lunedì, Giugno 21

Le Scuderie del Papa a Viterbo field_506ffb1d3dbe2

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Rocca Albornoz

Finalmente tramite il progetto di ‘Restauro e rifunzionalizzazione dei resti delle monumentali Scuderie della Rocca Albornoz’, proposto dagli storici dell’architettura Simonetta Valtieri e Enzo Bentivoglio a seguito di un bando emanato nel 2008, ufficialmente consegnato il 4 luglio scorso alla Fondazione CARIVIT (Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo facente capo al Gruppo Intesa–San Paolo) con l’autorizzazione della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, un importante monumento del Bramante, progettato per il papa Giulio II all’inizio del Cinquecento, colpito dai bombardamenti del 1944 e rimasto abbandonato fino al 2012, potrà tornare al suo antico splendore.

Sarà ora compito dell’Amministrazione comunale avviare entro l’estate la gara di appalto per i lavori che si dovranno fare all’edificio, sottoposto a vincolo di importante interesse storico e culturale in quanto già nel 1971 esso era stato ricondotto al famoso architetto da parte degli storici dell’architettura sopra ricordati tramite alcuni documenti del 1506 e 1508 che attestavano la presenza del Bramante a Viterbo.

I lavori di rilievo eseguiti a seguito della ripulitura degli ambienti hanno riportato alla luce le 24 colonne e i capitelli dell’originario complesso bramantesco; tali ritrovamenti hanno spinto gli specialisti a progettare un restauro che esaltasse le parti autentiche e la fisionomia originaria del complesso cinquecentesco e che limitasse al minimo le aggiunte necessarie per il suo rifunzionamento.

Si spera di finire i lavori entro un anno, in modo da far rientrare questo edificio nell’ambito delle commemorazioni previste per i 500 anni dalla scomparsa del famoso architetto cinquecentesco. Quanto alla sua destinazione futura, si pensa che l’ambiente potrebbe accogliere iniziative culturali o attività giovanili legate all’arte contemporanea, oppure fungere da punto web di conoscenza e irradiazione di risorse materiali e immateriali di Viterbo e del suo territorio; se poi il restauro e la rifunzionalizzazione saranno ultimati entro il 2015, l’edificio potrebbe accogliere anche manifestazioni legate all’Expo 2015.

 

Simonetta Valtieri, professore ordinario di Restauro Architettonico alla Università Mediterranea di Reggio Calabria e curatrice del progetto ci parla dei lavori.

In che consiste il vostro progetto di restauro e rifunzionalizzazione delle Scuderie della Rocca?
Abbiamo voluto restituire a Viterbo un importante ‘monumento’ bramantesco colpito dai bombardamenti del 1944 e rimasto abbandonato fino al 2012. Il progetto prevede la riconfigurazione dello spazio interno delle Scuderie, coperte con volte a crociera su colonne, per la profondità di 7 campate nella zona Sud e la ricostruzione di una porzione del piano superiore utilizzando la notevole quantità di materiale lapideo derivato dai crolli – per documentare l’altezza e la configurazione dell’edificio bramantesco e avere ulteriori spazi utilizzabili – lasciando la zona Nord scoperta, come un sito archeologico, consentendo di percepire dall’interno la profondità complessiva dell’edificio originario, ricollocando in sito tutte le sue 24 colonne antiche, preliminarmente ricomposte tramite anastilosi.

Con quali fondi e quali istituzioni partecipano al progetto?
La ‘riscoperta’ delle Scuderie papali di Viterbo è il risultato della ricerca applicata di un Dipartimento Universitario, il PAU (Patrimonio architettonico e urbanistico), fondato a Reggio Calabria e diretto nel corso di 25 anni da due viterbesi, Simonetta Valtieri e Enzo Bentivoglio. La ricerca, applicata al territorio viterbese, ha visto attuata l’auspicata sinergia tra università-territorio-mondo bancario, essendo stata sostenuta dalla Fondazione CARIVIT che ha donato il progetto di restauro elaborato dal PAU al Comune di Viterbo, e dalla Banca CARIVIT Spa (Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo del Gruppo Intesa –San Paolo) che ha offerto un contribuito finanziario di un milione di euro per il loro recupero, subordinandolo all’acquisto da parte del Comune delle Scuderie, proprietà del Demanio militare, acquisto avvenuto nel 2012 con fondi regionali. Il lungo e complesso iter è partito da una nostra proposta come architetti al bando della Fondazione CARIVIT 2008, settore ‘Arte, attività e beni culturali’, per poi arrivare nel 2011 alla stipula di una convenzione con il Dipartimento PAU. I vari soggetti hanno creduto in un progetto che consegna a Viterbo un importante ‘monumento’ di cui si era persa la memoria, trasformando la situazione di marginalità e degrado di una zona interna alla città in una nuova risorsa culturale. Spetta ora all’Amministrazione Comunale di Viterbo avviare i procedimenti per bandire entro l’anno la gara per l’appalto dei lavori, sul progetto già approvato dalla Soprintendenza competente.

