lunedì, Settembre 20

Le rielezioni del Western Australia Annullati i risultati dello scorso settembre, brutte sorprese per i grandi partiti: intervista con Ian Cook, della Murdoch University

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Sydney – Un raro evento elettorale che ha coinvolto l’elezione di 6 Senatori del Western Australia sta creando una lunga serie di polemiche a livello nazionale. Il 7 settembre dello scorso anno l’intera Australia andava al voto per eleggere un nuovo Parlamento ed un nuovo Premier. I voti dei sei Stati (Western Australia, South Australia, Queensland, New South Wales, Victoria e Tasmania) e dei due Territori australiani (Northern Territory, Australian Capital Territory) risultarono in una netta vittoria della coalizione conservatrice guidata da Tony Abbott, eletto Primo Ministro con il 53,49% dei voti. Alla base di questa vittoria c’erano i risultati positivi nei due rami del Parlamento australiano, Senato e Camera dei Rappresentanti, in cui la coalizione guidata da Abbott riuscì a prendere rispettivamente 17 dei 40 seggi disponibili e 90 dei 150 seggi aperti al voto.

In quanto sistema di Stati federati, i risultati nazionali derivano dagli andamenti dei risultati in ciascuno Stato o Territorio e, nel caso specifico delle elezioni per il Senato federale dello scorso anno, erano in votazione 40 dei 76 seggi del secondo ramo del parlamento australiano, 6 per ogni Stato e 2 per ogni Territorio. Le elezioni per il Senato federale tenutesi nel Western Australia confermarono il trionfo della coalizione conservatrice composta da Liberal Party, National Party, Country Liberal Party e Liberal National Party, seguita da Partito Laburista, Greens e partiti minori. Dopo un formale riconteggio dei voti, tuttavia, venne riscontrata la mancanza di 1.375 schede elettorali. La Commissione Elettorale Australia (AEC), a quel punto, chiese ad un ex commissario di polizia, Mick Keelty, di condurre un’indagine a tal riguardo, i cui esiti risultarono in una richiesta dell’AEC affinché la Corte Suprema Australiana invalidasse l’esito dell’elezione e l’assegnazione dei sei seggi: «A causa del ristretto margine di preferenze tramite il quale sono stati assegnati i seggi ai due principali candidati, tale richiesta si basa sulla impossibilità di includere le 1.370 schede elettorali mancanti nel riconteggio dei voti dell’elezione appena conclusasi nel Western Australia, comportando che tale elezione ne sia stata influenzata ai sensi dell’articolo 362(3) dell’Atto Elettorale del Commonwealth del 1918».

E’ così che si è deciso di invalidare le relative elezioni del Western Australia del 2013 e di organizzare una nuova tornata elettorale specificamente per poter eleggere i 6 senatori del WA. Questa si è potuta finalmente svolgere lo scorso 5 aprile e, nonostante i risultati non siano ancora definitivi, le preferenze del circa 90% delle schede elettorali vagliate finora sono sufficienti per determinare vincitori e sconfitti di questo raro esempio di rielezione. Il Partito Liberale rimane il partito con il maggiore numero dei voti, registrando, tuttavia, una significativa battuta di arresto con un -4,97% rispetto all’elezione di soli 7 mesi fa, al pari del principale rivale, il Partito Laburista, uscito dalla tornata elettorale con una performance di -5% e del Partito Nazionale, penalizzato da un -2%. I dati mostrano, dunque, una marcata sfiducia nei principali partiti politici sulla scena australiana, registrando, al contrario, una spiccata crescita delle formazioni politiche generalmente escluse dalle compagini governative come i Greens (+5,94%) ed il Palmer United Party (+7,38%).

