martedì, Settembre 28

Le richieste dell’iniziativa europea “Rispettate il nostro voto” field_506ffb1d3dbe2

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Pietro De Matteis voto

Convinto federalista europeo, Pietro De Matteis ha un PhD in studi internazionali dell’ Università di Cambridge. Ha lavorato alla Banca Centrale Europea e all’Istituto Europeo per gli Studi sulla Sicurezza, e ora lavora alla Commissione europea dove si occupa di programmi di cooperazione con i Paesi terzi.

Si è laureato con il massimo dei voti in economia all’Università di Milano-Bicocca e ha ottenuto un Master al Collegio d’Europa a Parma. Ha ottenuto borse di studio come ricercatore alla Columbia University di New York e alla Renmin University in Cina. Ha anche lavorato per la Camera di Commercio di Milano e per una multinazionale a Shanghai. Ha aderito al movimento federalista europeo dopo il suo anno di Erasmus all’Università di Parigi Sorbona nel 2003.

Dopo il “no” di Francia e Paesi Bassi al progetto di Costituzione Europea, ha iniziato a lavorare per la creazione di un vero partito federalista paneuropeo in grado di dare agli europei una voce autorevole nella politica europea. Dal 2011 è co-presidente del Partito Federalista Europeo, l’unico partito pan-europeo veramente “cittadino” con sezioni in 16 Paesi che si batte per un’Europa più democratica ed efficiente.

E proprio a lui abbiamo chiesto di spiegarci il significato dell’iniziativa europea “Respect our vote” (Rispettate il nostro voto) per la quale si stanno raccogliendo firme e consensi in tutta Europa.

Qual è il senso dell’iniziativa Respect our vote?

Il trattato di Lisbona ha introdotto un’innovazione importante per quanto riguarda la nomina del presidente della Commissione Europea, legando tale nomina al risultato delle elezioni europee. In pratica, il Consiglio Europeo deve nominare un candidato in base al risultato delle elezioni e il Parlamento Europeo deve confermare tale nomina (o rifiutarla). Questo è un grande passo avanti verso la necessaria democratizzazione dell’Unione Europea. Secondo questo principio, durante la campagna elettorale che ha preceduto le elezioni europee del maggio scorso, i principali “partiti Europei” hanno scelto i loro candidati per la posizione di presidente della Commissione Europea. Abbiamo potuto assistere a dibattiti televisivi tra i vari candidati in Eurovisione, e alcuni di loro hanno addirittura dato il loro nome a una lista per le elezioni europee: in Italia per esempio Tsipras e Verhofstatd sostenevano le liste “L’Altra Europa” e “Scelta Europea” rispettivamente.

Dal momento che il Partito Popolare Europeo (PPE) ha ottenuto il maggior numero di voti, noi chiediamo ai capi di stato e di governo di “Rispettare il nostro voto” e di dare a Jean-Claude Juncker il mandato di cercare una maggioranza nel Parlamento Europeo e, in caso di voto affermativo del Parlamento, di diventare il prossimo Presidente della Commissione Europea. Tale modalità di nomina, molto più trasparente e democratica rispetto alle pratiche degli anni passati, dà molta più voce ai cittadini che potranno finalmente chiedere conto al prossimo Presidente della Commissione Europea dato che sono stati loro, attraverso i loro rappresentanti in Parlamento, a votarlo. 
E’ chiaro che alcuni capi di stato preferirebbero mantenere la prerogativa di nominare il Presidente della Commissione (come è stato fatto fino ad ora, ndr), – a volte un personaggio poco carismatico e non investito dalla legittimità popolare – al fine di poterlo influenzare più facilmente. 


Ora invece è giunto il momento di “riscoprire” che il fondamento della democrazia risiede nei cittadini, e di sottolineare che, vista l’espansione delle aree di competenza della Commissione Europea, non è più pensabile che la Commissione continui a definirsi “apolitica” come ai tempi della Comunità del Carbone e dell’Acciaio. Oggi che la Commissione influenza decisioni di politica economica cruciali quali le politiche di austerità o di crescita è necessario rafforzare la sua legittimità popolare. Questa nostra posizione è stata in seguito condivisa anche da altri candidati alla presidenza della Commissione (inclusi quelli di diversi “credo” politici come Tsipras e Schulz) nonché da vari esponenti della società civile. La battaglia per il “Rispetto del nostro voto” non è una battaglia per sostenere Juncker. E’ una battaglia per la democrazia in Europa!

Perché il partito federalista europeo ha lanciato questa iniziativa?

Le elezioni europee del 2014 saranno ricordate o come le elezioni che hanno trasformato l’Ue in una sorta di democrazia parlamentare, o come quelle che hanno portato al primo colpo di stato del Consiglio Europeo contro il Parlamento Europeo e gli elettori. Questo è un momento cruciale non solo per noi ma anche per le generazioni future. Quello che infatti è emerso dalle elezioni del 25 maggio è che una fetta crescente di Europei non si riconosce più nell’Europa di oggi. Gli Europei si sentono lontani dal “progetto Europeo” e sentono di non avere alcuna voce per cambiarlo. Il risultato è che sempre più Europei rifiutano in toto l’Europa di oggi, votando per movimenti euroscettici e nazionalisti. L’unico modo per colmare questo baratro che si è creato tra i cittadini e l’Ue è quello di rafforzare la democrazia a livello europeo. Per questo lo European Federalist Party (Partito Federalista Europeo), in cooperazione con altre Ong europee (One Europe, JEF Belgium, Project for Democratic Union etc), ha lanciato questa iniziativa che chiede ai nostri capi di stato e di governo di “Rispettare il nostro Voto” (Respect our vote www.respectourvote.eu and https://www.facebook.com/respectourvote).

Quali sviluppi potrà avere la diffusione di questa iniziativa?

Pietro De Matteis: Noi puntiamo a fare in modo che il Consiglio Europeo del 26 giugno confermi Jean-Claude Juncker come il vincitore delle elezioni che quindi sarà legittimato a cercare la maggioranza nel Parlamento Europeo. Dato che i capigruppo dei principali partiti nel Parlamento Europeo hanno già confermano il loro sostegno al processo democratico che ha portato alla vittoria di Juncker, questo dovrebbe tradursi nella sua nomina a Presidente della Commissione Europea.

In tal caso, avremo fatto un passo fondamentale verso la completa democratizzazione dell’Unione Europea, che porterà i partititi politici ad una scelta più accurata dei candidati alla presidenza della Commissione alle prossime elezioni europee, ed i media a prestare più attenzione alle prossime elezioni Europee. Il risultato non potrà che essere più partecipazione da parte dei cittadini e più democrazia! Insomma, questa è certamente una battaglia che vale la pena combattere!

 

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