venerdì, Aprile 23

Le previsioni della Commissione field_506ffb1d3dbe2

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Euro Commissione europea

Il 25 febbraio la Commissione Europea ha pubblicato le sue ultime previsioni economiche. Il titolo che si è voluto dare alle previsioni invernali, ‘Avanza la ripresa‘, rivela la fiducia della Commissione nelle prospettive di crescita economica dell’Europa. In Italia ci si è concentrati su alcuni dati, quelli di maggior interesse per la politica, ma le informazioni fornite dalla Commissione sono state molto numerose. Si può, quindi, analizzare il documento sia con un’ottica di livello europeo, osservando le prospettive economiche dell’Area Euro, sia con un’ottica più particolare, analizzando le variabili riferite all’Italia.

Leggendo il documento traspare un certo ottimismo per la crescita dell’Area Euro. La Commissione pare avere una visione positiva sul futuro. Infatti, dopo un biennio di recessione 2012-2013, le previsioni indicano un’espansione del prodotto nel 2014 e un rafforzamento della crescita del Pil (Prodotto interno lordo) nel 2015. Le variazioni, rispettivamente pari al +1,2 per cento e al +1,8 per cento, non sono però eccezionali, visto che, ad esempio, gli Stati Uniti sono previsti in crescita del 3 per cento in entrambi gli anni e che la Gran Bretagna crescerà del 2,5 per cento nel biennio.

Quindi, è sicuramente positivo che si inverta l’andamento flettente del Pil, ma essere quasi entusiasti di questi risultati è un po’ fuori luogo. Ed è fuori luogo anche perché la crescita non sarà omogenea tra le nazioni. Nel 2015 si prevede una crescita del Pil del 2 per cento in Germania, dell’1,7 in Francia e Spagna e dell’1,2 in Italia. Inoltre, nel 2015 agli estremi del trend di crescita troviamo la Lettonia, appena entrata nell’area Euro, con un bel +4,3 per cento e Cipro, che vien fuori da un dura crisi, con +0,9 per cento. Valori molto distanti. Quindi, ad essere obiettivi si dovrebbe dire che la ripresa in Europa è e sarà più debole che altrove e sarà disomogenea tra le nazioni.

Un altro aspetto rilevante, di cui spesso si discute in Italia, è il livello del debito pubblico. La Commissione fornisce previsioni anche su questa importante variabile. Il rapporto debito/Pil dell’area Euro è previsto sostanzialmente stabile tra 2013 e 2015, tra il 95 e il 96 per cento. Il valore è cresciuto molto, considerando che negli anni 2004-08 era stato in media del 69 per cento. Quindi, nonostante le politiche di austerità (o potremmo dire, a causa delle politiche di austerità) il rapporto debito/Pil dell’intera area Euro è vicino alla soglia del 100 per cento. Analizzando i dati dei singoli stati membri ci si accorge che nel 2015 sette nazioni saranno oltre la soglia del 100 per cento (Belgio, Irlanda, Grecia, Spagna, Italia, Cipro e Portogallo) e solo quattro piccoli Paesi saranno al di sotto dell’obiettivo di lungo termine del 60 per cento (Estonia, Lettonia, Lussemburgo e Slovacchia). Sei nazioni su sette tra quelle sopra il 100 per cento sono state coinvolte profondamente dalla Grande Crisi. Anche da questo punto di vista l’ottimismo della Commissione non sembra condivisibile. Se gli accordi prevedono la convergenza verso il 60 per cento del rapporto debito/Pil, ciò significa che le sette nazioni sopra menzionate, insieme con le altre sette che hanno un rapporto superiore al 60 per cento, saranno costrette a politiche fiscali restrittive nei prossimi anni. Che ne sarà dell’ottimismo sulla crescita economica se i Governi saranno costretti ad attuare tali politiche? Si consideri che anche la Francia avrà un rapporto debito/Pil elevato nel 2015, il 97,3 per cento. Di conseguenza, tre delle quattro maggiori economie dell’Area Euro (Francia, Italia e Spagna) non potranno stimolare la ripresa economica nei prossimi anni perché obbligate a ridurre il rapporto debito/Pil. Si è sicuri che ciò non bloccherà la ripresa economica?