La sua esperienza in materia di architettura quanto ha pesato nella realizzazione del progetto?
Molto, perché il progetto di restauro e di valorizzazione delle Scuderie è stato fondato sul rapporto instaurato con la conoscenza dell’edificio e basato sulla capacità di riconoscimento dei ‘valori’. Avevamo segnalato la loro importanza e il collegamento ai restauri bramanteschi della Rocca fin dal 1971(vedi l’articolo di E. Bentivoglio e S. Valtieri, in «L’Arte», nn.15-16) e in successivi studi specifici. Alla fine, non solo la nostra determinazione, ma anche il nostro ruolo accademico, oltre alla pubblicazione del nostro volume ‘Le Scuderie della Rocca Albornoz trasformata da Bramante per Giulio II. La loro storia e un progetto di riuso’, edito da GBEditoriA nel 2010, e la presentazione di un’idea progettuale attraverso un’animazione tridimensionale del restauro virtuale delle Scuderie – che ha comunicato con immediatezza i valori spaziali dell’impianto originario a tre navate su colonne –  hanno consentito di far apporre dalla Soprintendenza un vincolo di importante interesse alle Scuderie, che stavano per essere demolite e sostituite da una nuova costruzione.

Come si pone in relazione all’area già musealizzata del Palazzo?
La costruzione di un edificio a destinazione militare, realizzato tra la Rocca e le sue Scuderie, ha interrotto dalla fine dell’Ottocento ogni continuità funzionale tra i due edifici, facendo perdere nel tempo anche la memoria del loro rapporto e facilitando per decenni l’abbandono della struttura, che nel 1839 aveva avuto una riconfigurazione a seguito della sua trasformazione in carcere, rimasto in funzione fino ai bombardamenti del 1944. Certamente le Scuderie rimarranno indissolubilmente legate alla loro ‘storia’, che le vede strettamente connesse ai personaggi di Bramante e Giulio II e quindi alla residenza papale di riferimento (si prevede la realizzazione di pannelli che rimandano alla storia dell’intero complesso), anche se penso che le attività di fruizione dovrebbero essere diversificate, per dare la possibilità di un uso continuo dei suoi spazi – coperto e scoperto – accogliendo iniziative ed attività nell’ambito artistico e culturale e allestimenti temporanei.

Ci parla dell’opera del Bramante nelle Scuderie?
L’intervento risale agli stessi anni che vedono l’avvio dell’‘ammodernamento’ della Basilica Vaticana, artefici gli stessi personaggi, Giulio II e Bramante. Non si può comprendere l’importanza delle Scuderie senza conoscere l’ambizioso programma di trasformazione della Rocca Albornoz (che nel Rinascimento sostituisce la residenza papale presso il Duomo) intrapreso da Giulio II, il quale, risiedendovi per oltre dieci giorni nel settembre 1505, constatato che la residenza, nonostante gli interventi operati da Pio II, manteneva ancora un carattere medioevale per il suo impianto irregolare, si è rivolto a Bramante, che ne ha trasformato la corte interna apponendovi due nuovi fronti con porticati e logge e una fontana al centro (l’intervento dell’artista, di cui è documentata la presenza a Viterbo nel 1506 e nel 1508, è attestata da sue quietanze di pagamenti). Le Scuderie di Sallupara alla Rocca Albornoz completavano la funzionalità della nuova residenza papale. L’imponente costruzione, lunga 63 metri, era a tre navate con volte a crociera poggianti su 24 colonne monolitiche di peperino alte quasi 5 metri, e capitelli d’ordine tuscanico simili a quelli delle logge dei fronti porticati interni alla corte della Rocca. La scala per raggiungere il fienile al piano superiore era di testata, verso S. Faustino, mentre l’ingresso originario si trovava dal lato opposto, verso la Rocca.

Cosa è rimasto della struttura architettonica originaria di Bramante?
La rimozione della vegetazione e di circa tre metri di macerie ha condotto al rinvenimento di tutte le 24 colonne dell’impianto originario bramantesco (anche se alcune spezzate) alte quasi 5 metri, e di tutti i loro capitelli d’ordine tuscanico, simili a quelli delle logge dei fronti porticati interni alla corte della Rocca Albornoz. Un saggio sotto un pavimento più recente, a circa 50 cm sopra la quota originaria, ha consentito di verificare la presenza in sito delle basi delle colonne, sulle quali ricollocare le colonne recuperate.  Anche le mura longitudinali dell’edificio del piano terreno, una coincidente con le mura medievali l’altra realizzata nel Cinquecento, conservano i peducci in mattoni sui quali poggiavano le crociere; pertanto la ricucitura della scatola muraria con le pietre derivate dai crolli, consente di riconfigurare la spazialità originaria dell’ambiente, pur adottando materiali moderni a guscio per realizzare le crociere, limitando l’intervento di ricostruzione con le tecniche costruttive originarie in un previsto cantiere-scuola alle due crociere in corrispondenza dell’ingresso dalla piazza, attraverso l’integrazione delle porzione superstiti di volta.Il rinvenimento, in luoghi diversi, di tre pezzi di iscrizione, ha consentito di ricostruire l’iscrizione  [IVLI] VS . II [PO]NT . MAX, un tempo collocata nell’edificio. Il progetto, teso ad esaltare le parti autentiche del ‘monumento’, limita le aggiunte necessarie alla sua rifunzionalizzazione.

