domenica, Ottobre 24

Le Quattro giornate di Napoli e la guerra a mani nude field_506ffb1d3dbe2

0

 

Quest’anno si celebra il  71° anniversario delle Quattro giornate di Napoli svoltesi dal 27 al 30 settembre 1943, una rivolta spontanea, settantasei ore di combattimenti che impegnarono il popolo napoletano nell’impossibile missione di liberare la città dai nazisti. Uomini, donne, studenti, operai, combatterono per consegnare il 1° ottobre la città liberata alle truppe alleate americane. Il gesto meritò il conferimento della Medaglia d’oro al Valor militare alla città di Napoli.

Esiste a Napoli l’Istituto Campano per la Storia della Resistenza “Vera Lombardi” costituito nel 1964, per iniziativa di Vera Lombardi, Clemente Maglietta, Mario Palermo e Pasquale Schiano, primo Presidente, si è associato nel 1970 all’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia (Insmli).

L’istituto campano è fornito di una ricca biblioteca (10.800 volumi), specializzata in storia contemporanea, di una emeroteca (1.030 periodici), che raccoglie una serie di interessanti testate anche del periodo clandestino. Svolge inoltre attività culturali attraverso dibattiti, mostre e seminari. Ogni anno l’Icsr organizza un seminario didattico rivolto ad insegnanti ed alunni sulla didattica della storia del Novecento.

Al Presidente dell’Istituto Guido D’Agostino abbiamo rivolto qualche domanda in occasione della ricorrenza della rivolta del popolo napoletano del 1943.

 Giudo D'Agostino

Quanto restano attuali nella società e nella cultura della città le Quattro giornate di Napoli?

