venerdì, Maggio 7

Le più incerte elezioni politiche Uk di sempre

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Seggi aperti in Gran Bretagna per le elezioni più incerte da anni. Alle urne sono chiamati circa 45 milioni di cittadini per rinnovare i 650 seggi della Camera dei Comuni in altrettanti collegi uninominali (59 soltanto in Scozia). Si vota fino alle 22, ora britannica. La maggioranza assoluta per governare è 326 seggi, ma i sondaggi non l’accreditano ad alcun singolo partito.

Previsto un testa a testa fra i conservatori di David Cameron e i laburisti di Ed Miliband, i due protagonisti, alla guida dei Tory e del Partito Labour, ma devono fare i conti con il ridimensionamento dei due storici partiti dominanti del Regno Unito. I due leader politici difettano entrambi – nel giudizio di molti osservatori – di un carisma trascinante.

Diversi sotto ogni profilo, Nick Clegg e Nigel Farage, alla guida rispettivamente dei Liberaldemocratici (Libdem) e degli euroscettici anti-immigrazione dell’Ukip, sono accomunati dal ruolo di ‘outsider’. 

Sono tre le dame di ferro della nuova generazione, attrici di un’intesa tattica orientata a sinistra per cercare di conquistare un ruolo di ago della bilancia alle imminenti elezioni politiche britanniche. 

Nicola Sturgeon, 44enne leader degli indipendentisti scozzesi (SNP), non concorre per un seggio nelle elezioni del 7 maggio ma per molti potrà essere decisiva dopo il voto ed è di gran lunga la più forte delle tre lady emergenti della politica britannica. Il suo partito potrebbe fare incetta di collegi nella roccaforte scozzese, e secondo alcuni arrivare addirittura al ‘cappotto’ con 59 seggi su 59. L’hanno soprannominata la ‘Merkel della Scozia’, più per il taglio di capelli a caschetto, i tailleur demodè e la determinazione che per le sue politiche, lontane anni luce da quelle della leader tedesca e molto vicine alla sinistra tradizionale. Sturgeon invoca un accordo con Labour ed è pronta a spingere Ed Miliband a Downing Street pur di farla finita con l’austerità dei conservatori. Le sue avance sono state finora respinte, ma lei si mostra sicura di poter avere un ruolo determinante nel futuro di quel Paese che il suo partito avrebbe voluto abbandonare. A settembre è subentrata ad Alex Salmond, ex leader dei nazionalisti scozzesi, dopo la sconfitta dell’ SNP nel referendum sull’indipendenza della Scozia dalla Gran Bretagna. E adesso guarda a Londra: pronta (per ora) ad accantonare la secessione per puntare al governo britannico.

Leanne Wood, 43 anni, è invece a capo del Plaid Cymru, il partito autonomista gallese. E’ un’altra donna leader da tenere sott’occhio nelle elezioni britanniche. In un voto che sembra voler premiare i partiti locali, il suo schieramento potrebbe conquistare cinque seggi a Westminster rispetto ai tre attuali. Prima donna a guidare il Plaid Cymru è di orientamento socialista in economia come la Sturgeon, ma anche repubblicana e a favore di un ‘Galles libero’, anche se da posizioni più moderate rispetto ai secessionisti scozzesi dell’Snp.

Natalie Bennet è infine la 49enne leader dei Verdi. Nata in Australia, è poi diventata cittadina del Regno Unito. Il suo partito parte da un solo seggio alla Camera dei Comuni e conta di conquistarne altri con sondaggi che lo collocano al 5-7% delle intenzioni di voto. Il suo è un programma dichiaratamente anti-monarchico. Chiede che il ruolo della regina diventi puramente cerimoniale e che la House of Lords sia trasformata in un camera elettiva. Nei suoi piani, la regina Elisabetta verrebbe ‘sfrattata’ da Buckingham Palace e al massimo lo Stato le potrebbe concedere una casa popolare.

Il futuro della Gran Bretagna è a un bivio. Owen Jones, classe 1984, editorialista  britannico di sinistra, che lavora attualmente per il giornale ‘The Guardian’, dove svolge il ruolo di articolista e commentatore politicofa un appassionato appello ai britannici a votare questo giovedì. Egli esorta l’elettorato ad incolpare le persone al potere delle scelte sbagliate in Gran Bretagna, non quelli che non lo hanno. Egli afferma che il cambiamento nelle scelte politiche nel Regno Unito viene raramente dalla generosità dei potenti, ma si combatte tale staticità politica con un movimento popolare sorto dal basso. Owen Jones conclude affermando che la maggior parte delle persone nel mondo non può votare e che i britannici sono fortunati a portelo fare e spiega i 13 motivi per non fare astensionismo alle prossime elezioni,perché secondo lui così si agisce in favore del bene comune della Gran Bretagna (indipendentemente da che partito politico si voterà).

(tratto dalla sezione video del sito di ‘The Guardian‘)

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