venerdì, Aprile 16

Le parole possono essere pietre o piume Il linguaggio scurrile ha da troppo tempo inquinato la convivenza civile e la politica divenute ormai un campo di battaglia in cui fare morti e vittime

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Il linguaggio e le parole che utilizziamo per comunicare pesano con un valore differente a seconda di chi le usa, oppure tutte le parole sono tra loro uguali a prescindere dall’emittente e dal ricevente? In secondo luogo, le offese hanno colorazioni diverse a seconda del timbro vocale, del tono, della costruzione di una frase? Così se unourla’ ad un altro che deve andare a quel paese è peggio se con voce ‘serena’ auspica la morte di quella persona che odia?

Ancora, vi sono parole ‘generiche’ o ‘specifiche’. Con le prime se si dice che tutti i politici fanno schifo, devono morire, l’attenzione è rivolta più alla generica e qualunquistica affermazione contenutistica che all’offesa,in sé priva di destinatario preciso. Ma se al contrario si dice che ‘tizio’ o ‘caio’ devono morire allora il focus dell’attenzione si concentra sullaugurare il peggio a qualcuno. Mi ricorda quando per anni ci siamo dovuti beccare il ‘pregiudicato’ di Arcore ed i retorici estomachevoli dibattiti sul perché certuni odiavano, secondo gli aficionados, addirittura!, l’homo arcorensis. Essendo l’odio sentimento da maneggiare con cura attribuendolo a chi lo merita. Quelli civili ed anche intelligenti provavano disgusto morale per le sue politiche, le annesse olgiettine e le barzellette non solo zozze proprio volgari, contrastandone le idee, becere, autoritarie e volgari.

A fine dicembre ho qui pubblicato un articolo titolato ‘Le parole per direin cui consideravo l’uso che si fa delle parole nella vita sociale (in genere prolungamento di come ci si comporta in privato) avvalendomi per unasuperiore considerazione sulla sapienza linguistica di Josè Saramago, raffinato ed amato Nobel per la letteratura portoghese. Cito qui alcuni passaggi del letterato portoghese. Afferma Saramago che «La parola non mostra. La parola dissimula. Per questo urge mondare le parole perché la semina si muti in raccolto. Perché le parole siano strumento di morte – o di salvezza… C’è anche il silenzio. Il silenzio, per definizione, è ciò che non si ode. Il silenzio ascolta, esamina, osserva, pesa e analizza. Il silenzio è fecondo. Il silenzio è terra nera e fertile, l’humus dell’essere, la tacita melodia sotto la luce solare. Cadono su di esso le parole. Tutte le parole. Quelle buone e quelle cattive. Il grano e il loglio. Ma solo il grano dà il pane». Cadono sul silenzio tutte le parole, ma alcune sono buone altre cattive.

Mi sovvengono queste considerazioni alla luce di una vicenda di questi giorni che non meriterebbe l’enfasi con cui è stata ingigantita e naturalmente riprodotta in diversi contesti televisivi, chiamando i soliti opinionisti, cioè il nulla populista-popolare, a far finta di discettare, per opposte consorterie. A destra gli ‘offesi’, da altre parti a distinguere. Vicenda amplificata perché trattasi di una politica, altrimenti il tutto sarebbe stato rubricato con relativa disattenzione ad un comparto problematico minore. Però, però, qualche commento non precostituito va portato all’attenzione delle lettrici/ori. Si tratta, al netto dei personaggi coinvolti nel fatto, di una volgarità, come tante fuoriescono quotidianamente molto nel pubblico ed in diversi contesti accentuato negli ultimi decenni dall’arrivo al potere di altre facce del popolo.

Questa di cui parlo è corredata di una valutazione permeata da un eccesso di moralismo e di un politicamente corretto in tempi in cui il vomito parolaio continuo e permanente si serve di abominevoli esempi di come il linguaggio scurrile, volgare, fuori dei denti, spiccio, naïf, alla buona, senza fronzoli, privo di filtri, il linguaggio del ‘popolo’, dunque onesto e sanguigno, abbia da troppo tempo inquinato la convivenza civile divenuta ormai un campo di battaglia in cui fare morti e vittime. In primis i leghisti, quelli che ‘ce l’avevano duro’, come con raffinatezza sfregiava l’Umberto Bossi con canottiera incorporata, nei confronti di donne, la socialista Boniver. Non ricordo alti lai contrari, anzi era tutto un ammiccamento sornione dei soliti maschioidi per giunta illetterati. Linguaggio prostituitosi che è stato aizzato, fomentato, approvato a corredo di orizzonte politico-ideologico per fini politici appaltato alla destra, oggi rappresentati da fascioleghisti e fascistelli d’Italia.

