalli sulle ruote che, annota Antonio Natali nella sua prefazione ‘evocherà lo strattagemma architettato da Ulisse per vincere la resistenza troiana’. La Mostra, che chiude il 5 agosto, s’intitola ‘Nel ventre antico del Palazzo, esercizi di guerra e giochi di bimbi’.

 

 “ E qui, sulla scia di questo sogno mitico ci s’immaginerà un drappello di  quell’uomini d’arme” –  annota il curatore – “solidi e severi, che nella fortificata cittadella popolata di creature digitali s’insinui celandosi nel ventre nel simulacro monumentale d’un cavallo, le cui ruote hanno consentito di varcar la soglia dell’arce; magari, anzi, spinto dentro – come nella vicenda omerica – da chi poi ne avrebbe patite le conseguenze. Rivalsa dell’antico sull’arroganza 2.0.” La scena non è solo costellata di cavalieri armati e guerrieri, ma anche di uno stuolo di bimbi di ceramica bianca e di oggetti del gioco: una palla, un cavallino sulle ruote, una cartella di scuola. “L’infanzia assedia il guerriero, che peraltro di suo s’è fatto mansueto.”

Solo un’utopia? Con questa speranza, addentriamoci ora nel sogno di  una donna che ‘guerriera’ lo è stata per davvero, parliamo di Niki de Saint Phalle, nata nel ’30 a Neuilly-sur Seine (Francia) e morta nel 2002 in California, una vita intensa e combattiva la sua: fotomodella per Vogue, scrittrice, pittrice, regista, oltre che con il suo Paese, ha avuto un rapporto speciale con l’Italia, realizzando a partire dai primi anni Settanta, a Capalbio, il Giardino dei Tarocchi. Un giardino che s’ispirava dichiaratamente a quello già celebre di Parco Guell di Antonio Gaudi, situato in Barcellona, e realizzato nel ’22, dal 1984  dichiarato dall’Unesco patrimonio  universale. Lì è avvenuta  la svolta artistica dell’artista. Attraverso la creazione di un ‘fuori luogo’. di un quartiere visionario, di un luogo fiabesco, colorato con tinte violente e piazze, fontane, sculture monumentali   ispirate ai Tarocchi: opere in vetro, ceramica invetriata, mosaici, in una esplosione  di rossi, blu cobalto, verde smeraldo e i suoi pensieri disseminati ovunque. Ciò che ha fatto conoscere la cittadina toscana in tutto il mondo.

“Sogno di abitare in uno spazio senza frontiere” scriveva negli Anni 90 quando l’artista visionaria già sosteneva la causa di un’ Europa unita e progressista, femminista e ambientalista e si batteva per i diritti degli afro-americani.  Le sue enormi ‘nanas’, figure femminili cariche di  energia e di vita, andavano contro ogni ideale estetico, per vendicarsi nei confronti del padre che quand’era piccola aveva tentato di violentarla. Eppure, la sua opera utopistica e fiabesca suscita  una ’joie de vivre incroyable’. Dal 9 luglio, si è aperta a cura di Lucia Pesapane una Mostra  che anticipa le celebrazioni del 2022,  mentre il MOMA di New York celebra l’artista ‘visionaria’ con una retrospettiva di 100 opere.

Ebbene, di fronte alle utopie e ai capolavori in ceramica, alla straordinaria fantasia, alla visione utopistica e gioiosa sia da Paolo Staccioli che di Niki de Saint Phalle, è proprio azzardato  percepire convergenze e vicinanza tra i due grandi artisti  che onorano la terra Toscana? Ma c’è anche un’altra considerazione da fare: e riguarda la capacità di coinvolgimento dell’arte contemporanea quando è ben presentata, ma quando – come in questo caso –  presenta tratti che inducono alla riflessione ed alla gioiosità. Purtroppo la Mostra di Paolo Staccioli sta per  chiudersi ( 5 agosto) ma siamo certi che di essa  ogni visitatore, grande e piccolo, conserverà un gradevole ricordo. Per l’assessore alla Cultura del Comune di Firenze Tommaso Sacchi,  “quest’ampia monografica racconta la storia e la vita di un artista toscano, fiorentino ed è stata una vera e propria Mostra di rinascita in un luiogo aperto che si affaccia su piazza della Signoria. Continueremo a portare il meglio dell’arte toscana in questa sala”.

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