lunedì, Ottobre 18

Le quasi calende di marzo field_506ffb1d3dbe2

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fiori 

 

Comincia il mese di marzo e con sconcerto ci avvediamo che un sesto dell’anno già è volato via, giustiziando un Governo e facendo spirare venti di guerra.

Quale mossa distraente, si impastano le polemiche per il flop del Festival di Sanremo con i peana per la vittoria di Paolo Sorrentino all’Oscar: una marcia trionfale che lui ha caratterizzato quasi in assonanza col suo film, mostrandosi a digiuno dell’inglese  -una cosa che, in questo caso, e solo in questo, fa andare in solluchero il pubblico statunitense-  e dedicando il trofeo anche a Diego Maradona, che riprende da questa menzione d’onore il suo processo di canonizzazione, alla faccia di Equitalia.

Mentre su FB un amico giornalista arguto fa una notazione assai divertente: «Penso di essere un pirla. Ho fatto il giornalista per 45 anni e non sono mai stato su una terrazza come quelle de ‘La Grande Bellezza’ e non ho mai conosciuto giornalisti cazzettoni come il Gambardella di Toni Servillo, che lavorano poco e beccano un fottio di soldi, vivendo in case di sogno». Dategli torto…

Nella mia giornata di ieri, il primo sturbo mi viene dall’I-Phone. La Tim premurosamente mi informa che ho terminato il credito  -e questa ci sta tutta, in amore e in telefonia non sono granché calcolatrice-  e mi dice via sms che è disposta a concedermi un anticipo di 3 euro sulla prossima ricarica: li recupererà appena la rifarò.
Con due vincoli: devo mandare un sms in cui scrivo ‘Sì’  -e questo mi pare logico- e sapere che, oltre ai 3 euro graziosamente concessi, tratterrà per questo prestito altri 1,5 euro, riparatori. Ovvero il 50% del concesso.
Non credo ai miei occhi: si può parlare di mutuo usuraio, sia pure per cifre risibili? Ma sapete, 1.5 euro moltiplicati x enne può dare un bel capitale… La questione è il principio: tu, cliente ti trovi ad aver terminato il credito e magari quei tre euro ti servono per fare una telefonata fondamentale. E’ notte; sei lontano da un luogo di ricarica o chissà che… dunque, ob torto collo accetti questa condizione vessatoria. Non so cosa ne pensi l’Antitrust di questa piccola carità pelosa della TIM…

Delle altre Compagnie di telefonia mobile non so i comportamenti in questi casi, dunque parlo per quello che è il mio gestore. Che non ho mai cambiato, salvo il periodo in cui ebbi il telefono di servizio del Ministero dei Trasporti, che era Vodafone; in quel caso, però, conservai comunque il mio numero TIM, usandolo per le mie telefonate personali.

Sono rimasta fedele alla TIM, in quanto figlia della Telecom, un po’ perché, in altri tempi ebbi uno zio direttore della V Zona SIP  -Italia del Sud; un po’ anche perché ho sempre stimato molto Franco Bernabè e collegavo la sua persona all’azienda, persino quando non c’è stato più… Ragionamento tipicamente femminile, vero?

Sono un esempio di fidelizzazione per motivi che non hanno nulla a che vedere con la qualità o la convenienza del servizio. Il mio emisfero destro dev’essere da elefante; quello sinistro da lombrico.

La logica non è propriamente la mia virtù precipua e mi considero una miracolata ad essere sopravvissuta ai contraccolpi della sua carenza. Non escludo che, se la cosa mi salta all’occhio, io sono in grado di accorgermi che c’è un elemento che non va, così come sta avvenendo ora per la TIM; ma, considerazioni del tutto autolesioniste spesso mi paralizzano.

Dopo questo autodafé, proseguo il percorso nella mia calenda marzaiola.

Approdo ad un tema su cui c’è ben poco da ironizzare e tanto da riflettere. Ieri pomeriggio, in Campidoglio, ho partecipato ad un evento promosso dal Comitato 3 ottobre. A chi questa data fa venire in mente solo Santa Candida martire o, al più, San Gregorio l’Areopagita, discepolo di San Paolo, spiegherò che risale troppo indietro.

