mercoledì, Maggio 19

Le paure degli immigrati cubani negli USA Cosa cambierà dopo la fine dell'embargo?

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Se la Florida era l’immagine del suo stesso peregrinare perché da oltre 40 anni gli esiliati navigano nelle acque agitate dello stretto, che separa l’isola di Cuba dalle coste statunitensi, in cerca di identità, ora i Cubani, non più al «di fuori», sono pronti a cogliere il minimo segnale che giustifichi il loro esilio in USA, creando così l’esistenza di una «seconda nazione» cubana, ricreata in tutti i suoi aspetti. Mentre a Cuba la strategia castrista si mette in moto per non fare più pressione sui servizi di immigrazione americani e soprattutto sull’opinione internazionale, grazie anche ai precedenti aiuti di manifestazioni «spontanee».

Da dicembre, quando il presidente Obama ha fatto l’annuncio, è cominciato l’arrembaggio: 481 persone intercettate dalla Guardia Costiera in mare, o subito dopo lo sbarco, con incremento del 117% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente secondo la rivista Foreign Affairs.  Negli USA vige una legge chiamata Cuban Adjustment Act, che stabilisce la policy del “wet foot, dry foot”. In altre parole, se un cittadino cubano, preso dalla Guarda Costiera in mezzo al mare, viene riportato indietro: se però riesce a mettere il piede sul suolo americano, il “piede asciutto”, riceve il permesso di restare e dopo un anno può cominciare la pratica per ottenere la cittadinanza. La regola, decisa dal Congresso per dare speranza a chi voleva fuggire dalla dittatura, e sempre usata nel corso degli anni, ha provocato anche tragedie come quella famosa in cui era affogata la madre del piccolo Elian Gonzalez. Sin dall’inizio del caso, Bill Clinton ha apertamente manifestato il proprio desiderio di vedere risolta la questione dai servizi di immigrazione (Ins), ignorando totalmente la lobby cubano-americana e gli sforzi messi in atto da alcuni rappresentanti al Congresso per convincerlo che gli Stati Uniti dovessero limitare le loro entrate. Questo atteggiamento, che pochi presidenti americani (a cominciare dallo stesso Bill Clinton, durante il suo precedente mandato) avrebbero manifestato, prova a qual punto la comunità cubana negli Stati Uniti, da prima indebolita e sempre più isolata, abbia ora paura delle misure che oggi si stanno adottando nell’era di Barack ObamaL’Avana ha sempre accusato Washington di aver adottato questa legge per incoraggiare il traffico degli esseri umani, e le fughe disperate dei “balseros, poveretti in viaggio per le 90 miglia di mare verso la Florida sulle imbarcazioni più improvvisate.

Dopo l’annuncio di Obama, a Cuba si è sparsa la voce che presto la policy del “wet foot, dry foot” verrà abolita come conseguenza delle nuove relazioni, quindi tutti quelli, che avevano anche solo una mezza idea di scappare, ora stanno accelerando i piani e prendono la via del mare. Tuttavia una delegazione americana guidata dall’assistente segretario di Stato Roberta Jacobson arriverà a L’Avana per discutere la normalizzazione e l’immigrazione, senza aggiustamenti del Cuban Adjustment Act perché legge federale e per cancellarla serve un voto favorevole del Congresso e non del solo Presidente USA, cosa impossibile data la nuova maggioranza repubblicana e la voce sembra essere stata messa in giro proprio dai trafficanti per il loro profitto. E’ tuttavia probabile che cambino anche le regole sull’immigrazione, e questo continuerà a provocare ansia e fenomeni difficili da prevedere.

(tratto dalla sezione video di Aljazeera America)

 

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