Posto che l’esistenza stessa dell’Istituto compirà 50 anni tra poche settimane, il che è notevole come istituzione culturale in una città che sta attraversando tempi così complessi, è notevole avere questo compleanno. Aldilà di questo compleanno è evidente che rendere vivo e attivo il ricordo delle 4 giornate dipende anche da quello che si riesce a fare come si mobilitano le coscienze attorno ad un tema di questo genere. E’ molto più semplice per uno come me o per uno dell’istituto dire che fa parte dell’identità della comunità; ma questo lo potremmo dire della memoria in generale. La memoria è parte costitutiva di identità, il problema è di come la si tratta e di come si maneggia. A me viene sempre da dire che nel 2011 si è celebrato il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Certamente l’unità nazionale riguardava in maniera universale come evento fondativo della comunità, tuttavia nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla sua riuscita. Il comitato che fu creato fu subito snobbato e la Lega era contraria,  questo per far capre che non c’era una memoria interamente condivisa. Ciò si riscontra anche per le quattro giornate che riguarda i napoletani. Alcuni anni fa uscì un libro con una teoria negazionista (Enzo Erra 1993, n.d.r.) il titolo era: ‘Le Quattro Giornate che non ci furono’ dove l’autore intendeva dire che era stata poca cosa, quasi una scaramuccia. D’altro canto la storiografia non locale, dunque centro e alto italiana, ha sempre considerato la Eesistenza quella armata, quella fatta dalle bande partigiane e non ha voluto sufficientemente considerare quella napoletana. Vittorio  Foa diceva “ Difendere se stessi pensando anche che la difesa di sé stessi riguarda il futuro degli altri,è resistenza”  In molti casi per molti napoletani si è trattato di una difesa di sé stessi, perché gli stavano togliendo il vivere quotidiano. I bombardamenti distruggono palazzi, focolari, la possibilità di vivere, questo genere di cose ti riempie la mente che a un certo punto ti infuria, brucia da farti andare quasi a mani nude contro l’esercito più potente che c’era in quel momento. Va sfatata l’idea che nel settembre del ’43 l’esercito tedesco fosse in ritirata, perché i tedeschi che erano a Napoli dopo l’8 settembre hanno ricordato ogni giorno ai napoletani chi comandava, quanto vigliacchi fossero stati gli italiani che avevano reso i loro alleati improvvisamente nemici.  Dopo soli tre giorni, cioè il 12 settembre, i tedeschi incendiano l’università, cominciano i rastrellamenti, ci sono le uccisioni a freddo dei civili per qualsiasi cosa, ci sono i saccheggi. E’ una situazione di sospensione dolorosa che diventa parossistica , da una parte l’attesa degli alleati che sembrano non giungere mai e dall’altra i tedeschi che sono presenti e ti schiacciano sotto il tallone. Una città che decide, non aspetta più che arrivino gli alleati nonostante le navi ferme nel mare, visibili ma ferme in attesa che i napoletani facessero il lavoro sporco; quindi tra gli alleati dei quali si spasima  che arrivino il più presto possibile e i tedeschi che sono ben lontani dall’idea di andarsene, tanto che impiegheranno ben 2 anni ad allontanarsi dall’Italia spostando il fronte caldo verso nord. C’e voluto un lavoro intenso che continua ancora oggi per cercare di spiegare questo su un piano storiografico, perché è sbagliato indicare:  quella è la resistenza (quella armata dei partigiani, n.d.r.) mentre questa di Napoli non sappiamo neanche cos’è. C’è stato bisogno di convincere i napoletani stessi che ciò che avevano compiuto non era una ragazzata infatti c’è stato uno strano intreccio di spiegazioni intenzionali, per esempio per gli alleati era importante dire che erano stati gli scugnizzi come la copertina di Life che ritraeva un bambino con un elmetto ed un moschetto in mano ritratto dal fotografo Robert Capa. Ciò induceva anche i napoletani stessi a dire sono stati gli scugnizzi, ma questo a ben vedere è la sterilizzazione della politicità che c’è dentro le quattro giornate. Perché la politicità non è quella dei partiti che si siedono a un tavolino e decidono: ‘Domani facciamo le quattro giornate’. Il sociale che si auto organizza  è politico, quindi insistere sulle quattro giornate come cosa dei ragazzi ed altre interpretazioni, hanno fatto un cattivo servizio alla comunità invece questo è un momento straordinariamente importante. Pasquale Schiano che è stato il secondo Presidente di questo Istituto ha scritto alla fine degli anni 60 che: ‘Le quattro giornate sono il venire in emersione di una sentenza politica lungamente elaborata nelle coscienze dei napoletani’ . E’ importante questo perché è una sentenza politica, perchè si annoda con l’antifascismo di tanta gente, degli intellettuali, ad esempio Benedetto Croce era a Napoli in quel tempo. Nella rivolta oltre agli scugnizzi c’erano sacerdoti, medici, studenti, intellettuali, operai. Pansini era uno studente (Adolfo Pansini, studente del liceo vomerese Sannazaro caduto nella rivolta, n.d.r.),  molti sono insegnanti di una scuola indottrinata dal regime ma che non ha attecchito in alcuni di loro consentendo di formare una ideologia antifascista negli studenti. Basta ricordare che l’ Italsider contava 12 mila operai quindi c’era una classe operaia forte, non fascistizzata. Le quattro giornate funzionano come una calamita attorno a cui si aggregano sia classi sociali, individui, donne, come ben evidenziato nel film di Nanni Loy che insiste sulla coralità di questo popolo. Questo non significa che nel corso del tempo nel corso delle stesse quattro giornate non venissero fuori elementi di organizzazione, nasce non preparata a tavolino, anche la sinistra ha fatto questa opposizione che non sono un fatto politico perché esso presuppone una mente politica che lo dirige. Se non c’è la direzione politica il sociale non è autorizzato. La città invece si è mossa perché non tollerava più lo sgovernamento cioè il non essere governata. Le quattro giornate rappresentano un momento forte nella storia contemporanea della città, rappresenta una saldatura tra un mezzogiorno che c’era per l’unità d’Italia sconfessando le teorie di assenza negli appuntamenti importanti quali il voto per la repubblica dove ci hanno accusato di essere monarchici mentre l’idea di repubblica i napoletani l’hanno abbracciata già nel 1799 con la repubblica partenopea.