Quale sarà la destinazione prevista per questo luogo bramantesco?
Per le Scuderie recuperate, si prevede una destinazione d’uso coerente con il loro valore di ‘monumento’ legato a Giulio II e Bramante, ma diversificata, per dare la possibilità di un loro uso continuo. Lo spazio coperto della parte ricostruita delle Scuderie si presta ad accogliere nelle navatelle laterali – le  cui colonne definiscono spazi modulari – stand per esposizioni e manifestazioni varie. In occasione di particolari eventi questo spazio potrà essere collegato con la zona scoperta, che può essere fruita anche autonomamente per manifestazioni all’aperto.

E per la possibile destinazione come punto web di conoscenza e irradiazione delle risorse materiali e immateriali di Viterbo e del suo territorio?
Proprio una struttura che ospita attività diversificate è idonea ad ospitare un punto web di conoscenza e irradiazione verso le notevoli risorse materiali e immateriali di Viterbo e del suo territorio. Una struttura rinascimentale credo che sia particolarmente adatta a rivalutare un aspetto poco valorizzato della città – riconosciuta dai media come città medievale – che nel Rinascimento, essendo situata nel percorso tra Firenze e Roma, recepisce precocemente nel Quattrocento il nuovo linguaggio rinascimentale fiorentino e nel Cinquecento partecipa alle politiche del papato, avendo personaggi importanti della corte papale ruoli di governo a Viterbo e alcuni viterbesi ruoli importanti presso la corte pontificia. Viterbo è frequentata dai papi anche per l’uso delle sue acque termali (Nicolò V vi fa realizzare il Bagno dei Papi dal Rossellino) e le Terme, cadute in disuso in periodo medioevale, diventano un luogo di incontro, dove si radunano gli umanisti – viterbesi e non – membri delle più importanti Accademie. La leggenda per cui la parola FAVL deriva dalle iniziali dei nomi degli antichi nuclei della tetrapoli etrusca (Fanum, Albanum, Vetulonia e Longola) – diffusa da Annio, personaggio famosissimo al suo tempo – fissata nel corso del Cinquecento negli affreschi del Palazzo Comunale, testimonia che anche per la storia delle sue origini una Viterbo debitrice al Rinascimento (vedi in proposito il volume di Valtieri e Bentivoglio, ‘Viterbo nel Rinascimento’, GB EditoriA, Roma 2012).

Si legge di un probabile uso di queste strutture per le manifestazioni legate l’Expo 2015. Ce ne parla meglio?
Nutrire il pianeta, energia per la vita, non significa solo cibo. Il turismo e l’agroalimentare sono oggi strettamente connessi. I Beni culturali immateriali comprendono anche le eccellenze agroalimentari. La struttura potrebbe ospitare eventi correlati, in una strategia di comunicazione di marketing territoriale, con la costituzione di un network che leghi insieme monumenti e tradizioni alimentari tipiche dei diversi paesi del viterbese.

Pensa che la fine dei lavori di restauro delle Scuderie possa coincidere con la commemorazione dei 500 anni dalla scomparsa del Bramante?  E se sì, come potrebbero rientrare in un programma di celebrazioni?
A differenza del Congresso internazionale itinerante su Bramante del 1970 – a cui non ancora laureati siamo stati invitati a partecipare e abbiamo redatto gli indici degli Atti – le celebrazioni dei 500 anni dalla scomparsa dell’artista sfuggono alla comunicazione di massa, a parte le iniziative promosse nella città di origine dell’artista e sessioni di studio promosse da alcune università del Nord, e sono cadute in un periodo storico in cui la cultura non è posta in primo piano. Nel Convegno internazionale di studi del 12 aprile 2013 (tenutosi alle Scuderie Aldobrandini-Museo Tuscolano di Frascati) intitolato ‘Dal Cavallo alle scuderie. Visioni iconografiche e rilevamenti architettonici’, ho parlato delle Scuderie viterbesi. Credo che la scoperta di un’opera sconosciuta e ripristinata possa suscitare interesse e in ogni caso la comunicazione web può essere il circuito più veloce per sollevare la curiosità e attrarre a vedere ‘la stalla, che vien ammirata da tutte le nazioni Straniere e considerata per la più bella d’Italia’.

 

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