sabato, Maggio 8

Le Primarie del Pd a Napoli

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Consiglieri e delegati del Pd (Partito Democratico) che davanti ai seggi delle primarie danno soldi agli elettori per votare una candidata. A rivelarlo è un video del sito ‘Fanpage.it’. Con telecamere nascoste alcuni cronisti hanno intercettato davanti ai circoli dei democratici in città, alcune persone impegnate a offrire denaro, come monete da un euro, in cambio della preferenza. Il caso ha scatenato un putiferio. Il candidato Antonio Bassolino ha minacciato ricorso.

Ne abbiamo parlato con Roberto Cartocci, politologo (è ordinario di Scienza e metodologia della Politica all’Università di Bologna) ed esperto di rapporti tra politica e territorio. Tra i suoi libri ‘Diventare grandi in tempo di cinismo. Memoria collettiva e fiducia nei giovani italiani‘ e ‘Mappe del tesoro. Atlante del capitale sociale in Italia’ (entrambi editi dal Mulino). “Niente di nuovo sotto il sole di Napoli”, commenta il politologo Roberto Cartocci, “E’ sempre stato così in fondo”.

 

Non è stupefacente che alle primarie del Pd di Napoli si distribuiscano in certi quartieri monete da un euro per andare a votare, come al tempo dei Borboni o di Masaniello?
Visto che siamo sul ‘L’Indro’ le risponderò con una citazione di Indro Montanelli: “mi meraviglio della sua meraviglia“. Il grande giornalista aveva individuato alcune costanti del carattere degli italiani che attraversavano le stagioni. Tra le costanti questa cosa del voto di scambio, vecchia come il voto. C’era già nell’Italia liberale: si risolveva in un vantaggio, monetizzabile in tempi brevi, che beneficiava gli individui o le loro famiglie.


Del resto Montanelli ha scritto pagine memorabili su Achille Lauro, il candidato del pacco di pasta al popolino dei vicoli, della scarpa sinistra donata in attesa della scarpa destra, da consegnare dopo il voto, in caso di vittoria, per il conguaglio…
Sì, ma Achille Lauro aveva la scusante degli anni del Dopoguerra, quando la povertà imperava tra i bassi di Napoli e i napoletani erano ancora alla fame. Qui il contesto è diverso, anche se l’andazzo non cambia. Tenga conto che anche se si cambiano i sistemi elettorali il modo di attivare procedure di scambio si trova sempre. Certamente è tipico di un mondo in cui gli interessi organizzati sono più deboli e anche gli orientamenti ideologici sono più vulnerabili.
Ma perché arrivare fino alle primarie con questo tipo di malcostume politico, per usare un eufemismo?
Per come la penso io, le primarie sono come tutte le elezioni. Se il gioco è quello di mobilitare l’elettore in un contesto clientelare questi atteggiamenti si manifestano anche per delle votazioni all’interno di un solo partito. E’ pur sempre una competizione e da certe parti non si va troppo per il sottile. Certo a Milano non succede, anzi si paga per votare, ma come si sa da Roma in giù… certe cose accadono.

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