venerdì, Settembre 17

Le piramidi di Meroe Il progetto archeologico sponsorizzato dal Qatar

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piramide Kandake Amanishakheto oggi

Nel corso dei secoli, nessuna delle piramidi nubiane si è salvata dal saccheggio. Tristemente famoso per la razzia e il danneggiamento del sito di Meroe, il nostro connazionale Giuseppe Ferlini (1797-1870) si rese responsabile della distruzione di oltre 40 piramidi, o almeno così si dice. Rientrò in Europa col tesoro della Kandake Amanishakheto, oggi in mostra in vari musei internazionali, dopo averne raso al suolo la tomba.

Pur essendo stato meta delle visite, talvolta rapaci, di avventurieri e archeologi stranieri, le piramidi di Meroe sono state ignorate per quasi tutto il Novecento. L’ultimo ad occuparsi del sito fu l’Americano George Reisner (1916-1919). Figlio dei pregiudizi della sua epoca, Reisner non si capacitava del fatto che dei negroidi avessero creato i monumenti che aveva di fronte.

Quasi un secolo dopo, è il Qatar a riscoprire il valore archeologico (e il potenziale turistico) del Sudan. Dal 2013, infatti, l’istituzione per i Musei del Qatar, sotto la guida di Sheikh Hassan bin Mohamed bin Ali al-Thani, ha deciso di finanziare il Progetto di Sviluppo Archeologico Nubiano con un budget di 135 milioni di dollari. L’iniziativa, chiamata Progetto Archeologico Qatar-Sudan, sponsorizza 39 missioni gestite da team di varie nazionalità, tra cui la missione italiana sotto la direzione di Irene Vicentelli (Istituto Italiano per la Storia Antica).

La quarantesima missione, lanciata quest’anno, è proprio la Missione del Qatar per le Piramidi del Sudan (QMPS), che lavora su tutti i complessi di piramidi del Paese, non solo Bejrawiya, già World Heritage Site UNESCO, ma anche siti precedenti come Gebel Barkal, Kurru e Nuri.

La QMSP si propone non solo di proseguire il lavoro archeologico sulle piramidi, ma anche di affrontare il problema dell’erosione di agenti quali vento e sabbia, e di provvedere alla valorizzazione turistica dei siti. Il Qatar, infatti, intende promuovere il patrimonio archeologico sudanese sia all’interno del Paese che a livello internazionale.

bracciale Kandake Amnishakheto (Museo di Berlino)

Se pensiamo ai milioni di turisti che visitano le piramidi di Giza ogni anno, l’investimento del Qatar non ha bisogno di ulteriori spiegazioni.

Tuttavia, il Sudan non è conosciuto né per la civiltà di Kush (di cui sappiamo ancora molto poco), né per le sue piramidi. Le informazioni più comuni sul Sudan includono un ventennio di guerra civile, il conflitto in Darfur, il regime autoritario di Omar al-Bashir. Non è certo una delle mete predilette dal turismo di massa. Potrebbe essere questo l’unico ostacolo all’ambizioso progetto del Qatar. Non si tratta solo di conservare e valorizzare il patrimonio archeologico del Sudan, ma anche di ristrutturare la sua immagine in modo da rassicurare i potenziali visitatori sullo stato delle cose nel Paese, soprattutto in termini di sicurezza. Solo allora, il turismo entrerà a far parte delle voci più importanti dell’economia sudanese, e solo allora la popolazione godrà davvero dei frutti del progetto del Qatar.

 

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