Interessante è anche osservare l’altro fondamentale indicatore della finanza pubblica, il rapporto tra deficit e Pil. Nel 2015 sei nazioni appartenenti all’Area Euro saranno oltre la soglia del 3 per cento (Irlanda, Spagna, Francia, Cipro, Slovenia e Slovacchia). Quindi, due tra le prime quattro economie saranno ancora in procedura di deficit eccessivo. Ciò le costringerà a ridurre il livello delle spese o ad aumentare le entrate per rientrare nel parametro del deficit. Il rapporto deficit/Pil medio dell’Area Euro sarà del 2,5 per cento nel 2015, in contrazione di un solo decimo rispetto al 2014. Tra le diciotto nazioni dell’Area, solo due (Estonia e Germania) avranno un sostanziale pareggio di bilancio nel biennio 2014-2015. Gli altri Paesi saranno oltre la soglia dell’1 per cento nel rapporto deficit/Pil. Vista la costante attenzione posta dalla Commissione su questi indicatori, leggendo questi dati non si capisce da dove provenga l’ottimismo.

Concludiamo l’analisi dell’Area Euro con i dati sulla disoccupazione, indubbiamente i più importanti per i cittadini. Nel 2015 il tasso di disoccupazione dell’Area Euro è previsto all’11,7 per cento. È sufficiente il confronto con Stati Uniti e Giappone per capire quanto siano state fallimentari le politiche europee di rilancio. Infatti, sempre nel 2015, negli Stati Uniti si prevede un tasso di disoccupazione al 5,8 per cento e in Giappone si scende addirittura al 3,8 per cento. In questo contesto, nel 2015 ci saranno ancora due nazioni con tassi di disoccupazione monstre: 24 per cento in Grecia e 24,6 per cento in Spagna. Includendo queste due nazioni, nel 2015 ben otto i Paesi dell’Area Euro avranno un tasso di disoccupazione superiore al 10. E con questo dato l’ottimismo della Commissione impallidisce quasi completamente.

Passiamo ora ai dati italiani. L’Italia, come risaputo, avrà una crescita economica anemica, al di sotto della media dell’Area Euro. Il Pil dovrebbe crescere dello 0,6 per cento nel 2014, la metà del dato dell’Area e un terzo della crescita tedesca, e dell’1,2 per cento nel 2015, sei decimi meno dell’Area e otto decimi meno della Germania. Un aspetto particolare è che la Commissione prevede lo stesso tasso di crescita per Italia e Grecia nel 2014, ma nel 2015 mentre l’Italia sale all’1,2, la Grecia arriva sino al +2,9 per cento. Non c’è da stare allegri: anche l’economia più martoriata dell’Area Euro crescerà più dell’Italia nel biennio 2014-2015.

Per quel che riguarda i conti pubblici, la situazione italiana è molto negativa se osserviamo il debito ed è tendente al positivo se si osserva il deficit. Nel primo caso, infatti, l’Italia è seconda nel rapporto debito/Pil (132,4 per cento nel 2015) solo alla Grecia (171,9 per cento nel 2015) mostrando livelli del debito alquanto preoccupanti. Inoltre, se nella media 2004-2008 l’Italia aveva un rapporto pari al 105 per cento, 36 punti superiore alla media dell’Area (69 per cento), al 2015 l’Area Euro avrà un rapporto del 95,4 per cento, inferiore a quello italiano di 37 punti. Quindi, la crescita del rapporto registrata nell’Area è stata sostanzialmente identica a quella italiana. Può essere una piccola consolazione, ma fa evaporare tutti i discorsi di un’Italia più attenta al debito rispetto all’Area Euro. La realtà è che in media il debito italiano è cresciuto come quello dell’Area.

