venerdì, Settembre 17

Le 'palle' quotidiane sull'albero di Natale field_506ffb1d3dbe2

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Ma la vostra offerta si è anche ampliata

Sì. Sempre l’anno scorso sono nati anche altri prodotti che pensavamo di correlare. Abbiamo iniziato con le magliette, la prima cosa che la gente ci chiedeva, poi siamo passati ad una linea da cucina, con grembiuli, tovagliette, sottobicchieri e taglieri che riportano le ‘palle’ legate al cibo e al vino. Gli elementi alla base sono due: il ‘.it’, visto che ci piacerebbe continuare a lavorare nell’ambito del made in Italy con collaborazioni italiane, che sono come un certificato di qualità; le collaborazioni stesse. Noi siamo grafici e designer, quindi collaboriamo con chi sa produrre quello che pensiamo, non ci interessa nemmeno creare un’azienda con una produzione. Le magliette sono realizzate da T-share, un progetto interessante di scambio culturale, che coinvolge artisti, si fa realizzare opere e poi le fa in tiratura limitata. Hanno realizzato per noi le magliette che sono state prodotte da una cooperativa sociale, con tessuto italiano, quindi tutto artigianale e made in Italy. La stessa cooperativa ci ha anche prodotto la linea da tavola. Dalla conoscenza con il brand Essential è nata una linea che stiamo sviluppando, di oggetti in cellulosa lavabile, sempre legati al food e al fashion, come le shopping bag. Il prossimo anno ci saranno novità legate anche al quotidiano. L’ultima collaborazione con il brand artigianale torinese 13sedicesimi, che lavora la carta, sono stati taccuini e agende con copertina incisa in cartone fibrato colorato in pasta di legno, che chi non è ancora sopraffatto da iPad e smartphone usa per prendere appunti, facilmente ritrovabili grazie ad un ‘indice’ all’inizio.

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Avete ampliato anche la promozione?

Dall’anno scorso frequentiamo fiere a Milano, Bologna e Vicenza, dove abbiamo conosciuto ‘Illustri’ una realtà che a inizio dicembre proporrà una biennale d’illustrazione, che porterà moltissimi designer e che ci ha chiesto di creare un’edizione speciale di ‘Palle illustri’ con soggetti creati da quattro illustratori.

 

Avete avuto una grande crescita. Alla gente piace quindi essere presa in giro? O prendersi in giro?

Credo che un po’ non se ne possa fare a meno. Quello che piace è l’ironia, soprattutto c’è una buona dose di autoironia. Le magliette sulla dieta – vista la stazza – le ho fatte per me, come anche ‘il nero mi sfina’. Uno degli usi più comuni, dopo l’albero di Natale, è usarli come segnaposto o chiudipacco, individuando le caratteristiche tipiche della persona. Fa notare che abbiamo tutti gli stessi limiti e non siamo immuni dalle prese in giro.

 

Non è che lei abbia litigato con l’albero di Natale, da volerlo dissacrare così?

Più che altro iniziavo a patire la follia che si scatena a Natale. Dalla finestra dello studio, che dà sulla zona pedonale di Torino, vedevo tutta questa gente sclerare, rincorrere chissà quali mete. Le palle erano una sorta di ‘antidoto’ a questo. E poi quattro o cinque anni fa già strappare un sorriso a qualcuno era importante, creare qualcosa di simpatico veniva dal cuore.

 

Insomma, non è così Grinch…

Da un lato l’atteggiamento Grinch c’è, perché voleva essere un ‘antitodo’ alla nevrosi del Natale, che non era quasi nemmeno più una festa, con gente arrabbiata, tesa, che doveva a tutti i costi stupire e trovare il pensierino per questo o quello. Le palle hanno aiutato a riscoprire il divertimento di fare festa.

 

Mi ha parlato di un’idea quasi casuale diventata business. Quando ha capito che ‘Le palle’ poteva diventare un brand?

Da subito. Da come sono andate a ruba e da tutte le persone che mi dicevano che non era solo un prodotto natalizio perché le palle le diciamo tutti i giorni. Sarei potuto passare subito da 1.500 a 10.000 copie, ma sono sempre stato per i passetti, anche perché sono una piccola realtà, non una casa editrice, e mi autoproduco. Quindi ho aumentato gradualmente e l’anno scorso era quello giusto per investire nel marchio.

 

Ha anche una linea in inglese, si sta espandendo all’estero?

Vorrei, ma non è facile, perché siamo inesperti e cerchiamo di farlo con i mezzi che abbiamo. Ho scelto l’inglese perché è la lingua con maggior diffusione internazionale, ma l’anno prossimo mi piacerebbe provare con il francese, visto che esteticamente la nostra grafica è vicina alla loro.

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