Il caso scandaloso si riferisce alle offese che un professore universitario, ciò che aggraverebbe il tutto secondo taluni, ha rivolto con sgarbati appellativi abbassandosi al livello di colei che li usa e promuove stabilmente, l’onorevole Giorgia Meloni, capa di Fdi, Fratelli d’Italia. Termini attribuiti all’estetica della persona, da ‘vacca’ a ‘scrofa’ a ‘rana dalla bocca larga’, più sintesi della sua estetica che non un’offesa. C’è stata immediata una levata di scudi, a cominciare dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per passare per il neo Presidente del Consiglio Mario Draghi. Fino a tutto l’arco costituzionale e rappresentanti delle istituzioni. Manca solo un’interrogazione al Parlamento europeo e siamo a posto! In tempi rapidissimi ne è stato richiesto l’allontanamento, del prof, l’apertura di un procedimento disciplinare e qualcuno ha subito proposto un bel licenziamento! Con corredo surreale, del rettore che chiama l’offesa esprimendole solidarietà, comunicando la trasmissione degli atti al collegio di disciplina che è “un organo di controllo interno”. Interno appunto. Ma il prof cafone ed a corto di argomentazioni non era nell’esercizio professionale in università dunque la questione pare del tutto pretestuosa. Dicendosi inoltre indignato ed arrabbiato per la ‘qualità’ degli epiteti espressi dal professore.

La prima cosa da dire è il roboante schiamazzo che si è creato attorno al caso. Si dirà, è un’offesa ad una donna, perché è pure politica. O forse è grave perché trattasi di una politica, anche donna. Il che non è la stessa cosa. Cosicché se dici ad uomo porco, maiale, stronzo od altro che in genere si vomita addosso soprattutto tra politici ed omuncoli (mi sovvengono volgarità violenza ed aggressività dello sgarbato Sgarbi a cui nessuno ha mai detto di smetterla) non vi sarebbe aggravante perché maschio? Ridicolo.. A tanto profluvio di solidarietà giunto dai tanti che ne hanno parlato si è aggiunta la difesa, questa insopportabile, del suo compagno (ops dovevo dire camerata…) giornalista delle reti commerciali che usando il mezzo televisivo non di sua proprietà si è sentito in diritto di dire la sua, in televisione appunto. Fuori tono e luogo. Immagino con il placet aziendale. Il cui capo, nel 2011 al congresso del Pdl con la destrina allora addirittura ministra della gioventù (littoria, vista l’assimilazione politica al Ventennio fascista?), l’apostrofò chiamandola sul palco ‘Dov’è la piccoletta?’ e che oggi twitta un ‘Forza Giorgia’, perché ‘Forza’ è ragione sociale che deve sempre comparire!

Si potrebbe cercare di dare solidarietà, ma bisogna meritarsela Pochi giorni fa è comparsa una donna speciale, purtroppo, che ne avrebbe fatto a meno, Liliana Segre, con braccio scoperto pronta alla vaccinazione, anziana signora sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti. Sono piovute offese ed odio dei soliti amichetti delle destre, sovranista e nazionalista, naturalmente (naturalmente?) di destra e non si sono sentiti i loro capetti denunciare ed accalorarsi per questa nuova gettata di odio su una persona, già sotto scorta perché ebrea e sopravvissuta ai campi! Anche lei, come tante donne, a ricordare odio e volgarità terribili vomitatele addosso sui social. E diversi sempre a ricordare che trattavasi di goliardismo, che piace tanto ad una destra politica, giornalistica e (sotto) culturale. A proposito, quel volgare, dicono giornalista, di V(L)ittorio Feltri in prima pagina su un fogliaccio appellò con il disprezzo tipico di quelli lì Greta Thunberg qualificandola di una ‘Gretina’ e non ricordo alcun disgusto destrorso e ripudio di volgarità indecenti… alla Segre gli inviti erano a morire, a bruciare (già fatto 6 milioni di volte, Meloni che sei giovinetta forse non lo sai e non c’hai memoria!). Non ho sentito molte prese di posizione offese e disgustate, no, ormai inneggiare al fascismo non è neanche più un reato, vero forze dell’ordine e magistratura?

