venerdì, Settembre 17

Chi ha inventato il sogno americano? I nativi americani e le loro rivendicazioni

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La lunga storia indigena di rifiutare l’autoritarismo continua ancora oggi. Ne è un esempio la lotta del 2016, tenutasi a Standing Rock, nel South Dakota, dove un movimento di resistenza si è unito ad un gruppo giovanile per portare avanti una causa ambientale che tutelava le comunità indigene e le comunità di colore maltrattate. Questa è stata una delle lotte indigene contro la repressione e a favore del sogno americano.

Ma gli antropologi e gli storici non hanno sempre riconosciuto gli ideali dei nativi americani presenti nel sogno americano. All’inizio del XIX secolo, infatti, il filosofo sociale Lewis Henry Morgan ha definito i nativi americani ‘selvaggi’. Per secoli, essi hanno visto il loro patrimonio culturale attribuito apparentemente a tutti, ma mai ai loro antenati, nonostante le società basate sulla libertà e sull’uguaglianza siano nate in questo vasto continente grazie al loro contributo.

A questo proposito, molte città americane hanno deciso di sostenere la causa dei nativi americani ed hanno scelto di dedicargli un’intera giornata celebrativa che è stata chiamata ‘ Indigenous Peoples Day’. Ciò segna una vera e propria rivoluzione all’interno del continente americano, anche perché in quello stesso giorno (il secondo lunedì di ottobre) si festeggia, contemporaneamente, il ‘Columbus Day’, che negli Usa è festa nazionale dal 1937 grazie al Presidente Rooselvelt.

Ma quali motivazioni hanno spinto molte città americane verso questa scelta?

Le motivazioni sono, essenzialmente, di carattere storico. Coloro che sostengono i nativi americani ritengono che il navigatore genovese Cristoforo Colombo non ha scoperto il continente americano, visto che era già popolato dalle popolazioni indigene e, data la volontà di portare la civiltà in queste terre, ha semplicemente agevolato il potere dei suprematisti bianchi contro gli indigeni che sono stati decimati, oppressi e schiavizzati. Cosa che non pensano i sostenitori di Colombo che vedono in lui un eroe e non il responsabile di un genocidio.

Fra le città che hanno aderito al cambiamento, vi sono: Los Angeles, che a partire dal 2019, celebrerà ‘l’Indigenous Peoples Day’ al posto del ‘Columbus Day’, secondo una mozione approvata dal consiglio comunale della città. La mozione, sia chiaro, non intende cancellare la storia, ma vuole riconoscere i diritti dei nativi americani.

Ed ancora, Berkeley, in California, è stata la prima città a riconoscere la giornata al posto del Columbus Day, ma successivamente sempre più città e Stati hanno deciso di celebrarla. Gli Stati del Minnesota, del Vermont, dell’Alaska, il South Dakota e 55 città, tra cui Phoenix, Seattle, Denver e Austin, festeggiano ‘l’Indigenous Peoples Day’. Lo stesso sindaco della città di New York, Bill De Blasio, sta attualmente valutando se abbattere una serie di statue che ritraggono Colombo, tra cui una vicina a Central Park, e prendere in considerazione la celebrazione di questa festa.

Come si festeggia negli Stati Uniti ‘l’Indigenous Peoples Day’?

Nel South Dakota, ad esempio, la gente festeggia il Giorno dei nativi americani attraverso l’apprendimento delle risorse educative che si concentrano sulle tradizioni e sulla cultura delle popolazioni indigene.

A Berkeley, invece, alcune organizzazioni, comunità e chiese celebrano la giornata attraverso attività di sensibilizzazione sulla storia, la cultura e le tradizioni dei popoli indigeni. Si svolgono attività culturali come i mercati e i ‘pow wows’, che sono incontri tenuti da persone indigene del Nord America nei quali si balla, si canta e si socializza.

Nella città di San Fernando, in California, persone madrelingua, artisti e musicisti riempiranno il Parco Ricreativo della città. Sul palco principale, montato per l’occasione, ci saranno performance sia tradizionali che contemporanee, tra cui una commedia, intitolata ‘Cahuilla Birdsingers’, batteristi, danze azteche, cantanti Maya, ballerini e performers hip-hop nativi americani. Inoltre, si potrà parlare con anziani locali per conoscere in maniera approfondita la storia del popolo indigeno e ci saranno, persino, laboratori d’arte dove gli artigiani venderanno gioielli e sculture tipici della loro tradizione.

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