martedì, Settembre 28

Le relazioni tra Algeria e Stati Uniti Mancata visita di Kerry ad Algeri: alcune riflessioni sulle relazioni tra i due Paesi

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ALGERIA-BOUTEFLIKA-MEMORIAL

Un diffuso disinteresse e una discreta dose di polemiche accompagnano l’avvicinamento della tornata elettorale in Algeria prevista per il 17 aprile, nella quale si deciderà il nome del prossimo Presidente. Il desiderio di non esporsi, la scarsa fiducia nei confronti della trasparenza del processo elettorale e il poco credito di cui godono i candidati dell’opposizione, percepiti come allineati al regime, contribuiscono a mantenere basse le aspettative di una popolazione cauta e priva di fiducia in aperture democratiche. Le basse affluenze delle tornate elettorali degli anni precedenti rivelano quanto sia basso il livello di interesse nei confronti delle elezioni nel Paese. La classe politica, dal canto suo, non cerca di spronare l’elettorato, accettando la sua passività come un lasciapassare per continuare a portare avanti le proprie politiche.

Mentre si avvicinano le elezioni, si consuma un piccolo caso diplomatico: il segretario di Stato americano John Kerry ha annunciato che, contrariamente a quanto anticipato nei giorni scorsi, non si recherà in visita ad Algeri il 2 e 3 aprile. Un cambio nell’agenda degli incontri è alla base della novità: mercoledì 2 aprile, Kerry si recherà da Bruxelles a Ramallah, per concentrarsi sulla questione palestinese e le trattative in corso tra ANP e Israele. Nello scorso novembre Kerry avrebbe dovuto giungere in Algeria per una visita diplomatica, ma anche in quel caso rinviò l’incontro all’ultimo momento.

Nei giorni scorsi, un gruppo di oltre 500 algerini emigrati negli Stati Uniti, che si è firmato “Iniziativa Democratica Algerina”, ha inviato una lettera aperta al Segretario di Stato, criticando la sua decisione di effettuare una visita ad Algeri che somiglia a un endorsement e chiedendo piuttosto una stigmatizzazione delle pratiche repressive e antidemocratiche portate avanti dal regime guidato da Bouteflika. La lettera mette in evidenza la preoccupazione nutrita da un’ampia porzione del popolo algerino nei confronti del pessimo stato di salute del Presidente, sottolineando come sia necessario oggi un cambiamento per rispondere alle esigenze di una società dinamica, che non vede rispecchiati all’interno delle monolitiche strutture istituzionali le trasformazioni che stanno avvenendo al suo interno.

«Voi non ignorate, signor Segretario di Stato, che il Presidente Bouteflika è in funzione dal 1999 e che ha modificato la Costituzione algerina per abrogare il limite di mandate presidenziali, rispetto al precedente limite di due sole candidature» scrivono i membri del gruppo “Iniziativa Democratica Algerina”. «Pur reiterando il nostro appello perché gli Stati Uniti d’America offrano tutto il sostegno necessario durante questa fase complicata e sensibile, noi ricordiamo che solo una vera democrazia è in grado di rafforzare le relazioni americano-algerine […] E’ in questo contesto che il ruolo degli Stati Uniti nella promozione della democrazia in Algeria prende tutta la sua dimensione per la messa in opera delle più elevate norme d’integrità politica, tali e quali a quelle che il Presidente Obama citava quando dichiarava: “Ci impegneremo a metter in opera le più elevate norme di integrità – perché  coloro che sono al potere devono servire il popolo e non se stessi”».

L’Algeria riveste per gli Stati Uniti un ruolo di fondamentale importanza all’interno dei processi di dialogo in cui si definiscono le strategie di contenimento della minaccia terroristica nel Maghreb e nel Nordafrica intero. I tentativi statunitensi di mantenere aperta una linea diretta con Algeri sono funzionali a verificare la sintonia nelle rispettive politiche di contrasto ai fenomeni del jihadismo e del contrabbando di merci di vario genere, in progressivo aumento nella regione in seguito agli sconvolgimenti della stagione delle Primavere arabe. La ricerca di partnership con i Paesi del Nordafrica passa anche dalla definizione di strategie di collaborazione commerciali e dialogo nella definizione delle rispettive priorità nel settore della sicurezza.

Gli Stati Uniti sono uno dei principali partner commerciali dello Stato algerino, che esporta un’ampia parte del proprio petrolio negli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno cercato a più riprese di ampliare la propria collaborazione con l’Algeria per sostenere i suoi processi di ammodernamento delle infrastrutture utili allo sfruttamento energetico, cercando inoltre di stimolare la sua classe dirigente ad adottare riforme utili ad aprire la propria economia, rendendola più trasparente e competitiva.

Nonostante la presenza di interessi convergenti, sono numerosi anche i punti di disaccordo tra le politiche dei due Paesi: gli Stati Uniti hanno a più riprese condannato la politica algerina nei confronti del Marocco, uno dei più importanti alleati americani nell’intero Nordafrica. L’approccio “ambivalente” nei confronti dell’intervento internazionale in Mali nel 2013 e il residuo scetticismo nei confronti delle intenzioni francesi e della NATO hanno creato a più riprese dissapori tra le parti. «Washington e Algeri sono in disaccordo su numerose aree di politica estera» ha scritto l’analista Alexis Arieff nel suo report per la FAS del tardo 2013. «Bouteflika ha condannato la guerra americana in Iraq del 2003 e ha chiesto un ritiro anticipato delle truppe straniere. L’Algeria supporta una normalizzazione delle relazioni con Israele solo una volta che questo si ritiri dalle terre arabe, ed è generalmente fortemente critico delle politiche israeliane. Gli ufficiali algerini hanno criticato l’intervento NATO in Libia, che hanno ritenuto peggiorasse l’instabilità regionale». Gli Stati Uniti hanno dal canto loro criticato a più riprese «le restrizioni algerine sull’investimento straniero, affermando nel 2012 che le leggi sull’investimento e le affermazioni dei leader del Paese “rafforzando l’impressione che il Governo abbia virato in direzione di un nazionalismo economico”».

 

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