Occorre andare con la memoria appena all’anno scorso, allorché, in quella data avvenne, al largo di Lampedusa, una spaventosa tragedia che costò la vita a 366 migranti (e 20 furono i dispersi) trasportati su una carretta del mare libica.
Un dramma che può raccontare solo chi si è trovato lì, in quel mare ribollente di cadaveri, mentre tutta la demagogia d’accatto, compresa quella dei minus habens che tuonano contro gl’immigrati, dovrebbe tacere di fronte alla morte.
E, altresì, di fronte allo stato quasi da lager in cui queste persone, ammassate in quelli che, quasi ironicamente, chiamano Centri di Accoglienza, si dovrebbe pensare a quanto si è fortunati ad esser nati in luoghi ove, malgrado la crisi, non ci sono guerre, carestie, epidemie, fame, persecuzioni politiche.

Anche se, quasi in maniera paradossale, pure la crisi economica, che sta mietendo tante vittime, potrebbe qualificarsi come una guerra sotterranea, in stile decimazione: in fondo, ha gli stessi effetti, ovvero eliminare i più poveri, i più deboli, i meno corazzati.

Intanto, in Italia  -che è spesso terra di transito, più che di nuova residenza per gli immigrati, che vanno a ricongiungersi a parenti ed amici in altri Stati d’Europa-  il tessuto legislativo in materia è caotico e arcigno. E, soprattutto, non ci si chiede mai, o quasi mai, guardando ogni immigrato come individuo, e non come elemento di una massa indistinta e presunta colpevole, quale è la sua storia personale.

Mi raccontava la mia amica Souheir Katkhouda, presidente dell’Associazione Donne Musulmane, siriana di Aleppo e in Italia da venti e più anni, nonché perfettamente integrata, l’angoscia vissuta in prima persona, alla Stazione di Milano, luogo di approdo di tantissimi profughi del suo Paese.
Con la figlia e la nuora (che lavora all’Assessorato delle Politiche sociali, con l’Assessore Pierfrancesco Majorino) si è prodigata per lunghi giorni a soccorrere i suoi connazionali, privi di tutto, pur avendo avuto l’esperienza di essere stati benestanti in patria.

Riporto un estratto di un comunicato stampa dell’Assessorato, in data 19 febbraio: «”Assistiamo a una totale assenza di una politica nazionale dell’accoglienza”. Lo ha dichiarato l’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino, in relazione all’arrivo oggi pomeriggio alla Stazione Centrale di Milano di 74 cittadini siriani, tra cui 25 bambini, provenienti da Catania. A questi vanno aggiunte 22 persone di quattro famiglie arrivate spontaneamente nel centro di accoglienza di via Fratelli Zoia e altre 18 inviate dalla Questura».

Molto inquietante è il finale del comunicato: «Con questi arrivi”, ha aggiunto Majorino, “abbiamo esaurito la nostra capacità di accoglienza. Nei prossimi giorni rischiamo di essere costretti a non poter dare più ospitalità nelle nostre strutture, dove già si trovano 2.700 persone provenienti, in maggioranza, da altre città. Facciamo presente che Milano da ottobre a oggi si è fatta carico, tra senzatetto e profughi siriani, di più di cinquemila persone, una cifra non più sostenibile”»

A fronte di questa situazione e dei tamburi di guerra che rullano in Ucraina, al Policlinico Gemelli, dov’è ricoverato Fiorello, insieme ad un povero vecchietto che pare che lo showman abbia buttato sotto col suo scooter mentre quel poverino stava attraversando sulle strisce, si forma un bivacco di cronisti e di furgoni tv con tanto di parabola.
E i giornali on line riportano come prima notizia le dimissioni da Sottosegretario di Tonino ‘o nivuro’, nei confronti del quale avrà funzionato un pressing molto più potente di quello scatenato verso l’India per ottenere la liberazione dei Marò. E’ la stampa, bellezza (direbbe Jep Gambardella)!

 

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