Secondo punto, inverosimile. Nel più totale disinteresse, senza prese di posizione che sarebbero fondamentali, purché seguite da opportune sanzioni ed azioni democraticamente repressive, ormai è tutto un florilegio di destra nell’indifferenza quasi generale. Riporto qui dalla viva voce dell’offesa Meloni alcuni commenti. Si è detta “derisa ed insultata” (la Repubblica, 22 febbraio per il seguito), di “quanto sia difficile fare politica da donna e per giunta di destra non mi è chiaro mai abbastanza”. Poi la Meloni manifesta stupore quando afferma che “Non è tanto la gravità dell’insulto quel che preoccupa è il livello di chi lo pronuncia. Se un professore universitario può permettersi di dare della vacca, cosa può fare chiunque altro? Dove si può arrivare?”.

Stupefacente! e non nel senso migliore. Ma come, sei una che vomita odio contro cittadini che migrano, ne vuoi affondare i barconi, vuoi leggi repressive e restrittive contro la secondo te presunta ‘invasione’ sostenuta da chi (da chi? Ma da Soros naturalmente, è pure ebreo!). vorrebbe una sostituzione con l’uomo bianco. In accordo con le tesi del suo sodale Steve Bannon pericoloso individuo promotore del primo Trump, suprematista bianco osannato da milizie terroristiche di estrema destra, quelle che hanno provato a fare un colpo di Stato lo scorso 6 gennaio al Parlamento americano in occasione della ratifica a Presidente di Joe Biden. Amica di Orbàn capo neofascista di un governo di estrema destra in Ungheria che reprime la libertà di stampa, perseguita chiunque e legifera con leggi liberticide nel suo paese. Lei poi è in ottima frequentazione del Salvini, ha nel suo partito, come in quello della Lega, decine centinaia di sodali che postano di tutto in odio a quasi tutti. Come la consigliera che canta tranquillamente ‘faccetta nera’ o tanti, tanti altri che vomitano odio ogni brutto giorno prendendo di mira, anche fisicamente, gay o ‘froci’, lesbiche, chi è in condizioni di minorità fisica (tra i primi ad essere “gasati” dai nazisti…), e varia gente di sinistra.

Ed in un crescendo di vittimismo addirittura afferma “Sono abituata a stare nell’agone politico. Ma mai ho mancato di rispetto a qualcuno”!!! ci vogliamo prendere in giro, ci vuole prendere per i fondelli, non c’è neanche bisogno di commentare simili falsità. Aggiungendo “respingo al mittente l’accusa di essere una seminatrice di odio”!!!! merita un punto esclamativo in più. E per sostenere questa singolare tesi continua “non ho mai detto che affonderei i barconi coi migranti. Ma che manderei a picco le imbarcazioni dei migranti dopo aver messo in salvo le vite” che culo, tutti i più o meno negri ed affini ringraziano per le parole di solidarietà! Devo essermi perso qualcosa in questi decenni di sdoganamento dell’odio usato e promosso da chi oggi vuol far passare un messaggio secondo il quale non è lei che appena l’anno scorso voleva che fosse onorato l’Almirante sottoscrittore delle leggi razziali in Italia, addirittura il 25 aprile‘? Allora delle due l’una: o è ignorante, del che…, e non sa effettivamente cosa sia successo tanti anni fa, oppure ci fa, come si dice, cercando di elevarsi a ranghi che proprio non si può…

Sono decenni che mi occupo di violenze contro le donne con ricerche europee condotte in città italiane. Sono molto sensibile a questo tema con i miei limiti di maschio. Dunque se l’attacco che le è stato rivolto mirava a screditarla in quanto donna, brutta o bella, alta o bassa non è mai un buon motivo, perché di un politico maschio non si accenna mai a connotati estetici, e ve sono di veramente inguardabili. Ma se in modo stupido e sguaiato si voleva screditarne le molto basse credenziali politiche il linguaggio utilizzato da lei e da chi la circonda, ma soprattutto le strategie le idee ed i riferimenti storici, i valori insomma, allora è la carenza di argomenti che va sottolineata. E qui la solidarietà risulta molto più ostica ad essere devoluta poiché l’emittente che le usa le produce e le diffonde come progetto politico che va contrastato sempre.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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