mercoledì, Ottobre 20

Le ricadute economiche nella guerra al terrorismo

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Secondo, le accuse di ‘cooperazione con il terrore’ possono sembrare sconcertanti, ma considerando che nel riassestamento degli equilibri, dove ogni attore cerca di guadagnare qualcosa, il nemico del mio nemico è mio amico. Anche la Russia sta finanziando Assad dallo scoppio della rivoluzione civile, con armi e mezzi, e il Sovrano sciita non è proprio uno ‘stinco di santo’. In realtà in questo gioco dove nessuno vuole perdere, nessuno lo è in realtà.

La tensione tra i due Governi, turco e russo, è arrivata al punto da bloccare il progetto del Turkish Stream, il progetto alternativo al South Stream del colosso russo Gazprom. Il progetto del Turkish Stream è diventato necessario da quando l’Ucraina è passata sotto l’ombrello statunitense: è stato quindi necessario trovare una diversa soluzione per portare il gas in Europa, attraverso il confine occidentale della Turchia. Questa operazione rientra nell’interscambio commerciale che la Russia sta sviluppando con la Turchia, il quale arriva fino a 100 miliardi di dollari l’anno, senza appunto contare in Turkish Stream e una Centrale Nucleare per l’energia da costruire sempre in Turchia. Tutte cose che la guerra al terrorismo sta mettendo a rischio.

E’ utile ricordare però che la guerra al terrorismo non è il fine, ma il mezzo che gli attori globali e regionali usano per la ridefinizione di equilibri in Medioriente. Da una singola azione di un attore, ne derivano altre. E la tensione tra il Cremlino e Ankara è solo la punta dell’Iceberg.

Russia e Arabia Saudita non sono state particolarmente avvantaggiate dall’imposizione degli USA di abbassare il prezzo del greggio sotto i 50 dollari al barile, dal momento che gli Stati Uniti sono diventati i primi produttori al Mondo. Questo ha portato ad avvicinare economicamente il Cremlino e l’oligarchia saudita nel prospettare futuri accordi per costruire Centrali Nucleari Russe, sempre energetiche, nel deserto saudita. Come con la Turchia, Russia e Arabia Saudita lottano per esiti diametralmente opposti sulla questione Siria – Iraq – Isis, ma ciò non significa che non si possano fare progetti economici comuni a medio termine.

La Turchia non è rimasta particolarmente soddisfatta dalla caduta e repressione dei Fratelli Musulmani avvenuta in Egitto, con i quali Erdogan aveva già deciso di sviluppare relazioni commerciali. Tantomeno l’accordo con tra USA e Iran sul Nucleare, vecchio alleato primario della Russia in Medioriente, in funzione anti-Isis. Oltre alla Russia, l’accordo ha fatto storcere il naso a Arabia Saudita, Israele e Turchia che non vedono di buon occhio la purificazione del vecchio Stato Canaglia sciita solo per contenere un problema creato, anche se non esclusivamente, dagli Stati Uniti.

A fronte di questo, è evidente che la Russia oltre all’Iran non vuole assolutamente perdere l’altro alleato primario in Medioriente, la Siria di Assad, e un innalzamento della tensione può sembrare pericoloso ma necessario per il mantenimento dell’influenza russa e contenere spinte sunnite a margine dei confini russi.

La situazione tra i vari attori regionali e globali è abbastanza complesso e l’innalzamento delle tensione è quasi scontato, d’altra parte lo stesso effetto forse può essere il mezzo per arrivare più facilmente ad un accordo o ad una linea comune che cerchi almeno di contenere, anche se parzialmente, il caos nella Regione. Forse ‘il caso’ Turchia-Russia è arrivato proprio al momento giusto, dato che la conseguenza più importante può essere la risoluzione Onu a cui stanno lavorando Washington e Mosca sul blocco dei finanziamenti allo Stato Islamico. Se questa risoluzione potrà essere la base di una prospettiva comune che cerchi di ridare un equilibrio condiviso al Medioriente, solo il contenuto e gli argomenti della risoluzione stessa potranno affermarlo.

 

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