sabato, Aprile 10

Le opere d'arte rubate field_506ffb1d3dbe2

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La cultura è un pilastro dell’economia italiana. Milioni di turisti provenienti da tutto il mondo visitano la nostra penisola, che mette in mostra, come in un mercato, i suoi prodotti migliori: più di 5mila tra musei e aree archeologiche, 51 siti fisici dell’Unesco e 6 patrimoni immateriali dell’umanità. Da Pompei al Colosseo, passando per i Trulli di Alberobello e per la Valle dei Templi di Agrigento. Il patrimonio italiano è inestimabile, e con la cultura riusciamo anche a rimpinguare le casse dello Stato: il valore di questi beni per la nostra economia è di ben 80 miliardi di euro l’anno, e rappresenta il 5,8% del Pil. Ma è abbastanza?

Il bilancio di previsione per l’anno 2015 del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo prevede uscite monetarie che toccano quota un miliardo e mezzo di euro, in aumento nel 2016. Se queste possono sembrare cifre normali per un Ministero così importante, proviamo a volgere la testa oltre le Alpi, precisamente in Francia, e capiremo perché l’Italia non sfrutta per intero il suo passato e il suo presente artistico e culturale. Il record di visite annuali in Italia è detenuto dal Colosseo, che ospita più di 5 milioni di visitatori l’anno. Sommando a queste cifre tutti i musei italiani gestiti dallo Stato, comprese le aree archeologiche, i visitatori sono stati 36,4 milioni nel 2014. Per capire il nostro ritardo rispetto alla Francia basta solamente una manciata di parole: il Louvre di Parigi, 9,7 milioni di visitatori in un anno.

Sebbene l’argomento della cultura in Italia venga discusso in lungo e in largo, proviamo ad addentrarci in una realtà che spesso viene accantonata, e cioè quella delle opere d’arte sottratte illecitamente. Cosa accadrebbe se tutti questi beni di proprietà dello Stato tornassero a incorniciare e a illuminare le teche dei musei del nostro Paese? Il Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, istituito nel 1969, adopera tutte le misure necessarie per prevenire e recuperare i furti di opere d’arte trafugate o direttamente rubate dai musei o dalle collezioni private. Il Mibact ha delegato direttamente l’Arma nella gestione di questo reparto dei beni culturali, e i Carabinieri hanno istituito molte sedi in Italia che lavorano giornalmente per prevenire questi casi.

Questo Comando possiede un’enorme banca dati che registra al suo interno un milione e 97mila oggetti asportati illecitamente. Immaginiamo se tutte queste opere tornassero nei nostri musei: sarebbe un acquisto gratuito incredibile per lo Stato. A quanto ammonterebbero i valori di tutte queste opere d’arte messe insieme? Milioni di euro. Pensiamo solamente al furto della Natività di Michelangelo Merisi, quadro rubato dalla mafia nell’oratorio della chiesa di San Lorenzo a Palermo nel 1969. L’opera non è mai stata trovata, e il suo valore raggiunge quota 1609 milioni di euro. Secondo alcuni il quadro sarebbe andato distrutto, secondo altri verrebbe utilizzato ed esposto durante le riunioni delle cosche mafiose. Di furti famosi ne possiamo elencare anche molti altri: dalla ‘Madonna col bambino‘ del Pinturicchio al ‘Bambinello‘ trafugato dalla chiesa dell’Aracoeli affianco al Campidoglio. Opere di valore inestimabile che i Carabinieri cercano, spesso senza risultati, ogni giorno.

Questa ricerca spasmodica spesso si ferma alle frontiere italiane: le opere trafugate o rubate vengono portate all’estero e le forze dell’ordine vedono l’impresa di recupero farsi sempre più ardua. C’è anche un esempio clamoroso che ci fa capire che a volte non utilizziamo nel miglior modo possibile il nostro patrimonio culturale, sebbene venga recuperato dai Carabinieri. Nel 1988 un museo di Malibu comprò all’asta la ‘Venere‘ di Morgantina, trafugata qualche anno prima ad Enna, in Sicilia, pagandola 18 milioni di dollari. L’Italia se ne accorse e se la riprese esponendola però nel piccolo museo di Aidone, Comune di 5mila abitanti, che per vedere questa bellezza fa strappare solamente 36 biglietti al giorno, mentre a Malibu se ne vendevano un milione e mezzo l’anno.

Esistono nel mondo numerose convenzioni stipulate tra Paesi, che obbligano i rispettivi Stati che vi hanno partecipato a restituire al Paese di appartenenza un’opera circolante nel proprio territorio. Sebbene non siano sempre efficienti, queste convenzioni hanno permesso dei recuperi importanti. Uno dei livelli più avanzati per fermare questo traffico è stato raggiunto con la convenzione ‘Unidroit‘ del 1995, ratificata a Roma da 29 Paesi, inclusa l’Italia. La peculiarità di questa convenzione è stata l’istituzione dell’obbligo di restituzione dell’opera d’arte rubata o esportata illecitamente, e la sua restituzione a uno dei Paesi contraenti. Dalla convenzione si legge che: «Il possessore di un bene rubato deve restituirlo, e se il Paese che deve restituirlo non sapeva che il bene era stato rubato, ha diritto al pagamento di un equo indennizzo».

Proviamo però a dare dei numeri a questi traffici illegali. I dati relativi al 2011 rivelano che dall’Italia e dalla Grecia verso gli Stati Uniti sono stati esportati beni antichi di almeno 100 anni per un valore totale di quasi 100 milioni di dollari. Gli Usa, dal canto loro, importano beni e opere d’arte per un valore totale di 4 miliardi e mezzo di dollari l’anno. Seguono Regno Unito e Cina. Ma il dato più rilevante è quello che riguarda le esportazioni dalla Svizzera, Paese che fa da tramite a queste transazioni illegali: nel 2011, solamente dal Paese alpino, sono stati esportati beni e opere d’arte per il valore di 70 milioni di dollari.

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