Sul deficit, invece, la situazione è migliore. Nel 2014 il rapporto deficit/Pil italiano sarà uguale a quello dell’Area (-2,6 per cento), mentre nel 2015 l’Italia farà meglio della media dell’Area: 2,2 vs 2,5 per cento. Considerato che negli anni l’Italia ha acquisito la fama di Paese poco attento agli equilibri di bilancio, aver avuto dal 2009 al 2013 e avere in prospettiva un rapporto deficit/Pil inferiore a quello dell’Area può essere considerato, invece, come una concreta testimonianza dell’impegno dell’Italia a mantenere i conti pubblici più in equilibrio di altri Paesi. Si potrebbe far risaltare di più questo aspetto nelle sedi europee.

L’ultimo dato da osservare è quello della disoccupazione. Per fortuna il dato italiano è ben lontano dai picchi registrati in Spagna e Grecia, ma anche in questo caso l’Area va meglio dell’Italia. Tra 2009 e 2012 l’Italia ha registrato un tasso di disoccupazione inferiore a quello dell’Area Euro. Nel 2009 il tasso italiano era pari al 7,8 per cento, identico a quello tedesco e inferiore al 9,6 dell’Area. Lo scorso anno il dato dell’Area Euro e dell’Italia sono stati sostanzialmente identici (12,1 per cento e 12,2 per cento), ma la Germania aveva ridotto il tasso addirittura al 5,3 per cento. Nel 2015, la Germania limerà di poco il valore, portandolo al 5,1 per cento, l’Area Euro riuscirà a far scendere la disoccupazione all’11,7 per cento, ma il tasso di disoccupazione italiano si attesterà ancora al 12,4 per cento. Al 2015 peggio dell’Italia faranno solo, nell’ordine, Spagna (24,6 per cento), Grecia (24,0 per cento), Cipro (18,4 per cento), Portogallo (16,5 per cento) e Slovacchia (13,4 per cento). Questo dato non è affatto confortante per le prospettive dei lavoratori e dei disoccupati italiani.

Riassumendo, la situazione italiana sarà così caratterizzata: la crescita economica sarà debole e inferiore a quella dell’Area Euro e delle altre maggiori economie, il debito rimarrà elevato, il deficit migliorerà più dell’Area Euro e la disoccupazione non migliorerà tra 2013 e 2015. Lo scenario complessivo, pur migliore rispetto a quello dell’ultimo quinquennio, non permette di essere particolarmente ottimisti.

Proprio per questo motivo, appare un po’ particolare il contenuto del comunicato diffuso dal Ministero dell’Economia per commentare le previsioni della Commissione. Nel documento, infatti, si cita il miglioramento del rapporto deficit/Pil con riferimento ai dati, si menziona la leggerissima riduzione nella previsione del rapporto debito/Pil operata dalla Commissione (passata dal 134 per cento della precedente previsione al 133,7 per cento dell’attuale…un miglioramento sostanziale!) ma si sorvola, senza presentare alcun numero, sia sul peggioramento delle previsioni di crescita (la Commissione ha ridotto da +0,7 a +0,6 per cento la crescita del Pil italiano per il 2014) sia sul peggioramento delle previsioni del tasso di disoccupazione (che nel 2015 era precedentemente previsto al 12,1 per cento mentre adesso è indicato al 12,4 per cento).

Il comunicato è incentrato sul miglioramento, peraltro marginale, di due voci di finanza pubblica, ma non dice nulla sul peggioramento delle previsioni dell’economia reale. Come se il comunicato provenisse dal Ministero delle Finanze, e non dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Un maggior equilibrio nel commentare dati così importanti sarebbe preferibile. Parimenti, bisognerebbe spiegare ai cittadini perché le previsioni della Commissione sono peggiori di quelle del Ministero, altro dettaglio su cui si è preferito sorvolare. I prossimi mesi saranno cruciali per capire quali previsioni, tra quelle della Commissione e quelle del Governo, saranno state più attendibili. La speranza è che entrambe risultino errate, smentite da una ripresa più vigorosa di quella prevista. 

 

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