giovedì, Ottobre 21

Le 'palle' quotidiane sull'albero di Natale field_506ffb1d3dbe2

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Le ‘palle’ quotidiane sull’albero di Natale, come antidoto alla nevrosi del Natale. È l’idea nata qualche anno fa dall’immaginazione di Roberto Balocco e diventata marchio l’anno scorso. Una start up tutta made in Italy, partita per gioco da due grafici torinesi e diventata un prodotto di successo.

Le tradizionali palle di Natale sono infatti rielaborate in una veste vintage, bidimensionale e con un tipo di decorazione molto particolare. Al posto di ricami, angioletti, agrifogli e fiocchi di neve ci sono infatti le palle che ogni giorno la gente racconta e si sente raccontare, da ‘lunedì mi metto a dieta’ a ‘ti chiamo tra un minuto’, da ‘scusa, sono in riunione’ a ‘entro sera finisco’, da ‘domani ti faccio il bonifico’ a ‘non preoccuparti, me ne occupo io’. Il lato vintage è dato soprattutto dalla confezione: quattro fustelle di cartone da ognuna delle quali si staccano le sagome di sei palle.

Luogo dove le ‘palle’ vengono selezionate e trasformate in ornamento è lo studio di grafica nel centro di Torino, affacciato sulla zona pedonale, dalla quale Roberto può osservare il viavai, anche natalizio, delle sue ‘vittime’.

Come nascono le palle?

La prima edizione è nata quattro anni fa, come risposta alla richiesta di amici, che dovevano allestire un temporary design market natalizio. All’epoca ero socio di Elyron – l’illustratore che ha creato la grafica delle palle e continua a seguirle – in uno studio grafico. Una sera, ascoltando alla tv una delle solite mattanze politiche, siamo sbottati in un “Che palle!”. È stata la lampadina. Ci siamo guardati e ci siamo detti: “Le palle di Natale!”. Potevamo portare le ‘palle’ che raccontiamo e ci vengono raccontate tutti i giorni, sull’albero di Natale. Era l’inizio di dicembre e dovevamo pensare a come realizzarle. Abbiamo deciso che non sarebbero state tridimensionali e che avremmo lavorato con il nostro materiale principale, la carta. Abbiamo voluto poi dare un aspetto un po’ dada e vintage, con dischi che si staccano da una fustella. Si tratta di un progetto volutamente ‘laterale’, cosa che ci contraddistingue, di cui ci piaceva l’aspetto vintage.

 

Come andò?

Benissimo. Quella prima piccola tiratura di 400 confezioni da tre fustelle l’una fu data in parte al design market e in parte come strenna di Natale ai nostri clienti e andò a ruba. La gente se le contendeva e vista l’accoglienza l’anno seguente decidemmo di riproporre la stessa serie in una tiratura più generosa, 1.500 confezioni, cercando una distribuzione autonoma, e anche in quell’occasione fu un successo, perché la gente ne aveva sentito parlare l’anno precedente, ma non era riuscita ad averle. Nel 2013 alzammo quindi ancora la tiratura, realizzammo una seconda linea e cominciammo ad espandere anche la diffusione, bussando a qualche porta anche in altre città, facendo ricerche in internet e scegliendo negozi e librerie più curiosi e indipendenti. Tuttora non siamo nella grande distribuzione, ma in punti vendita scelti, anche se quest’anno la tiratura sarà di 10mila confezioni, con una grafica rinnovata. La musica non cambiò: anche la terza edizione andò esaurita in fretta e l’anno scorso fu quello del grande balzo: il marchio. Cominciai a pensare alle palle non come cosa stagionale, ma di tutto l’anno. Le palle le pronunciamo e ce le sentiamo dire tutti i giorni, perché relegarle a Natale? Quello delle palle è un concetto che attraversa il quotidiano. Quante volte certe frasi sono una scappatoia o una giustificazione? Poteva diventare un brand. Stranamente il dominio era libero, quindi sono nati il marchio, il sito www.lepalle.it – omettendo volutamente il riferimento al Natale – e la pagina Facebook.

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