domenica, Settembre 26

Le radici delle Volkswagen quotidiane Il problema è che il vero coraggio è la capacità di tollerare l’insuccesso e ricominciare, quel che ci manca

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La vicenda della casa automobilista tedesca Volkswagen che in questi giorni riempie le prime pagine dei giornali, sarebbe già seria se fosse un’eccezione. In realtà il mondo, cioè tutti noi, vive un paio di piani al di sopra delle sue possibilità, per questo spesso siamo costretti a barare al gioco, con effetti sociali evidenti, decisamente più gravi di quanto in genere si tende a credere.

Tempo fa sono stato invitato da un’azienda milanese a intervenire alla sua convention, che si svolgeva in un noto teatro cittadino, dovevo dire la mia sul tema della diversità. Non ero mai stato a eventi di questa natura, che funzionano come veri e propri spettacoli. L’azienda, molto seria, voleva comunicare alla sua clientela la propria filosofia, molto attenta alla qualità della vita dei dipendenti, in forza della quale negli anni si è vista attribuire importanti riconoscimenti.
A metà, circa, dell’evento, è toccato a me, sono entratoin scena‘, solo, davanti ad una platea che cercava di capire cosa potessi dire di serio in un contesto così festaiolo. Confesso di avere provato un certo imbarazzo, sensazione che è moltiplicata quando, girandomi lievemente per sistemare il microfono, mi sono accorto che nell’enorme schermo luminoso alle mie spalle campeggiava il mio nome accompagnato dal commento, del tutto gratuito, ‘Il nostro top player‘. Un pugno allo stomaco, che tuttavia mi ha fornito lo spunto per iniziare l’intervento e dire la mia su quel tipo di cultura: “Fino ad oggi c’erano due espressioni che trovavo particolarmente sciocche e odiose, tutte le volte che qualcuno le usa io mi scollego e non lo ascolto più, ‘vincente e ‘alla grande, da questo momento sento di poterne aggiungere una terza, ‘top player”.

Questo è il brodo in cui tutti quanti, consapevoli o meno, nuotiamo e che vedo fedelmente riprodotto nella vita dei bambini di cui mi occupo, i cui genitori sovente faticano a rendersi conto che il verocoraggioproponibile ai propri figli, e che rappresenta il filo rosso di tutta la mia produzione dedicata, è la capacità di tollerare l’insuccesso e ricominciare.
Invece i bambini sono diventati veicoli di aspirazioni mancate in prima persona dagli educatori, che cercano spesso riscatto attraverso di loro. Un vecchio campione di calcio, che da anni si dedica alla formazione dei piccoli, sogna di allenare bambini orfani, edotto dalla negativa influenza e dalle pressioni insopportabili che padri e madri, a caccia di sogni per interposta persona, esercitano sui minori. Questi ultimi presto si renderanno conto sulla propria pelle che i sogni possono morire assai prima della proverbiale alba, entrando, così, nella vita dalla porta sbagliata, sconfitti senza avere mai giocato, se non la partita giocata solo nella testa dei genitori.

Bambini-strumento, saranno gli stessi adulti che negli anni successivi, posti di fronte alla possibilità di manipolare una centralina, danneggiando la salute di milioni di persone pur di arrivare primi, aumentando i profitti dell’azienda e il loro livello professionale, non avranno dubbi. Così come non avranno dubbi quei medici che impianteranno protesi a casaccio e senza ragione pure di creare profitto, martoriando il corpo dei pazienti.
Un simile terreno educativo, associato alla sempre più spaventosa fabbrica del profitto, forma un combinato disposto in grado di annientare intere collettività. Sta già accadendo, ma il veleno è stato somministrato abilmente e noi fatichiamo a sentire la sua presenza nelle nostre membra.

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