lunedì, Giugno 27

Le Olimpiadi dei cretini field_506ffbaa4a8d4

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Certo ci sono anche gli antidoti. Abbiamo appena attraversato il quindicesimo anniversario della ‘trasvolata finale’ del glorioso Indro Montanelli (ci ha lasciato il 22 luglio 2001), che qualche rimedio intellettuale all’epidemia di cretinismo provava, attraverso epoche e temperie diverse, a fornirlo. E qualche segno di speranza, non è compito del giornalismo darlo ma quando c’è un fatto reale è bene segnalarlo, ci piace individuarlo al momento attuale riprendendo la riflessione finale di Paolo Mieli nel suo ‘L’importanza della legge (e del dibattito) sulla cannabis’ del 25 luglio sul ‘Corriere della Sera’. Maggiormente storico, in questo caso, che giornalista, peraltro avvenimenti simili sono così rari da divenire inevitabilmente più questioni di storia che di cronaca. «Quel che colpisce, almeno fino a questo momento, è che, per la prima volta dopo un tempo infinito, la discussione su questi temi si sia svolta in termini più che pacati e le tesi contrapposte si siano confrontate a suon di argomenti e non di invettive. Ancor più straordinario è che si sia fin qui evitata ogni forma di strumentalizzazione politica di questo dibattito». Con un istruttivo richiamo a quanto scriveva, lamentandosene e denunciandolo, Goffredo Parise a Carlo Emilio Gadda addirittura nel 1963: «In ognuno dei nostrani alberga il megalomane, l’uomo-idea o l’uomo centro, intellettuale transfert, sul piano della pseudo cultura, del gallo, del cazzone… Di scempi, di scemi, prole e prole e prole di cretini e di somari, cioè del connubio di infinite realtà volgari, di ambizioni smisurate, di cazzoritteria impotente». Conclude Mieli: «Stavolta (almeno fino ad oggi) no. (…) Andasse avanti come è andata fino ad ora, il Paese otterrebbe due successi assieme alla legge sulle droghe leggere: un dibattito in punta di argomenti e un fronte trasversale che (…) riesce a costruire qualcosa anziché dar prova della propria energia muscolare mandando in frantumi ciò che è stato fatto da altri. E non è detto che questi due risultati siano di importanza minore del primo».

Confidando, e sperando, in simile piccola ma clamorosa inversione di tendenza, riandiamo a ‘La prevalenza del cretino’, significativa ‘summa’ di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, che la coppia di scrittori propose come viaggio in questa tipica sindrome italiana. Come spiegano icasticamente nell’aurea prefazione a ‘Il cretino in sintesi’ «Il cretino è imperturbabile, la sua forza vincente sta nel fatto di non sapere di essere tale, di non vedersi né mai dubitare di sé. Colpito dalle lance nostre o dei pochi altri ostinati partecipanti alla giostra, non cadrà mai dal palo, girerà su se stesso all’infinito svelando per un istante rotatorio il ghigno del delirio, della follia». Ma già individuarlo, e provare a riflettere su di lui, può essere significativo antidoto. O almeno opportuna profilassi. «Lei è un cretino, s’informi» suggeriva spietatamente Antonio De Curtis. «Vieni avanti, cretino!» si intimava sulle tavole del palcoscenico. Pur constatando lo straordinario successo delle Olimpiadi in corso, ci auguriamo che anche solo indicarne e decrittarne lo svolgimento aiuti a farci fare qualche passo avanti. E, ai cretini, qualche passo indietro.

 

Nello scrivere il presente pezzo l’autore si è più volte sorpreso e compiaciuto della propria intelligenza e capacità di comprendere, cioè etimologicamente per l’appunto ‘intelligere’, cose, situazioni e tempi, ed anche per la straordinaria abilità nell’individuare e connettersi alle migliori riflessioni sul tema. Ma visto che per il cretino «il cretino è sempre ‘un altro’» e non sente mai «il vento dell’ala dell’imbecillità» passare su di sé, mette pure in conto che parlando del cretino possa avere parlato anche di sé stesso.

 

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