 

Di questa memoria quanto resta nella città di oggi, il popolo napoletano quanto recepisce e quanto vuole ricordare ?

L’anno scorso era il 70° anniversario delle quattro giornate, anniversario tondo. C’è stato il presidente Napolitano e prima di lui negli altri anniversari tondi ci sono stati Ciampi , Scalfaro. Io l’ho notata tante volte questa differenza, quando è stato il 50° o 60° c’è stata molta più attenzione con manifestazioni , il Comune si è dato molto più da fare, mentre negli anniversari intermedi certamente la temperatura è meno alta. Man mano che ci si allontana dai fatti deve crescere il nostro impegno a fare giusta memoria , non sovrapponendo ciarpame di racconti , la memoria che significa farla tornare viva e vitale guardando al futuro altrimenti essa riguarda il passato non importerà più a nessuno .

 

Il napoletano di oggi è in grado di recepire tutto questo, con tutti il problemi di questi tempi ?

Già perché oltre agli anniversari tondi c’è anche il contesto, nel 1968 per esempio o nei primi anni 70 o quando vinse le elezioni a sindaco il comunista Valenzi , era evidente che c’era un clima che ti aiutava , oggi ci capita che alla vigilia delle quattro giornate il sindaco De Magistris riceve lo scaglione e questo calamita l’attenzione. Ieri il sindaco è venuto a deporre le corone in memoria dei caduti ricevendo solidarietà da parte di numerosi cittadini e lui ha detto che gli faceva particolarmente piacere annunciare che non se ne va in occasione delle quattro giornate.

Quindi tutta la città sente questa cosa, si mobilita? Ma non succederebbe per nessun’ altra cosa, non lo addebiterei a sordità ma ad un evolversi dei tempi, alla scomparsa di quelli che c’erano per ragioni anagrafiche. Naturalmente tocca a noi, alla generazione come la mia raccogliere, come è stato raccolto dall’ampia documentazione acquisita, facendo da ponte verso quelle generazioni che altrimenti non apprenderebbero nulla .

 

Nella commemorazione è prevista la visita delle scolaresche al vostro istituto . Quindi questo ponte si colloca tra le generazioni successive e future .

 Certo è questo quello che si più fare, da una parte continuare ad acquisire documenti qualora escano nuove testimonianze. Se io dovessi dire che ieri si sia mossa tutta la città  la risposta è no non si è mai mossa tutta la città, forse solo quando c’era Maradona .

 

L’attenzione della città si rispecchia in particolari fasce economiche o culturali sociali e politiche

Rispondo in questo modo due anni fa ci fu una manifestazione di precari della scuola davanti il Ministero dell’Istruzione a Roma in procinto dell’inizio del anno scolastico.Era presente anche una delegazione di precari napoletani. Al passaggio degli impiegati verso l’ingresso del ministero iniziarono i cori e furono cacciati gli strisciano dei quali uno recava la frase:’Vi ricordate cosa siamo stati capaci di fare con le quattro giornate? ‘. Il fatto che nel 2012 uno striscione dei precari della scuola recasse questa cosa , ‘vi ricordate cosa siamo capaci di fare’ quindi state attenti a voi, ritorna il discorso di chi decide di decidere , di chi contro lo sgoverno  si ribella . Quindi non passa per divisione sociali, non passa per livelli di cultura , passa per quel circuito di chi decide di mettere la spina o no .

 

E’ il popolo napoletano, è un unico cuore.

Indubbiamente è popolo.

 

Nell’ ambito del napoletano di oggi questo Istituto con quale frequenza viene visitato? C’è durante l’anno l’attenzione verso questi avvenimenti o si rispolvera solo in occasione della celebrazione?

Si c’è attenzione, con l’avvertenza che in queste giornate si prolunga l’orario lavorativo, mentre durante l’anno organizziamo mostre e spettacoli, ad esempio le mostre sulle stragi naziste c’è quella su Anna Frank, seguiamo un po’ il calendario civile cosi  da avere l’affluenza costante.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->