mercoledì, Maggio 12

Le ombre cinesi

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Bangkok – L’Esercito del Myanmar ha accusato ufficialmente un’alleanza ribelle, che sta combattendo da tempo del Nord del Paese, di aver assoldato mercenari cinesi. Più di 130 persone sono state finora uccise, sono in atto evacuazioni da città e villaggi in quell’area a causa di vicini e violenti combattimenti che hanno spinto almeno 30.000 civili a varcare i confini con la parte meridionale della vicina Cina.

Il Tenente Generale Mya Tun Oo, Capo dell’intelligence militare del Myanmar , ha mostrato pubblicamente –nel corso di una conferenza stampa tenutasi sabato a Naypyiyaw  – delle fotografie che ritraggono armi da fuoco, soprattutto fucili mitragliatori, prodotti dal gruppo etnico United Wa State Army UWSA  che, come altri gruppi etnici armati presenti ed operativi nelle zone confinarie hanno stretti legami con la Provincia Sud occidentale dello Yunnan cinese.

Otto “cittadini cinesi” sono stati catturati, ha affermato Mya Tun Oo e personale cinese militare e non militare è risultato operativo in loco così come consiglieri militari con compiti di istruttore dei gruppi ribelli al confine.

Soldati del Myanmar direttamente coinvolti nei combattimenti hanno affermato di aver sentito distintamente parlare cinese delle zone di Wa, Kachin e Shan, ha aggiunto il Capo dell’intelligence militare del Myanmar.

Il Tenente Generale Mya Thun Oo ha affermato che l’UWSA, l’Esercito di Liberazione Nazionale Ta’ang, l’Armata per l’Indipendenza del Kachin e il cosiddetto “Gruppo di Mongla” nota anche come Armata dell’Alleanza Democrazia Nazionale hanno sostenuto e sono corsi a sostegno dei ribelli Kokang.

I Kokang sono guidati dal cinese etnico locale Phone, Kya Shin, 85 anni, il quale ha lungamente combattuto contro il Governo centrale fin dal 1959. I gruppi ribelli nominati avevano già negato, in precedenza, tutte le accuse che gli son piovute recentemente addosso, compresa quella di compartecipare attraverso la presenza di istruttori e milizie professionali cinesi.

La situazione, comunque, resta alquanto oscura. I media del Myanmar nella giornata di sabato scorso hanno menzionato il Consiglio Federale Nazionalità Unite UNFC, un’alleanza di gruppi etnici nei negoziati finalizzati ad un cessate il fuoco con il Governo centrale, il che vuol dire che ha sostenuto la richiesta del Kokang per una maggiore autonomia.

L’anno scorso il Consiglio Federale Nazionalità Unite ha formato un suo proprio braccio armato, l’Armata Unione Federale, nella quale molti membri appaiono essere coinvolti nell’ attuale guerra contro la ‘Tatmadaw’ cioé l’Esercito del Myanmar.

L’Esercito del Myanmar e gli analisti locali indicano l’invecchiamento del patriarca Kokang, anche noto come Peng Jiasheng, tra le cause dell’inasprirsi dei combattimenti in uno strenuo tentativo di riconquistare il potere nei quartieri generali del Kokang presso il Lau Kai, dal quale furono cacciati fuori dall’Esercito del Myanmar nel 2009.

Il Konag ha sferrato un assalto devastante sui soldati governativi il 9 febbraio scorso, uccidendo 47 persone e innescando una vera e propria offensiva in rappresaglia.

Il Tenente generale Mya Tun Oo non ha usato certo mezzi termini durante la conferenza stampa come hanno potuto ampiamente constatare i testimoni tra i partecipanti. «Questi gruppi hanno aiutato e sostenuto i ribelli Kokang nei combattimenti ed ora dovranno assumersi le loro responsabilità a causa del loro operato». I reporter locali hanno registrato tutto.

«Dal momento che la sovranità del nostro Paese finora non risulta essere stata intaccata, i militari non agiranno di conseguenza. Continueremo a combatterli. E non ci ritireremo da quella zona fino a quando non sarà raggiunta una condizione di stabilità». Nella stessa sede, l’alto ufficiale ha confermato che i combattimenti si sono sviluppati intensi per due settimane e 61 militari sono rimasti uccisi insieme a numerosi ufficiali delle Forze di Polizia e circa 72 tra gli insorti etnici locali.

Dopo anni di dittatura, l’Esercito che fino a non molto tempo fa era visto non certo di buon occhio dalla pubblica opinione del Myanmar, oggi sta vivendo una grande ondata di sostegno pubblico poiché ha dipinto il conflitto come una battaglia in difesa della sovranità del Myanmar.

E’ stata persino fatta una grande donazione frutto di una colletta popolare nazionale pari a circa 2.4 milioni di Dollari USA a favore dei militari in guerra e delle loro famiglie in caso in cui siano uccisi o feriti nel corso degli scontri, ha confermato lo stesso tenente Generale Mya Tun Oo nel corso della conferenza stampa.

«Il messaggio della conferenza stampa credo sia stato chiaro, era quello di dimostrare il legame con la Cina anche se non vi è uno stretto collegamento con la Cina stessa ed il Governo di Pechino», ha riferito un analista esperto di cose relative a quell’area e che risiede in Myanmar, il quale ha ovviamente chiesto di non essere nominato da parte dei reporter e delle agenzie stampa.

«Soldati cinesi» –mercenari- «sono stati implicati nei combattimenti e la Cina ha bisogno di controllare sempre e attentamente i propri confini, almeno questo è il messaggio indiretto che ci giunge».

Il contesto relativo a quanto accade al confine tra Cina e Myanmar è indicativo di due questioni più generali, quello connesso alla Cina ed alle dispute territoriali, ovvero il punto di vista cinese per il quale Pechino si auto-costituisce perennemente nel ruolo di gendarme ai confini dell’Impero e l’altra questione altrettanto diffusa e centrale delle minoranze in vasta parte d’Asia e si intende qui riferirsi a minoranze di vario genere, siano esse etniche e territoriali ma anche di religione o di altro genere. Sono numerosi, infatti, gli scenari di guerra nei quali si invoca indipendenza, una più piena autonomia, il rispetto della propria identità etnica e culturale o un cambiamento nella forma di Governo, il più delle volte in direzione di una agognata Democrazia. Il che rappresenta un’altra peculiarità nel contesto asiatico: mentre si agisce da una parte consorziandosi, unificando ed omogeneizzando le proprie forze come sta accadendo all’interno dei Paesi Sud Est asiatici confluiti nella forma attuale dell’ASEAN, dall’altra parte ancor oggi si lotta per una propria individuale e ben distinta identità etnica e culturale, localismo e globalismo a confronto in terra d’Asia.

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