 

Di quanto accaduto ne abbiamo parlato con Ian Cook, docente presso la Murdoch University di Perth, saggista e commentatore di politica interna per programmi televisivi e radiofonici australiani:

Dottor Cook, le rielezioni che si sono appena svolte in Western Australia sono un evento raro nella politica australiana, qual è il contesto politico di tale votazione?
La causa è stata l’impossibilità di trovare circa 1.300 schede elettorali durante il riconteggio dei voti, nell’ambito dell’elezione per i seggi al Senato federale da parte del Western Australia. I margini dei risultati sono stati piuttosto stretti, ma perdere un tale numero di schede elettorali ha comportato che la Commissione Elettorale Australiana, che gestisce l’intero processo di votazione, abbia convinto la Suprema Corte Australiana ad invalidarne i risultati e ad indire una nuova elezione.

Qual è, secondo la sua opinione, il maggiore cambiamento nella politica del Western Australia, rispetto agli ultimi anni?
Cercando di sintetizzare, il Governo statale ha dato risultati deludenti, soprattutto sul delicato fronte economico, ed il Premier Colin Barnett non gode più di un largo consenso popolare.

L’Australia opera attraverso un sistema di Stati federati. Qual è il peso del Western Australia in tale contesto?
Il Western Australia è uno Stato, talvolta chiamato Provincia, del sistema federale australiano. Gli elettori di ogni singolo Stato esprimono un voto ed eleggono lo stesso numero di rappresentanti nel Senato federale, un sistema non proporzionale che è volto a proteggere gli Stati meno popolosi.

I cittadini del Western Australia sembrano prediligere e votare partiti con politiche maggiormente conservatrici rispetto ad altri Stati australiani, quale pensa che sia la motivazione alla base di questa tendenza?
Le cause sono, principalmente, il fatto che il Western Australia è uno stato notevolmente meno urbanizzato rispetto agli altri. Si basa prevalentemente sui settori primari dell’economia e la sua economia meno sofisticata e più tradizionale si traduce in una politica più semplice e diretta. Gli abitanti del Western Australia sono più religiosi del resto degli australiani e tendenzialmente sono originari o provengono dal Regno Unito. Questi aspetti sembrano influenzare le caratteristiche della politica del Western Australia.

 

Nonostante elezioni separate per il Parlamento federale ed il Parlamento statale non siano una novità assoluta  -l’ultima avvenne nel South Australia nel 1970-  una votazione con tali caratteristiche e con l’attuale legge elettorale non era mai avvenuta in Australia. La grande importanza del Western Australia per l’intero Paese non è ravvisabile nella grandezza della sua popolazione  -2,5 milioni di abitanti, circa l’11% della popolazione totale-  ma nel carattere strategico della propria economia. Il WA rappresenta, infatti, circa un terzo dell’intero territorio nazionale, posizionandosi come secondo Stato subnazionale più esteso al mondo dopo la Repubblica autonoma di Sacha-Jacuzia, nella Federazione Russa. Il Western Australia vanta poi una vasta quantità di risorse naturali, in tale misura da rendere il Paese il maggiore produttore al mondo di bauxite, alluminio e opali, il secondo al mondo di nichel, oro e zinco, il terzo di ferro, uranio, diamanti e gas naturale, il quarto di carbone ed uno dei maggiori produttori delle altre risorse comunemente usate nelle processi industriali.

Risulta dunque evidente il ruolo fondamentale del più ricco Stato australiano nella politica federale del Paese, a dispetto della modesta grandezza della popolazione e del carattere tradizionalista e poco innovatore della propria politica statale.

I risultati finali non potranno che confermare la vittoria della coalizione conservatrice, ma il trend negativo dei grandi partiti ed il grande rilievo dei partiti minori saranno ben più che un sassolino nella scarpa per il Governo guidato da Tony Abbott, soprattutto in vista del prossimo rinnovo della compagine parlamentare del Senato federale, prevista per il prossimo 1 luglio. In quella data il Governo vedrà, infatti, probabilmente ridursi da 34 a 30 i propri Senatori, al pari del principale partito di opposizione, i Laburisti (da 31 a 24), mentre saranno sempre più rilevanti le posizioni dei Greens (stabili con 9 seggi), degli altri 7 Senatori provenienti da forze politiche minori e dei 6 seggi ancora da assegnare, numeri che complicano ulteriormente il percorso politico del Governo di Canberra.

 

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